Palazzo Madama detto sì al disegno di legge di conversione del decreto-legge Sicurezza. Il testo, votato con 96 voti favorevoli e 46 contrari, senza astenuti, passa ora alla Camera dei deputati per l’esame finale, prima della scadenza prevista per il 25 aprile. Dopo la maratona di ieri, durata 10 ore, adesso, con tempi stretti, il provvedimento approda a Montecitorio. Varato dal Governo il 24 febbraio, è stato duramente contestato dal centrosinistra con oltre mille emendamenti proposti in commissione Affari costituzionali e quasi altrettanti in Aula. Fra le novità figurano il fermo preventivo di 12 ore per persone ritenute pericolose in vista di un corteo, il cosiddetto “scudo” per gli agenti ed esteso a tutti coloro che, avendo commesso un reato con una causa di giustificazione, vengono iscritti in un registro indagati ad hoc, la “stretta” sui coltelli e i rimpatri di migranti. Il testo punta a incentivare quelli volontari, prevedendo tra l’altro la possibilità di riconoscere un compenso ai legali delle persone che accettano il rientro nel Paese d’origine. Subito dopo il voto, i parlamentari delle opposizioni hanno protestato mostrando cartelli rossi con la scritta “Governo Meloni: meno sicurezza meno diritti” o “Governo Meloni: zero risorse zero sicurezza”. Il presidente Ignazio La Russa ha quindi disposto l’intervento dei commessi per rimuoverli.
Nel dettaglio, come sottolinea Il Dubbio, tra i punti più significativi del decreto figura il giro di vite sugli strumenti da punta o da taglio. Nel testo approvato dal Senato viene previsto il divieto di vendita ai minori di 18 anni di strumenti atti a offendere, con l’obbligo per chi vende di chiedere un documento d’identità, salvo che la maggiore età sia evidente. La violazione può comportare sanzioni amministrative molto pesanti. Il provvedimento interviene anche sul porto di coltelli fuori dall’abitazione. Per chi porta senza giustificato motivo coltelli con lama oltre una determinata misura viene previsto un inasprimento sanzionatorio, con una formulazione che, dopo le modifiche del Senato, chiarisce meglio il rilievo del “giustificato motivo”. Il testo approvato da Palazzo Madama contiene inoltre una sanzione amministrativa a carico del genitore o di chi esercita la responsabilità genitoriale quando alcuni reati sono commessi da minorenni. Il decreto irrigidisce anche il regime delle sanzioni amministrative per i promotori di manifestazioni non preavvisate. Sale infatti in modo drastico l’importo massimo della multa per chi organizza una riunione in luogo pubblico senza dare avviso al questore almeno tre giorni prima. La sanzione cresce ulteriormente se la manifestazione era stata espressamente vietata dal questore.
Aggiornato il 17 aprile 2026 alle ore 17:10
