Keir Starmer si è dimesso da leader dei Labour e da primo ministro del Regno Unito. La nazione aspetta il discorso dell’ormai ex premier davanti al numero 10 di Downing Street. L’addio di Sir Keir Starmer apre la strada all’ascesa dell’ex sindaco di Manchester Andy Burnham, l’erede naturale del primo ministro. Già nelle ore precedenti all’annuncio erano iniziati i preparativi davanti alla residenza del premier, con il posizionamento del podio destinato alla dichiarazione ufficiale. Oltre alle dimissioni, è attesa anche una comunicazione sui tempi del passaggio di consegne alla guida del partito e del governo. Prende sempre più consistenza l’ipotesi di una vera e propria “incoronazione” di Burnham come candidato unico, evitando così una competizione interna. Ciò non esclude la possibilità che altri esponenti laburisti decidano di scendere in campo per contendere la leadership.
L’avvicendamento arriva in un momento simbolico: domani ricorrerà il decimo anniversario del referendum sulla Brexit che, nel 2016, sancì l’uscita del Paese dall’Unione europea. Con la conclusione dell’era Starmer e la nomina del suo successore, Downing Street avrà visto alternarsi sette primi ministri nell’arco di appena 10 anni, un dato che fotografa un livello di instabilità senza precedenti nella storia politica britannica. Le avvisaglie della svolta erano emerse già nella giornata di ieri, grazie alle indiscrezioni pubblicate inizialmente dal The Observer e successivamente dal Telegraph. Il ministro delle Attività produttive Peter Kyle, considerato uno dei più stretti collaboratori del premier, ha ammesso che Starmer “sta riflettendo” sulle nuove “realtà politiche” emerse nel Paese. Un cambio di tono significativo per chi, fino a poche ore prima, aveva sostenuto la linea della resistenza a oltranza ribadita dallo stesso primo ministro. Lo stesso che, per due volte, ha evitato di escludere esplicitamente che l’annuncio delle dimissioni potesse arrivare già oggi.
A determinare il tramonto politico di Starmer non è stata soltanto la crescente impopolarità. Hanno pesato anche le critiche rivolte ai risultati ottenuti dal governo in meno di due anni dalla vittoria elettorale del luglio 2024, alcune vicende controverse come la nomina ad ambasciatore negli Stati Uniti di Peter Mandelson, legato da rapporti personali al defunto finanziere Jeffrey Epstein, e soprattutto la pesante sconfitta subita dai laburisti nelle elezioni amministrative del 7 maggio scorso. La crisi è diventata irreversibile con il ritorno sulla scena parlamentare di Andy Burnham. L’ex sindaco di Manchester, figura molto popolare nel partito e collocata su posizioni leggermente più progressiste rispetto a quelle di Starmer, è rientrato alla House of commons grazie alla vittoria ottenuta nel collegio di Makerfield nelle suppletive della scorsa settimana. Donald Trump ha riassunto drasticamente la vicenda politica di Keir Starmer con un post su Truth: "Keir Starmer si dimetterà da primo ministro del Regno Unito. Ha fallito clamorosamente su due questioni fondamentali: immigrazione ed energia. Gli auguro ogni bene”. È difficile essere più chiari di così.
Aggiornato il 22 giugno 2026 alle ore 11:42
