Contro ogni schedatura

L’antisemitismo non può trovare cittadinanza nella nostra democrazia

La notizia della mappatura online del cosiddetto “turismo sionista”, denunciata dal presidente della Comunità Ebraica di Milano, Walker Meghnagi, rappresenta un fatto di estrema gravità che non può essere sottovalutato né relegato a una semplice iniziativa di attivismo politico. Quando si raccolgono informazioni su persone in ragione della loro identità, del loro credo religioso o del loro rapporto con Israele, si oltrepassa il confine della libera espressione e si entra nel terreno pericoloso della discriminazione e della schedatura.

L’Italia è una Repubblica fondata sui valori della dignità della persona, dell’uguaglianza e della libertà. La nostra Costituzione tutela ogni individuo da ogni forma di discriminazione, indipendentemente dalla religione professata, dalla nazionalità o dalle convinzioni personali. Per questo motivo qualsiasi iniziativa che miri a identificare, catalogare o esporre cittadini israeliani, ebrei o persone ritenute “vicine” a Israele costituisce una violazione dei principi fondamentali dello Stato di diritto.

Le parole di Walker Meghnagi meritano la massima attenzione. Definire “aberrante” questa iniziativa significa riconoscere che non si tratta di una semplice protesta politica, ma di una pratica che richiama pagine oscure della storia europea. La schedatura delle persone in base alla loro identità religiosa o etnica evoca inevitabilmente i fantasmi del passato, quando l’odio veniva trasformato in strumenti di controllo, isolamento e persecuzione.

Ancora più nette sono le dichiarazioni di solidarietà che sottolineano come “non sia accettabile né giustificabile alcuna forma di schedatura di persone sulla base del loro credo religioso o del loro legame con Israele”. Dietro simili iniziative si manifesta un antisemitismo che tenta di travestirsi da attivismo politico, ma che nella sostanza colpisce persone per ciò che sono, non per ciò che fanno.

È fondamentale distinguere con chiarezza tra la legittima critica alle politiche di un governo, diritto garantito in ogni democrazia, e la discriminazione nei confronti di un intero popolo o di una comunità religiosa. Confondere questi piani significa alimentare un clima di ostilità che finisce per colpire cittadini innocenti, operatori turistici, attività commerciali e famiglie, creando paura e divisione.

La storia ci insegna che l’indifferenza è il terreno sul quale l’intolleranza prospera. Per questo le istituzioni, le forze politiche e la società civile devono reagire con fermezza e unità, condannando senza ambiguità ogni forma di antisemitismo e ogni tentativo di schedatura su base etnica o religiosa.

La vicinanza espressa alla Comunità Ebraica di Milano non deve rimanere un gesto simbolico. Deve tradursi in un impegno concreto per difendere i valori della convivenza civile, della libertà e del rispetto reciproco. In una democrazia nessuno deve sentirsi osservato, catalogato o discriminato per la propria identità.

Contrastare l’antisemitismo non significa difendere una sola comunità: significa difendere la Costituzione, la memoria storica e la dignità di tutti. Perché quando vengono messi in discussione i diritti di una qualsiasi religione o etnia, è l’intera democrazia a essere indebolita.

Aggiornato il 20 luglio 2026 alle ore 12:54