Armenia-Russia: la questione delle concessioni ferroviarie
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Viste le tensioni russo-armene, può il difficile equilibrismo di Yerevan accomunare la sorte dell’Armenia a quella dell’Ucraina, come minacciato dai russi? L’Armenia sta operando tra le attuali tormentate maglie della diplomazia internazionale con capacità, ma anche con timori. La sua politicamente necessaria vicinanza alla Russia l’ha agevolata nella coesistenza in un contesto decisamente ostile e complesso, diviso tra questioni territoriali e religiose. Le guerre temporalmente scadenzate combattute contro l’Azerbaigian, l’hanno vista prima vincente (1988–1994), poi perdente nel 2020, non grazie alla superiorità militare azera, ma grazie al supporto della Turchia, che tramite i suoi droni Bayraktar, prodotti dal genero del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, e le milizie jihadiste assoldate per l’occasione, ha permesso all’esercito azero di avere il sopravvento su quello armeno. Poi nel settembre 2023 la regione contesa, il Nagorno Karabakh, Artsakh, fu annessa a Baku; un area geografica abitata quasi totalmente da popolazione armena prevalentemente cristiana, costretta a emigrare, e sostituita da popolazione azera di religione musulmana e di lingua turca.

La questione del rapporto tra Armenia e Russia si conclama, sommariamente, negli ultimi scontri persi dall’Armenia nei quali è mancato il supporto di Mosca, sia dal punto di vista strategico che politico.  In queste ultime settimane le difficili posizioni armene hanno avuto una svolta risolutamente forzata dalla pressione russa, in quanto il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, ha fatto un passo indietro circa la rescissione del contratto relativo alla gestione della rete ferroviaria armena con la compagnia ferroviaria statale russa Rossijskie železnye dorogi (Rzd). In pratica, il 14 ottobre Oleg Belozerov, capo della Rzd, dopo una serie di colloqui svoltisi nella capitale Yerevan con Pashinyan, ha annunciato che il trentennale contratto sottoscritto tra la compagnia russa, firmato nel 2008, circa la gestione della rete ferroviaria, è stato riconfermato. L’iniziale volontà armena di recidere tale contratto aveva causato ulteriori pesanti tensioni tra Mosca e Yerevan; tuttavia Pashinyan ha confermato il cambio di posizione sulla questione ferrovie.

Il primo ministro aveva sostenuto che un approccio logico sarebbe stato quello di dare la concessione della rete ferroviaria armena a Paesi terzi; in quanto alla luce della normalizzazione dei rapporti in corso con Azerbaigian e Turchia, nemici storici che per oltre 30 anni hanno imposto il blocco del transito ferroviario con l’Armenia, le linee ferroviarie armene sarebbero diventate una via di collegamento utilizzata anche da Baku e Ankara. Ma ciò non è stato permesso da Mosca che ha confermato il monopolio sulle ferrovie con un controllo indiretto sui relativi collegamenti extra-nazionali.

La questione della gestione delle ferrovie armene da parte russa non è solo legata a un business tra Stati, ma ha una valenza politica che sovrasta ogni altro valore economico, in quanto abbraccia le più ampie proiezioni geopolitiche sul Caucaso. Certamente le relazioni russo-armene in questi ultimi tempi hanno subito un deterioramento, la causa è la pressione di Mosca su Yerevan affinché decida se avvicinarsi con scopo di adesione alla Unione europea o restare nel blocco commerciale guidato dalla Russia, ovvero nell’Unione economica eurasiatica, e su questo Putin era stato esplicito verso Pashinyan ad aprile in un incontro al Cremlino. I successivi vertici europei di maggio svoltisi a Yerevan, avevano scaturito ritorsioni commerciali di Mosca, come un embargo su molti prodotti agricoli dei quali la Russia era un fondamentale acquirente. Da giugno Bruxelles, al fine di compensare tali perdite, ha aperto il mercato a Yerevan sulla produzione agricola del Paese.

Ma anche la questione del gas russo fornito all’Armenia dato a basso prezzo è fonte di ricatto, con la minaccia di Mosca di aumentare i prezzi come imposti a livello internazionale, ponendo fine alle tariffe preferenziali di cui l’Armenia ha goduto per anni. Comunque, la posizione armena rischia di inasprite maggiormente le sanzioni russe; mantenere un equilibrio nei rapporti stando tra l’Ue e Uee, è certamente arduo. Tuttavia l’Armenia persegue il suo orientamento strategico verso l’Occidente, e l’avvicinamento a Donald Trump non agevola le relazioni con la Russia, nonostante i giornalieri ondeggianti passi di avvicinamento di Trump a Putin. Così, i primi di ottobre, Pashinyan ha fatto un ulteriore gesto di equilibrismo verso Mosca manifestando la sua disponibilità ad accettare la proposta russa per la costruzione di una centrale nucleare in Armenia. Ma al contempo Pashinyan ha dovuto dissociarsi da un protocollo di intesa concordato con il vicepresidente James David Vance, che dopo la visita di febbraio a Yerevan, aveva definito l’affidamento del progetto della centrale atomica agli Stati Uniti.

Insomma, la politica armena è oggi indirizzata verso un appeasement verso la Russia; la concessione della gestione delle linee ferroviarie armene a Mosca, la costruzione di una centrale nucleare con tecnologia russa in Armenia, sono un evidente esempio di ripensamenti dovuti a pressioni.

Tuttavia, il 3 ottobre Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha criticato aspramente le politiche filo-occidentali di Pashinyan e ha nuovamente ammonito l’Armenia contro il rischio di subire la sorte dell’Ucraina. Intanto, il 13 ottobre, a margine del Forum sulla sicurezza di Varsavia, il ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan con l’omologo ucraino Andriy Sybiha, hanno concordato nel voler sviluppare relazioni, tanto è che Sybiha ha invitato il suo collega armeno a recarsi a Kiev per una visita ufficiale. Armenia come l’Ucraina? Difficile immaginare una “Operazione militare speciale” alla Putin sul Caucaso.

Aggiornato il 19 ottobre 2026 alle ore 10:16