Dopo la bocciatura dei decreti sulla casa al Congresso dei Deputati e un fine settimana di riflessione, Pedro Sánchez ha chiamato gli spagnoli alle urne. Un giorno dopo, a Cortes sciolte, il Consiglio dei Ministri spagnolo si è rivolto alla Deputazione Permanente della Camera Bassa per convalidare tali decreti, che limitano la capacità di disposizione dell’immobile da parte del proprietario mediante la proroga obbligatoria per gli affittuari con contratti in scadenza e prolungano l’occupazione con il rinnovo del divieto di sfratto nei confronti di persone e famiglie in situazione di vulnerabilità economica o sociale senza alternativa abitativa.
Queste sono le misure difese da Schlein e Salis (sostenitrice del blocco totale degli sfratti incolpevoli), che esprimono inoltre la loro solidarietà verso coloro che stanno manifestando e accampandosi nelle principali piazze della Spagna e hanno lanciato un appello per uno sciopero generale. Schlein ha però ragione su una cosa, ovvero che “bisognerebbe raccontarlo bene, quello che sta succedendo in Spagna riguardo al diritto alla casa”: durante il mandato di Sánchez sono state costruite in media circa 10.045 abitazioni sociali all’anno, ovvero quasi il 35 per cento in meno rispetto a quelle costruite annualmente durante il governo di Mariano Rajoy e meno di una settima parte del ritmo di costruzione delle ere di Zapatero e di González.
Questo però non indigna i manifestanti, che stanno causando gravi perdite economiche alle attività commerciali (quelle del centro di Madrid stimano in 15 milioni di euro le perdite economiche derivanti dai primi giorni di protesta), oltre a insicurezza, sporcizia e disturbi per i residenti, mentre non permettono che nei loro accampamenti sventoli la bandiera di Ceuta, una città sfrattata, dove i problemi abitativi (aggravati dal rimborso spese irrisorio ricevuto dal Governo e dalla sua passività) hanno portato i militari di Ceuta, come denunciato dal Sindicato Unificado de Policía, a dover cedere le proprie camerate ai poliziotti nazionali trasferiti lì affinché possano riposare, mentre loro vanno a dormire nei propri veicoli blindati.
Al contrario, secondo le stime della Polizia Nazionale e della Delegazione del Governo a Ceuta, oltre 1.200 marocchini sono tornati in Marocco a dormire a casa propria volontariamente nell’arco di 48 ore, in seguito allo sgombero dell’insediamento abusivo di 3.500 immigrati che occupavano la spiaggia di El Trampolín per motivi igienico-sanitari (sono state rimosse oltre 61 tonnellate di rifiuti ed è stata rilevata una significativa contaminazione fecale nelle acque in prossimità dell’impianto di desalinizzazione che rifornisce la città) e in vista dell’imminenza di piogge torrenziali e della visita del Re e della Regina alla Città Autonoma il 13 ottobre, senza Sánchez. Non sono stati rimpatriati da Sánchez, né lo sono stati ad agosto come affermava Schlein: hanno attraversato il confine di loro spontanea volontà, a piedi, dopo essere stati informati che il passaggio dal Centro di Accoglienza Temporanea comporta l’identificazione e il rilievo delle impronte digitali; senza lasciare traccia.
Schlein difende le misure di Sánchez definendole un atto di responsabilità sociale volto a proteggere le famiglie dal caro vita; tuttavia, queste misure costituiscono un attacco alla proprietà e fanno sì che siano i contribuenti a mantenere i propri concittadini, non il Governo, il quale, ciononostante, è colui che detta come devono agire.
Ad esempio, in materia di alloggi, ha introdotto limiti massimi all’adeguamento annuale dei contratti di affitto in essere e ha limitato il prezzo d’ingresso dei nuovi, mentre i proprietari con 4 o più immobili subiranno maggiorazioni fino al 150 per cento sull’Imu per le abitazioni sfitte in modo continuativo e “ingiustificato”.
In ambito lavorativo, l’aumento diretto dei contributi previdenziali è sostenuto prevalentemente dalle aziende e l’incremento del salario minimo interprofessionale non si è riflesso sui contratti pubblici. È stato Sánchez a obbligare tutte le aziende a registrare giornalmente l’orario di lavoro dei propri dipendenti (multe da 751 euro a 7.500 euro per mancanza o carenza di registro e da 7.501 euro a 225.018 euro per falsificazione o manipolazione) e, di conseguenza, ad assumersi una nuova spesa. Come quella che tutti gli automobilisti spagnoli hanno dovuto sostenere all’inizio dell'anno per l’obbligo di portare nei propri veicoli un segnalatore luminoso connesso alla Direzione Generale del Traffico; la stima totale del gettito Iva per il Fisco raggiunge quasi i 300 milioni di euro.
Fare il coraggioso con la pelle altrui, questa è la politica di Sánchez.
Aggiornato il 07 ottobre 2026 alle ore 11:29
