Settantaquattro frustate, il divieto di esercitare ogni attività artistica per due anni, il sequestro del passaporto, che le vieta l’espatrio. Dopo il sequestro totale degli averi subito tre anni fa. Non dimostra una mano leggera il regime dispotico iraniano nei confronti di Parastoo Ahmadi, ventinove anni, una delle voci più apprezzate e note del Paese. Una cantante che non ha mai mancato di talento né di coraggio ma che fin dal 2022 – quando la giovane Mahsa Amini fu ammazzata per non avere indossato in maniera acconcia il velo – ha avuto il non comune coraggio di scendere in campo pubblicamente contro gli ayatollah e i loro tirapiedi nel silenzio totale della conventicola di artisti (o pseudo tali) e di femministe in servizio permanente effettivo occidentali che “dove vedono, dove cecano”, come recita il proverbio napoletano che non credo abbia bisogno di traduzione.
A cadavere della povera Mahsa Amini ancora caldo, e a repressione feroce degli apparati pubblici contro ogni forma di dissenso in piena attività, Parastoo Ahmadi aveva scritto e cantato una canzone – “Il sangue della giovinezza per la patria” – che aveva conosciuto un forte impatto sull’opinione pubblica. Circa un anno dopo la cantante aveva lanciato “L’albero della libertà”, un nuovo canto di protesta in omaggio alle donne che rifiutavano l’imposizione del velo. Stavolta l’occhiuta polizia religiosa non era rimasta a guardare. Qualche mese più tardi un tribunale aveva sentenziato la confisca di tutti gli averi dell’artista.
Indomita, a dicembre 2024, Parastoo Ahmadi aveva organizzato un suggestivo concerto davanti a un caravanserraglio, cantando senza pubblico e senza velo, trasmesso su YouTube con grande successo e milioni di passaggi. Questa volta l’amministrazione di Teheran l’ha perseguitata per avere eseguito musica senza autorizzazione e per non aver rispettato le norme legali e religiose vigenti, che poi in Iran corrispondono perfettamente, non avendo indossato il velo in pubblico. La condanna è stata pesante, ma non ha riguardato solo la cantante, ha coinvolto tutto il suo staff, frustate, divieti e sequestri inclusi. L’indignazione selettiva delle sinistre occidentali, con il loro caravanserraglio artistico-mediatico pettegolo e ai limiti della rispettabilità (per usare un eufemismo), neanche stavolta si è attivata in favore di Parastoo Ahmadi. Il problema, purtroppo, è che pure le (cosiddette) destre occidentali, compresa la destra di governo italiana, si sono dimenticate dell’artista. A testimonianza che i dubbi sulla loro utilità non siano sempre peregrini.
Aggiornato il 23 giugno 2026 alle ore 10:18
