L’Ia mette in crisi i laureati, vecchi e nuovi

La qualifica non basta. Soprattutto se non serve alla bisogna. I requisiti per trovare lavoro cambiano rapidamente. Le competenze non reggono il ritmo e per i laureati sono tempi duri. Quelli tedeschi in particolare incontrano seri problemi nel sistemarsi. Il colletto bianco può attendere. In attesa di giorni migliori ci si arrangia con il grande classico: dopo il lavapiatti italiano (con master) a Londra, ecco il cameriere (super laureato) nel locale jazz di Berlino (in alternativa, consegna pasti per Deliveroo) E non è detto che non abbiano ancora passato i 30 anni. Ogni tempo ha i suoi luoghi comuni e un lunario da sbarcare). La colpa? Dell’Intelligenza artificiale, naturalmente. L’Ia sta cambiando con ferocissima velocità la domanda di credenziali professionali. E il mercato del lavoro non tiene il passo. In Germania, raccontano le analisi di alcuni media, gli ingegneri possono restare a spasso anche fino a 1 anno, tra lavoretti, collaborazioni part time e tante, troppe domande. Esperti senior in robotica e software fanno fatica a mantenere il loro posto nelle aziende, costrette a tagliare i costi e ristrutturarsi.

Ma non c’è solo la crisi economica a spiegare lo stallo. L’altra faccia della luna nasconde una realtà che crea agitazione nel personale altamente qualificato: la poca esperienza con l’Intelligenza artificiale. Le competenze nell’Ia sono ancora insufficienti. Secondo il mondo accademico, negli ultimi 12 mesi si è verificato in Germania un cambiamento repentino nelle qualifiche richieste in molti settori professionali. Inoltre, a causa delle incertezze economiche dettate dalle crisi geopolitiche, le aziende si stanno mostrando più caute, e preferiscono non assumere chi non possiede le qualifiche adeguate. Uno squilibrio che sta riavviando un aumento della disoccupazione, anche di persone altamente qualificate, fa notare l’Istituto economico tedesco (Iw). Ciononostante, la ricerca di professionisti specializzati non si arresta. E lo si capisce dalla carenza di 370mila lavoratori super esperti registrata a fine 2025: la prova provata che le aziende continuano comunque a cercare, ma non riescono a trovare nessuno.

Dal 2022 tuttavia, fa sapere l’Iw, la tendenza è che per i laureati le possibilità di trovare lavoro sono sempre più inferiori rispetto a chi ha una formazione professionale o chi ha diplomi aggiuntivi come quello di artigiano, riporta Tagesschau. Le richieste si concentrano in massa sugli sviluppatori di Intelligenza artificiale. Ma aziende come quella di Oliver Grün, titolare del Grün Software Group di Aquisgrana, che vogliono restare al passo con i tempi e vogliono fruttare le nuove opportunità tecnologiche “per non rimanere indietro”, ammettono alla tivù pubblica tedesca, che “da mesi non riescono a trovare nessuno”, poiché “la disponibilità di specialisti in settori all’avanguardia è, di fatto, piuttosto arretrata e lenta”. Le aziende se la prendono con i ritmi un po’ troppo blandi con cui le università tedesche si stanno adattando ai cambiamenti. Molti corsi di laurea, rilevano, vengono aggiornati solo ogni 3 o 5 anni circa. Ma nell’ambito della digitalizzazione e dell’Intelligenza artificiale, si fa notare, la velocità di progettazione, creazione e adattamento sono completamente diversi, e impone di ragionare in termini di mesi, forse anche di settimane.

L’Organizzazione internazionale del lavoro, intanto, avverte che la sorveglianza intrusiva guidata dall’Ia e la perdita di autonomia sul lavoro sono collegate a rischi psicosociali per i lavoratori. Nel suo documento di lavoro intitolato “Ai systems@work: a changing psychosocial work environment”, l’Oil rileva se da un lato l’Ia può migliorare l’efficienza e la produttività, dall’altro può creare rischi per le condizioni di lavoro psicosociali, per mezzo della sorveglianza sul luogo di lavoro, l’intensificazione del lavoro, la riduzione dell’autonomia lavorativa e le preoccupazioni relative alla riservatezza e all’uso dei dati. Lo studio sottolinea le sfide legate all’uso dell’Ia nella gestione del lavoro, sia sulle piattaforme digitali sia nei luoghi di lavoro tradizionali, e in particolare si sofferma sulla mancanza di trasparenza nei processi decisionali e il crescente ruolo dei sistemi di monitoraggio basati sui dati. Il documento evidenzia inoltre che tali rischi non sono sempre adeguatamente presi in considerazione dai quadri esistenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, che in molti Paesi tendono ancora a concentrarsi maggiormente sui rischi fisici piuttosto che sugli aspetti mentali e sociali del lavoro.

Aggiornato il 21 maggio 2026 alle ore 12:03