Elisabetta Casellati: “Il premierato resta in agenda”

Elisabetta Casellati non ha dubbi: “Il premierato resta in agenda”. La ministra delle Riforme ai microfoni di Start su Skytg24, conferma l’intenzione del Governo di andare avanti con il programma del centrodestra. “La volontà politica – afferma la ministra forzista – non è mai cambiata. Adesso bisogna capire se ci saranno i tempi per completare il percorso nella legislatura. La Prima Commissione, che si occupa delle riforme, ha avuto un forte intasamento di provvedimenti. Prima la riforma della giustizia, poi il tema della legge elettorale. L’obiettivo era riprendere subito il percorso del premierato. Quella volontà resta confermata. Ora servirà valutare se ci sono i tempi”. A proposito di legge elettorale, Casellati ammette che “probabilmente qualche ritocco sarà fatto. Stiamo ascoltando esperti, costituzionalisti e associazioni. È un confronto utile, perché permette di verificare criticità, punti di vista diversi e possibili convergenze sul quadro normativo. La legge elettorale dovrebbe essere scritta insieme. Questo resta il nostro obiettivo. Avevamo già provato a costruire un percorso condiviso sul premierato, ma quel tentativo non è andato a buon fine. E lo stesso è accaduto su Roma Capitale, nonostante il confronto con il sindaco Roberto Gualtieri avesse portato a un impianto della norma ampiamente condiviso. Il confronto non può trasformarsi in un o così o niente. Confrontarsi significa anche essere disponibili a cedere qualcosa”.

Per la ministra delle Riforme, “è possibile approvare la riforma elettorale entro l’estate, le criticità sono soprattutto da parte delle opposizioni, se vogliamo sederci a un tavolo e trovare un punto di convergenza ci possiamo comunque arrivare”, aggiunge, ribadendo di non essere favorevole alle preferenze. “Ma non mi spaventa se vorranno introdurle”. Al momento per le minoranze il testo del centrodestra rimane “irricevibile”, come continua a ribadire il Pd. Ma gli accordi “si fanno in due”, osserva il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. “Avanzino proposte e si può discutere, insistono dal suo partito”. D’altro canto, il presidente della Commissione Affari costituzionali, l’azzurro Nazario Pagano, apre a “un comitato ristretto” per stabilire insieme le modifiche. Anche perché, “le regole del gioco devono essere sempre il più condivise possibile”, è l’auspicio del presidente della Camera Lorenzo Fontana che ricorda il precedente virtuoso della riforma del regolamento interno di Montecitorio. Certo, la legge elettorale è tutt’altra partita. E le difficoltà non stanno solo nella riuscita o meno di un coinvolgimento delle opposizioni”. Sulla riforma, però, i punti fermi comuni degli alleati di centrodestra restano. A partire da una legge che garantisca “sia la rappresentanza sia la governabilità”, puntualizza Maurizio Lupi, ribadendo l’apertura al “dialogo con le opposizioni”. Ma il partito di Matteo Salvini e quello di Antonio Tajani sono distanti anche sulla proposta messa a verbale dagli azzurri, e ribadita sempre da Pagano: attribuire il premio in modo proporzionale dopo il voto, togliendo il listino. C’è poi il nodo del “coordinamento tra Camera e Senato” oltre a quello dell’entità del premio di maggioranza, uno dei punti più contestati dalle opposizioni. “Ridurre i 70 deputati e i 35 senatori” è “un’ipotesi su cui la maggioranza potrebbe confrontarsi” dice ancora Pagano, ospite con il collega di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, Dario Parrini del Pd e Alfonso Colucci del M5s ed Ettore Rosato di Azione di un dibattito moderato dal professor Roberto D’Alimonte in cui non sono mancate le scintille. La Lega era assente, pure se “era stata invitata”. Ma Salvini, ha spiegato D’Alimonte, “ha detto di no perché la Lega si deve occupare di altro”.

Aggiornato il 08 maggio 2026 alle ore 15:34