Il marciume del Terzo mondo che devasta casa nostra
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La devastazione, le vetrine dei negozi distrutte, il saccheggio. Fuori è tutto demolito, per strada il campo di battaglia: cassonetti e cestini a fuoco, transenne, sampietrini e segnali divelti usati come armi da scaraventare, in un impeto anarchico di violenza cieca, contro le forze dell’ordine. Nessuna volontà di manifestare per qualcosa, solo la voglia di utilizzare la scusa del fuoco su cui qualcuno ha soffiato, per razziare.

Hanno il volto coperto, i codardi. Ragionevolmente son quasi tutti minorenni arrivati dalle periferie e da altre città dell’hinterland. A Milano (e a Torino e a Bologna) è un’orda barbarica che demolisce tutto quel che trova, ruba quel che può nei negozi, distrugge la città, deturpa, saccheggia, filma e pubblica sui social. Sono immagini impressionanti e post-apocalittiche. È il caos totale.

In alcuni casi, sabato, alla loro testa c’erano dei professori liceali ideologizzati intenti a bloccare i cordoni di pubblica sicurezza: no, maestrini, si devono fermare gli scalmanati, non la polizia. Carlotta Cossutta, per esempio, docente e possibile candidata alle primarie del centrosinistra per Milano, è netta e dà la misura ideologica: “Se cinquemila giovanissimi, per lo più minorenni, scendono in piazza, la politica ha il dovere di abbandonare i mantra di condanna e aprire le orecchie per ascoltare quello che questa generazione sta chiedendo. Ciò che si è riversato in piazza oggi a Milano non è un gruppetto di facinorosi, bensì la giusta rabbia di ragazzi a cui la politica sta togliendo il futuro”.

Ma perché continuate a mandare i figli alla scuola pubblica? Ad imparare cosa? “La meglio gioventù” la definiva qualche giorno fa Ilaria Salis, guardando alla Francia e auspicando - da grande esperta di violenza politica qual è - la rivolta anche in Italia. Accontentata.

Adesso contiamo i danni dei “rivoluzionari” che presentano il conto alla collettività. I criminali nelle piazze e per le strade del Paese, a Milano su tutte, sono bande di migliaia di maranza che si danno appuntamento rispondendo alle convocazioni online; è il marciume del Terzo mondo che si vanta di aver spaccato tutto, senza particolari resistenze (la polizia ha le mani legate, altrimenti passa i guai), mentre brucia il tricolore. Il suono del corno che segna l’inizio degli scontri è il solito grido di battaglia del mondo violento degli anarco-comunisti, degli antagonisti e, giocoforza, per assimilazione ormai anche dei pro-Pal: “Tout le monde deteste la police”. Non sono altro che delinquenti e teppisti in kefiah, infatti al corteo che sulla carta avrebbe dovuto riguardare il caro vita, il caro carburanti e in ogni parte d’Italia per qualche altro problema, oltre ai passamontagna portano qualche bandiera della Palestina.

Le scene cui abbiamo assistito non hanno nulla a che vedere né con la protesta sociale, né con i movimenti studenteschi: sabato e domenica sono andate in scena due giornate di guerriglia urbana ben coordinate da un’organizzazione che travalica i confini statali e che sta preparando la guerra civile in Europa partendo dalla Francia ed esportandola anche in Italia.

Non è un caso che molti degli slogan utilizzati fossero in francese; non è un caso se le scuse politiche di piattaforma siano le stesse. E non è un caso neanche che il modus operandi strategico sia lo stesso, in Italia come in Francia: la regia della devastazione e della guerriglia in mano agli antifa, le operazioni da cani sciolti in mano ai maranza che rivendicano la conquista nel nome di Allah, manovalanza etnica fomentata da organizzazioni che usano l’immigrazione come arma di pressione sull’Europa.

Ecco a che cosa è servito alla sinistra favorire l’invasione: non solo a importare lavoratori a basso costo per raccogliere i pomodori - come rivendica senza remore Bonaccini - ma anche per rimpolpare le fila dell’esercito dei destabilizzatori sociali.

