Il caso di Saint-Josse-ten-Noode

È il Comune più piccolo, più densamente popolato e più povero del Belgio. Nonostante confini con il cosiddetto ‘quartiere europeo’ di Bruxelles, tra i più ricchi. Ma è anche il più indebitato. Con 27mila abitanti Saint-Josse-ten-Noode ha accumulato 30 milioni di euro di debiti nel giro di due o tre anni. Costringendo le autorità di controllo della regione brussellese, a mezzo secolo esatto dall’ultima sanzione del genere inflitta a un Comune, a commissariarlo per “disfunzionamento sistemico” nel quadro di “una serie di mancanze persistenti sul fronte degli obblighi legali e regolamentari in capo alla amministrazione”. 

Quanto è capitato a Saint-Josse-ten-Noode non è solo un caso gravissimo di cattiva amministrazione. È lo specchio della via islamo-gauchiste al potere in una Europa dove la politicizzazione identitaria degli immigrati di seconda e terza generazione sta diventando un fenomeno rilevante e incandescente. Il borgomastro (dal 2012) super votato del distretto, deputato federale dal 2014, è infatti Emir Kir, 58 anni, figlio di immigrati turchi nato nell’area mineraria di Charleroi, musulmano osservante, già enfant prodige del Partito socialista e membro del governo di Bruxelles, espulso dal suo partito per contatti con nazionalisti turchi nel 2020.

Kir, fin da quando militava nel Partito socialista, non aveva mai nascosto le sue tendenze estremiste, a cominciare dal rifiuto di partecipare a celebrazioni del genocidio armeno e a iniziative con la comunità curda. Ma, al di là delle motivazioni ufficiali, Kir sarebbe stato espulso dal Partito socialista nel quadro di una lotta tra correnti per la leadership dell’elettorato musulmano. Lui però non si è dato per vinto: macchina da voto era da socialista e tale è rimasto anche da indipendente, conservando i metodi piuttosto discutibili per i quali è stato anche sanzionato in passato. 

Gestione finanziaria di Saint-Josse-ten-Noode a parte, infatti, Kir in passato non aveva brillato né durante l’esperienza nell’amministrazione della capitale belga né da borgomastro. Le sue campagne elettorali sono state regolarmente accompagnate da polemiche pesanti in relazione alle accuse di violenze, minacce, pressioni indebite, malversazione dei fondi elettorali. Da borgomastro, poi, si è accattivato simpatie e voti dalla popolazione rendendo gratuiti la quasi totalità dei servizi, moltiplicando le assunzioni (Saint-Josse-ten-Noode conta un dipendente pubblico ogni 33 abitanti con una settimana lavorativa di quattro giorni a stipendio pieno) e improntando al lassismo e all’assenza di controlli l’intera gestione della macchina amministrativa. Quanto ai rapporti con la politica nazionale e con le forze di sinistra, in particolare il collante è stato costituito da vittimismo (”Il Belgio è un Paese nazista”, ha affermato) e antifascismo.

Non a caso, Kir era salito alle cronache internazionali nell’aprile del 2024, quando fece bloccare dalla polizia lo svolgimento della conferenza del movimento ‘National Conservatism’, che ospitava numerose figure della destra conservatrice europea. In seguito, la magistratura avrebbe stabilito che l’ordinanza del sindaco violava i diritti fondamentali della libertà di espressione e di riunione ma ormai il danno era fatto e Kir aveva ottenuto il plauso della sinistra belga e internazionale. E il via libera a procedere lungo la strada della bancarotta. A spese dei contribuenti.

Aggiornato il 10 giugno 2026 alle ore 10:12