Spiazzando dagli ucraini ai membri del suo partito repubblicano con il contestato accordo sul diesel, Trump ha inviato a Putin un messaggio chiaro, ossia che vuole un accordo sulla pace a breve. In effetti, il presidente russo è apparso negli ultimi tempi di fatto insensibile ad ogni ipotesi di accordo, inducendo Trump a lanciarsi in una serie di aperture nei suoi confronti.
Come riporta il Wall Street Journal, le forze ucraine si sarebbero improvvisamente viste limitare l’accesso di livello militare a Starlink, a fronte del ripetuto rifiuto di Kyiv di cessare i bombardamenti sulle raffinerie russe. Zelensky ha criticato questo corso d’azione del presidente americano. Ieri, in un’intervista esclusiva a Bloomberg, il presidente Ucraino afferma di temere giorni difficili di qui al 3 novembre, data delle elezioni di mezzo mandato.
“Il rischio per l’Ucraina, in questo momento, è altissimo” afferma Achille Campagna, analista geopolitico e giurista internazionale, “ed è associato alle vicende politiche americane, come le stesso Zelensky evidenza. Trump sta attraversando un periodo avverso, con un declino costante nei consensi proprio alle porte delle midterm elections. Al di là dei sondaggi, a mio avviso troppi sono i settori in cui si sono materializzati risultati opposti agli obiettivi della Casa Bianca. Ad esempio, la settimana scorsa l’inflazione Usa è risultata sopra le attese, in generale il paese sconta gli effetti della ripresa K-shaped, con una forte crescita, ma sbilanciata a favore dei magnati dell’intelligenza artificiale e del digitale. Molte di queste dinamiche non vanno probabilmente addebitate a Trump, ma ci sono e operano a suo sfavore.
Per questo Trump, sapendo che le midterm rappresentano un giudizio sull’amministrazione in carica, deve produrre una vittoria che pesi molto per risollevare i consensi, e questo risultato lo si ottiene soltanto con una soluzione del conflitto in Medio Oriente, oppure la pace fra Russia e Ucraina.
Poiché L’Iran pare al momento irrisolvibile, con l’estensione del conflitto a macchia d’olio, l’Ucraina rimane l’unica opzione percorribile.
Trump esercita un potere enorme sull’Ucraina, e pensa di poterla costringere a fare qualsiasi cosa, per questo il rischio è concreto che, di fronte alla resistenza degli ucraini, il presidente americano forzi la sua mano”.
La pace purtroppo non è mai arrivata, la guerra infuria con le sue vittime ogni giorno, la Russia persevera nella sua aggressione ai danni dell’Ucraina anche di fronte all’impossibilità di completare il suo disegno. Un paio di settimane fa le forze ucraine hanno recuperato 50 chilometri quadrati a ridosso della cosiddetta cintura di resistenza nel Donbas, dimostrando a Putin ancora una volta che l’aggressione è fallita.
L’Ucraina, non da oggi, ma da 100 anni sotto attacco, pretende ora garanzie, non vuole accettare una pace finta, in cui Putin ottiene il disarmo, la cessione del Donbas, mettendo la Russia in condizione di ri-attaccare e prendere un domani il controllo del paese senza resistenze. Nei precedenti negoziati Putin ha preteso che l’Ucraina smantellasse ogni difesa, è questa la ragione per cui – affermano gli ucraini – un accordo del genere non farebbe altro che consegnare il paese nelle mani dell’avversario.
“Tutti auspichiamo che Trump ottenga la sua vittoria” – continua Campagna – “se la vittoria significa fregiarsi della pace fra Ucraina e Russia, ma deve essere una pace vera, in cui l’Ucraina diventa intoccabile e l’atto di aggressione non viene remunerato.”
La Casa Bianca, dal canto suo, smentisce che la tornata elettorale abbia alcuna influenza su questioni del genere, come nel caso dell’intervento militare in Iran, in relazione al quale Trump ha chiarito che il 3 novembre è assolutamente irrilevante, a dispetto delle tattiche di Teheran.
Aggiornato il 19 ottobre 2026 alle ore 12:28