Siamo ad un passo dal baratro: a separarci dal grado di devastazione della Francia rimane suppergiù un decennio di immigrazione islamica e africana indiscriminata condita dalla narrazione patinata del globalismo. O si cambia subito, o bruceranno anche i nostri campanili, come a Limoges, e vedremo il velo sulle statue.

Di questa evidenza politica ve ne parlo da tempo. È la saldatura tra le organizzazioni di estrema sinistra e quelle dell’islamismo radicale che hanno deciso di portare avanti i propri obiettivi unendo le forze su una strategia comune: il caos e il terrore. Islamisti e comunisti a lavoro insieme per sfasciare la pace sociale.

L’immagine più precisa è quella del primo giorno di proteste in Francia: il sindaco che interviene per proteggere gli sfasciatori dalle operazioni di polizia e che, insieme a loro, dà alle fiamme i cassonetti pagati dai contribuenti della città che amministra. L’anti-Francia e l’anti-Italia insieme alla non-Francia e alla non-Italia: immigrati di seconda e terza generazione delle banlieue francesi e dei ghetti periferici fuori Milano, una parte d’Europa che rivendica la volontà etnica di non volersi integrare; gli oicofobi europei che abbracciano la religione dell’immigrazionismo e del multiculturalismo, che detestano il concetto di Nazione, di Patria, di confine, disconoscono le proprie radici, odiano addirittura il colore della propria pelle perché per loro essere bianchi significa essere intrinsecamente colonialisti e razzisti.

Europa, svegliati! Stai bruciando per mano di criminali preparati all’uopo da una becera sinistra che ha preparato il terreno con anni e anni di narrazione no borders e di falsa propaganda sull’integrazione: prima ha lasciato che venissimo invasi, adesso ci scaglia addosso gli effetti dell’invasione. E così dei ragazzini hanno devastato le nostre città sentendosi dalla parte giusta. A questo son serviti i facili cantori del buonismo europeo, a questo son servite le porte aperte del “perché sì”. Hanno fatto entrare il diavolo, adesso ci teniamo l’inferno.

Raccontare i barbari ormai è superfluo. Adesso è il momento delle soluzioni.

Innanzitutto, devastare economicamente i responsabili dei danni materiali. Se distruggi, paghi. Se sei minorenne, pagano i tuoi genitori. Non puoi pagare? Galera. Non hai titolo per stare in Italia? Rimpatrio immediato.

Secondo: crocifiggere alle proprie responsabilità gli organizzatori: chi promuove, organizza, finanzia o protegge i criminali deve risponderne davanti alla giustizia. Sento già la Cgil che trema.

Terzo: epurare le scuole dalla propaganda ideologica, allontanare chi usa la cattedra in maniera non laica, tornare a formare cittadini liberi, non creare dei militanti.

Quarto: massacrare politicamente i responsabili ideologici. I mentori che alimentano l’odio e trasformano i delinquenti in eroi devono assumersi le responsabilità delle loro azioni, delle loro narrazioni, del loro soffiare sul fuoco delle fratture sociali.

Come sempre, anche oggi all’indomani dei fattacci del Nord Italia hanno intessuto odi assolutorie dei loro “baby rivoluzionari”: dai salotti perbene non hanno perso un attimo per raccontare della bontà dei moti, di sentimenti incendiari da accogliere con favore, di maranzismo travisato e confuso con qualche tipo di elucubrazione sociologica e qualche predicozzo sulle devianze giovanili.

Cazzate. Ci marciano. Non bisogna dar loro retta: in realtà sono solo i principali interpreti della linea progressista europea in materia migratoria, i soliti noti della sinistra immigrazionista che per anni hanno profuso lezioni di inclusività e finta integrazione e ci hanno raccontato di come i migranti oggi rappresentino “l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà uno stile di vita molto diffuso per tutti noi”.

Niente più, niente meno che il mondo al contrario. Boldrini, mi leggi?

Aggiornato il 20 ottobre 2026 alle ore 17:29