Henry Kissinger con la morale ci si puliva le scarpe. In Cile voleva togliere di mezzo Allende. Pinochet era un macellaio? Lo sapevano anche a Washington. E allora? Il 19 novembre 1970 Kissinger era seduto al Comitato 40 mentre la Cia illustrava un programma clandestino per indebolire il governo cileno. Cinque anni dopo, sotto Pinochet, i Chicago Boys mettevano mano all’economia. Friedman sullo sfondo e i generali che facevano sparire gli oppositori. Aveva tanti scheletri nell’armadio che bastava aprire un cassetto per far saltare in aria una conferenza sui diritti umani.
“Vuoi la morale? Vai in chiesa! Qui si fa politica estera!”
Luglio 1971. Kissinger vola segretamente a Pechino. Dall’altra parte c’è Zhou Enlai, il primo ministro di Mao. Mao! Milioni di morti, la Rivoluzione culturale, il comunismo cinese nella sua versione più feroce. E Henry che fa? Si siede e tratta.
Nel febbraio 1972 Nixon arriva in Cina.
Maggio, Mosca: Nixon e Brežnev firmano Salt I. I due giganti comunisti si detestavano e gli americani avevano deciso di approfittarne. Aveva un obiettivo e sapeva dove andare a mettere le mani.
Ottobre 1973. Guerra dello Yom Kippur. Israele combatte contro Egitto e Siria. Kissinger si infila nella crisi e comincia a fare la spola fra le capitali.
Gennaio 1974, accordo di disimpegno con l’Egitto.
Maggio, accordo con la Siria. A Damasco deve vedersela con Hafez al-Assad. Un dittatore. Un altro! Che facciamo, Henry? Gli mandiamo Amnesty International? No, gli facciamo firmare un accordo.
Adesso Trump vuole sedersi con Putin e Xi Jinping per discutere di armi nucleari. Il 19 ottobre ha detto di essere disponibile. A novembre potrebbe esserci un incontro in Cina. Washington, Mosca e Pechino allo stesso tavolo. Putin ha invaso l’Ucraina, Xi non è esattamente un campione del pluralismo. E quindi?
E poi ci sono queste dannate elezioni ovunque! La Cina ha già fatto sapere che non intende accettare negoziati a tre alle condizioni americane.
Ecco il problema. Bisogna trovare qualcosa da mettere sul tavolo. Qualcosa che interessi anche a Pechino. Una concessione, una garanzia. Roba sporca, eh? Si chiama negoziare.
Intanto a Teheran si fanno quattro risate. Il 20 ottobre Reuters ha raccontato che, secondo alti funzionari iraniani, il regime stava tirando per le lunghe i colloqui con Washington per indebolire Trump prima delle elezioni di questo 3 novembre. Altro che dialogo fra gentiluomini! Kissinger avrebbe riconosciuto immediatamente il trucco. Anche lui ne aveva combinati abbastanza.
E Putin? Si è legato a Pechino mentre Washington cercava di isolarlo. La Cina compra energia russa e Mosca trova uno sbocco per le proprie esportazioni. Kissinger aveva sfruttato la rottura fra Mao e Brežnev. Adesso la faccenda è più complicata. Xi non ha bisogno di Washington come ne aveva bisogno la Cina del 1971. E Putin non è Brežnev. Ma qualcuno dovrà pur capire che cosa tiene insieme quei due e dove potrebbero cominciare a pestarsi i piedi. A meno che non preferiamo aspettare che diventino democratici.
“Se vuoi la libertà, allora la trovi dove ci sono i soldi!”
Roy Cohn, l’avvocato di McCarthy e mentore di Trump, interpretato da Al Pacino in Angels in America, avrebbe capito il linguaggio. Nella vita reale sosteneva gli Israel Bonds, i titoli destinati a finanziare Israele. Denaro. Potere. Il Cile di Pinochet aveva affidato ai Chicago Boys una trasformazione economica radicale. Privatizzazioni, mercato. Sotto una dittatura! Eccoli, i paradossi che fanno impazzire i moralisti.
Attenzione, però: Kissinger non aveva spedito Friedman a Santiago con una valigetta di ricette liberiste. Gli interessava impedire che il Cile diventasse un’altra pedina sovietica. E ci voleva il mercato!
Marzo 1971, Pakistan orientale. Il console americano Archer Blood denuncia i massacri dei civili. Kissinger ne parla con Nixon e liquida la richiesta di condanna. Il Pakistan gli serviva per aprire la porta della Cina. Dicembre 1975, Giacarta. Il generale Suharto annuncia a Ford e Kissinger che potrebbe intervenire a Timor Est. Kissinger gli raccomanda di fare in fretta. L’invasione parte il giorno dopo.
Cambogia? Bombardamenti americani. Vietnam? Un disastro. Cile? Abbiamo visto. C’era abbastanza materiale compromettente da tenere occupati gli storici per generazioni. Il Nobel per la pace del 1973 non cancellò un bel niente. Le Duc Tho, il negoziatore nordvietnamita, rifiutò persino il premio.
Ma nel 1972 Kissinger era riuscito a portare Nixon sia a Pechino sia a Mosca. Nel 1974 trattava con Assad. E mentre i suoi detrattori gli presentavano il conto delle porcherie, lui continuava a parlare con uomini che mezzo mondo avrebbe voluto vedere davanti a un tribunale.
Trump vuole parlare con Putin e Xi. Gli iraniani hanno cercato di fregarlo al tavolo dei negoziati. Kissinger è morto a cent’anni, nel 2023. Con tutti quegli scheletri nell’armadio, il vecchio avrebbe avuto parecchio da raccontare. È così che si sta al mondo!
Aggiornato il 03 novembre 2026 alle ore 09:52
