Uno spettro si aggira per L’Italia: l’ideologia del mater-nismo dialettico
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Sassolini di Lehner

Gallina rossa non fa buon brodo, fa brodaglia. Tra i comunisti italiani Giorgio Amendola spiccò per acume politico, modica quantità di faziosità e molto buon senso. Nel 1964, quasi trent’anni prima di Bettino Craxi, lanciò l’idea di un grande partito socialista attraverso l’unificazione di Pci, Psi, Psdi. I trinariciuti delle Botteghe Oscure fermamente e duramente sconfessarono il blasfemo, che attraverso quel progetto bestemmiò di fatto l’antisocialismo ossessivo compulsivo, incarnato dal santissimo Vladimiro Lenin. In maniera diversa, certamente più ipocrita, diranno di no anche a Bettino.

Occhetto e D’Alema respinsero la proposta dell’Unità socialista, “certo allettante”, sussurrarono, “purtroppo irrealizzabile, poiché la base giammai l’accetterebbe”. Ebbene, l’infingardaggine si verniciò di ridicolo, riferendosi a quella stessa base da sempre avvezza ad eseguire tassativamente l’ordine del vertice, financo a votare compatta per lo scemo del villaggio se il partito l’avesse candidato. La base non si prese licenza di libero sganasciamento, neppure quando Giorgio Napolitano raccontò la storiella della pace nel mondo garantita dal sangue dei 100mila studenti e operai ammazzati nel 1956 a Budapest. Lo zoccolo duro del Pci, insomma, non dissentiva mai e quando quattro gatti lo fecero, non accettando il compromesso storico, allora finirono per fondare le Brigate rosse. Per gli immarcescibili trinariciuti, accecati dal leninismo, l’idea di un partito socialista occidentale fu e rimarrà una bestemmia.

Infatti, traslocando dal Pci, in tutte le nuove denominazioni (Pds, Ds, Pd) evitarono come il fuoco l’aggettivo “socialista”. Karl Kautsky “rinnegato” fu e così resterà per sempre. Amendola fu un vero riformista, non una barzelletta alla Matteo Renzi e nemmeno un siparietto da azzeccagarbugli alla Giuseppe Conte. Davanti alle continue manifestazioni, scioperi e occupazioni di scuole e atenei – dal 1968 al 1977 si preparò il passaggio dal foulard di seta rossa al mitra delle brigate rosse – Amendola traumatizzò l’esercito dei malpensanti di sinistra, affermando alto e forte: “A scuola si va per studiare... lo studio è il vero dovere rivoluzionario”. Oggi, assistiamo allo strazio di mamme che, invece di educare, dirozzare, incivilire, esortare all’impegno scolastico i figli, scendono in piazza a mo’ di scudi umani per sostenere i pargoletti contestatori.

Patetiche o ridicole per il loro mammismo? No, si stanno soltanto liberando dalle piume di gallina. Pur in assenza di guerra civile con le armate bianche, interpretano fuori tempo la femmina bolscevica degli anni 1918-1920. All’epoca, il primo obiettivo del Женотдел (Dipartimento delle donne) fu la militarizzazione femminile a sostegno dell’Armata rossa. La donna al fronte si sarebbe affrancata dai vecchi terrificanti pregiudizi tipo Курица – не птица, баба (женщина) – не человек (La gallina non è un uccello, la donna non è un essere umano).

L’emancipazione trovò l’habitat ideale nei Женские батальоны смерти (Battaglioni femminili della morte) addetti all’ aiuto e alla cura cameratesca e materna dei soldati. Oggi, le mamme dell’Armata rossa al tortellino in brodo di gallina si emancipano, difendendo da chiocce i figliuoli, in primo luogo dal sapere, quindi dalle forze dell’ordine, descritte come violente e brutali. Entrate perfettamente nella parte, le signore di lotta e di casino in piazza vestiranno di rosso. Ci sta benissimo nella sinistra mai evoluta che i manifestanti, più o meno violenti, magari a favore della “polizia morale” iraniana, pro Corano, Hamas, 7 ottobre, in nome della shar’ia per tutti, considerino spietati sgherri gli onesti, bravi, stoici lavoratori di polizia.

Ai sinistri e ai cattocomunisti che si riempiono la bocca di poveri e di dialogo con i giovani teppisti, cioè di significanti senza significato, andrebbe ricordato che poliziotti e carabinieri sono i veri proletari, in gran parte di origine contadina e meridionali, che, per giunta, rischiano la pelle e le nemesi togate, per mantenere accessibili e vivibili le nostre piazze e strade. Cinquant’anni fa, cercai, invano, di convincere l’estrema sinistra (Lotta continua, Il Manifesto, Democrazia proletaria) che Ps non faceva rima con Ss, ma con sicurezza, libertà, diritti, giustizia e civiltà. E che i lavoratori di polizia, rispetto al lavoro e al salario, stavano molto peggio degli operai.

Credo che Amendola, essendo persona rispettosa, non avrebbe dato della stronza o della курица alla mamma-soldato del battaglione della morte, allattante il suo bamboccione ventenne, ma ne avrebbe contestato il diseducante lenin-mammismo. Codeste signore che lanciano il cuore oltre la siepe per continuare a coccolare in culla fanciullini barbuti e viziati dànno, peraltro, ragione a un giovane pastore che, pascolando le pecore sui monti sibillini vicino a Fiastra, ogni tanto ripeteva: “Le mamme so’ danni”. Gli chiesi conto, ma rispose con una smorfia. Chissà? Forse, l’aria di montagna diede al pastorello la dote di presagire i devastanti danni delle avanguardie neobolsceviche del mater-nismo rosso-dialettico. In ultimo è doveroso precisare che la gallina, di contro a tanti proverbi, possiede un cervello da scienziato. Ne ricordo personalmente una, gelosa delle sue uova, depositate chissà dove, capace di traiettorie geniali ideate per depistare i tapini investigatori del nido.

Aggiornato il 03 novembre 2026 alle ore 09:40