Oggidì un vento da brutta tempesta politica investe la Biennale di Venezia. Soffia fortissimo da destra a sinistra. Prima investe la decisione della presidenza dell’ente di consentire al governo della Federazione Russa di allestire il proprio padiglione ai giardini. Ciò in quanto la Russia dovrebbe essere bandita dalle manifestazioni artistiche in quanto Stato aggressore dell’Ucraina e regime autocratico, anche se elettivo, e quindi con un’arte ed una cultura di regime. Non basta l’intenzione di concedere spazi, fuori dall’ufficialità, ad artisti del dissenso.
Poi la decisione, del comitato scientifico internazionale, di escludere la Federazione Russa e lo Stato d’Israele da possibili premiazioni, il secondo per l’occupazione di Gaza e di territori libanesi.
Nel frattempo, una tempesta analoga ha colpito il mondo della musica, con l’ostilità per la nominata direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, infine licenziata prima di prendere servizio, per la sua posizione politica di destra.
A lasciare allibiti non è tanto il fatto che, nell’infuriare delle prese di posizione, si siano espresse opinioni nel merito, ma che nessuno ricordi come giudizio artistico e politico non siano mischiabili, perché appartengono a ben distinte attività dello spirito. La concezione più valida, forse, del pensiero di Benedetto Croce è di aver chiarito come il giudizio sul bello (estetico), sul buono (etico), sul vero (scientifico) e sull’utile (economico, ivi incluso il politico), sono attività dello spirito ben distinte. Il mischiarle è la base di ogni illiberale deriva totalitaria. Eppure, in tutte le sedi, si è discusso nel merito, con un totalitarismo in via di fatto!
Aggiornato il 29 aprile 2026 alle ore 10:07
