Il viaggio di J.D. Vance è stato rinviato a “tempo indeterminato”. Niente colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad. L’accordo tra Washington e Teheran per la fine della guerra e la riapertura dello stretto di Hormuz si allontana di nuovo. Una situazione da Achille e la tartaruga, con i due Paesi che hanno dichiarato di non partecipare ai colloqui previsti oggi. Teheran ha affidato all’agenzia Tasnim le sue parole, giudicando il summit “una perdita di tempo” in quanto “nei messaggi scambiati gli ultimi giorni, gli Usa non hanno fatto marcia indietro sulle loro richieste eccessive e non si sono registrati progressi significativi”. Ad aprire una speranza, un messaggio di Donald Trump sul suo social Truth. Contrariamente a quanto affermato in precedenza, ha deciso di estendere la tregua, in scadenza mercoledì, fino al momento in cui verrà presentata la proposta dell’Iran e “le discussioni saranno concluse, in un senso o nell’altro”.
A Teheran hanno le idee chiare: gli Stati Uniti “devono cessare la loro violazione del cessate il fuoco prima di qualsiasi nuovo ciclo di negoziati”. Lo ha affermato l’ambasciatore iraniano alle Nazioni unite Amir-Saeid Iravani in un’intervista al quotidiano Shargh, ripresa da al-Jazeera. “Non appena verrà revocato il blocco, il prossimo ciclo di negoziati si terrà a Islamabad – ha aggiunto – L’Iran è pronto a qualsiasi scenario. Non siamo stati noi a iniziare l’aggressione militare. Se cercano una soluzione politica, siamo pronti. Se cercano la guerra, l’Iran è pronto anche a quella”. Secondo le ricostruzioni dei media americani, a complicare ulteriormente il quadro sarebbe l’intransigenza dei guardiani della Rivoluzione islamica, i pasdaran, che starebbero esercitando forti pressioni sui negoziatori affinché non partecipino ai colloqui finché Washington non accetterà di fare concessioni su un punto ritenuto decisivo: la fine del blocco statunitense ai porti iraniani. Una richiesta su cui la Casa Bianca non sembra disposta a cedere. “Abbiamo il controllo totale dello stretto di Hormuz” e “siamo in una posizione di forza nei negoziati”, ha rivendicato Trump. Nel frattempo, i media iraniani sostengono che una petroliera della Repubblica islamica sarebbe riuscita a forzare il dispositivo navale statunitense attraversando lo stretto per raggiungere l’isola di Isola di Kharg.
Per il presidente Usa è condizione necessaria la liberazione di otto donne iraniane che rischierebbero l’impiccagione. Un gesto che il presidente americano ha indicato come possibile segnale distensivo: “Sarebbe ottimo inizio dei negoziati”. Teheran ha tuttavia smentito che le donne siano condannate alla pena capitale. In questo contesto di forte incertezza, i mediatori di Pakistan, Egitto e Turchia hanno intensificato i contatti diplomatici nel tentativo di convincere la delegazione iraniana a partecipare all’incontro di Islamabad, “definito cruciale” dal ministro pakistano Attaullah Tarar alla vigilia della scadenza del cessate il fuoco. La tregua è stata estesa dal presidente americano per un periodo che, secondo diversi osservatori, potrebbe rivelarsi indefinito. “Considerato che il governo dell’Iran appare gravemente frammentato, circostanza peraltro non inattesa, e accogliendo la richiesta di Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere il nostro attacco contro l’Iran finché i suoi leader e rappresentanti non saranno in grado di formulare una proposta unitaria”, ha dichiarato Trump. Nessuna data è stata fissata per la ripresa dei negoziati. Resta invece confermato l’ordine alle “forze armate di mantenere il blocco e, sotto ogni altro aspetto, di restare pronte e operative”.
PASDARAN: SEQUESTRATE DUE NAVI MSC
Le guardie rivoluzionarie hanno sequestrato due navi nello stretto di Hormuz. Le imbarcazioni sarebbero la nave portacontainer Msc Francesca e la Epaminondas, già precedentemente colpite dai pasdaran. Secondo l'agenzia Tasnim le navi avevano “messo in pericolo la sicurezza marittima operando senza i permessi necessari e manomettendo i sistemi di navigazione”. Le due mercantili non erano “conformi”, e sono state scortate fino alle coste iraniane. I pasdaran, inoltre, hanno affermato di aver colpito una terza nave, Euphoria, rimasta incagliata al largo della costa.
Aggiornato il 22 aprile 2026 alle ore 13:25
