Le aziende europee faticano ancora a reclutare professionisti It e si rivolgono sempre più spesso a talenti extra-Ue. Secondo uno studio di Eurofound, nonostante la forte crescita del settore, entro il 2030 l’Europa potrebbe trovarsi a fronteggiare una carenza di 5 milioni di posti di lavoro nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict). Le competenze digitali, rileva la Commissione europea, stanno diventando un requisito trasversale nella maggior parte delle professioni e dei settori, e una condizione preliminare per poter lavorare in quasi tutti i settori a rapida crescita e ad alta intensità di conoscenza.
All’avanguardia della trasformazione digitale globale ci sono coloro che possiedono competenze e qualifiche avanzate in tecnologie dell’informazione (It). Si tratta di specialisti che sviluppano software, gestiscono la sicurezza delle reti e ricercano e sviluppano nuove soluzioni nell’Intelligenza artificiale, nel calcolo quantistico e in altre tecnologie emergenti. L’Ue, osserva Eurofound, sta ampliando i suoi ranghi di questi professionisti ma non alla velocità richiesta. Di conseguenza, il contributo delle attività It alla crescita economica nei 27 è stato deludente rispetto ad altre economie avanzate. Nello specifico, l’occupazione nell’It sta crescendo rapidamente nell’Ue con il 7-8 per cento annuo, rispetto a poco più dell’1 per cento per la crescita complessiva dell’occupazione, fa sapere la ricerca. Nonostante questo aumento, gli specialisti in tecnologie dell'informazione e della comunicazione rappresentavano solo il 3 per cento dell’occupazione nell’Ue nel 2011 e il 5 per cento nel 2024. Questo significa che l’Ue non è sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo politico per il Decennio digitale di 20 milioni di specialisti Ict entro il 2030.
Le carenze, dunque, sono evidenti. E sono più acute nei ruoli senior e in funzioni altamente specializzate, tra cui cybersecurity, AI-generative e cloud computing. È automatico, quindi, che i datori di lavoro puntino a reclutare specialisti Ict da Paesi non appartenenti all’Unione europea: la loro quota è passata dal 9 per cento nel 2021 al 12 per cento nel 2024. I lavori Ict, dice Eurofound, sono sopra la media nella maggior parte delle misure di qualità del lavoro, in particolare salari e competenze. Tuttavia, persistono carenze di manodopera nel settore a causa del mancato rispetto della domanda attuale e prevista di occupazione nei sistemi educativi della maggior parte degli Stati membri. Nel 2024, le donne rappresentano meno di una specialista Ict su cinque nei 27, sono molto meno propense rispetto ai loro colleghi maschi a considerarsi equamente retribuite, hanno meno accesso a una formazione retribuita, affrontano livelli più elevati di intensità lavorativa e comportamenti sociali avversi e riferiscono una minore influenza sull’organizzazione del loro lavoro.
L’obiettivo occupazionale per il Digital decade di 20 milioni di specialisti Ict entro il 2030 difficilmente sarà raggiunto, sostiene Eurofound. Al ritmo attuale di crescita, infatti, l’Ue resterà insufficiente di circa 5 milioni di lavoratori. La spiegazione che dà la ricerca, in merito alla carenza di manodopera e competenze nell’It riguarda l’offerta (cioè l’istruzione, inclusa l’istruzione superiore e post-laurea, e la formazione, inclusa la formazione sul posto di lavoro) e non è legata alle condizioni di lavoro. Secondo i sondaggi sulle condizioni di lavoro europeo di Eurofound, gli specialisti Ict nell’Ue riportano una qualità del lavoro e dell’occupazione superiore alla media in tutte le dimensioni, ma soprattutto in termini di retribuzione e competenze. Per lo studio, una politica migratoria restrittiva altrove “probabilmente ha reso l’Europa una località più attraente per gli esperti provenienti da Paesi non appartenenti all’Ue”, anche nelle specializzazioni Ict con alta domanda globale. Allo stesso tempo, la limitata mobilità intra-Ue degli specialisti Ict dimostra che esiste un potenziale per mobilitare strumenti Ue esistenti come European Employment Services (Eures) e Erasmus+ per colmare le carenze di competenze.
Ridurre il divario occupazionale di genere nell’It, conclude lo studio, non è solo una questione di equità, ma anche di necessità economica. In un contesto di carenza di manodopera, non riuscire ad attrarre donne significa che l’Ue opera con meno di tre quarti del suo potenziale di bacino di talenti Ict. E sta anche limitando la diversità di prospettive nella formazione di tecnologie che influenzano sempre più tutti gli aspetti della società, sia dentro che fuori dal lavoro.
Aggiornato il 05 agosto 2026 alle ore 09:59
