Sassolini di Lehner
Oltre 57 anni di galera confermati in Appello per 7 imputati di estrema destra appartenenti a Forza Nuova. Roberto Fiore, Giuliano Castellino, Salvatore Lubrano, Luigi Aronica, Luca Castellini, Pamela Testa e Lorenzo Franceschi parteciparono ai disordini, 9 ottobre 2021, nel corso della manifestazione No Green pass inerente alla legge marziale sul Covid. Inoltre, gli scellerati causarono oltraggi e danni alla sede della Cgil. Alla fine, i reati contestati e sanzionati con più di 8 anni per ciascuno di loro sono stati:
1) Devastazione e saccheggio aggravati;
2) Resistenza a pubblico ufficiale;
3) Istigazione a delinquere.
Dura lex, sed lex. Nulla da obiettare. Resta soltanto il dubbio delle aggravanti, forse non proprio da codici, quanto ideologiche. È solo una perplessità, magari discutibile, riguardo l’eventuale supplemento di antifascismo militante. In effetti, i condannati qualche nostalgia la dimostrano colpevolmente da sempre. Comunque, giustizia è fatta, punto e basta. Si potrebbe chiudere con un “chissenefrega”, ma la memoria incalza. Infatti, non risultano condanne così pesanti negli innumerevoli casi nei quali a devastare, saccheggiare, manifestare con violenza, istigare e resistere ai pubblici ufficiali furono pro-Pal, anarcoleninisti, centri sociali, veterocomunisti ed altri “isti” o teppisti in formato orde barbariche e luddiste. In aggiunta al vandalismo di sinistra, s’è talora sommata anche la violenza del sedicente “femminismo”, con o senza la premessa “trans”.
La parità non è acqua, quindi grazie alle quote di genere anche Attila si può vestire di rosa. Il “diritto all’aborto”, tuttavia, non è anche un credibile dovere morale, sia pure col titolo progressista. In ogni caso non autorizza a ledere i diritti costituzionali di altri più attenti alle ragioni del βίος che alle motivazioni del θάνατος. Ad esempio, non si ricordano severe sanzioni a quanti intolleranti hanno più volte minacciato, imbrattato, attaccato e devastato – circa 15 volte – i locali del movimento “Pro Vita & Famiglia”. Basta citare solo l’incursione del 25 novembre 2023: 200 persone, non sempre soltanto quote rosa, molte addirittura a viso coperto come banditi, assaltano la sede nazionale di “Pro Vita” di viale Manzoni 58 C (Roma), lanciando pietre, bottiglie, fumogeni, finanche un ordigno che per caso non esplode, danneggiando i locali, le vetrine e le saracinesche.
Da parte della Digos, divisione della Polizia di Stato addetta a prevenire terrorismo ed eversione, vengono evidenziate “azioni delittuose premeditate per costringere le forze dell’ordine ad abbandonare la protezione della sede”. La “vendetta trans-femminista” viene, peraltro, non dissimulata, bensì vantata e rivendicata pubblicamente sui social, mentre proseguiranno negli anni successivi attacchi, sfregi, devastazioni.
Insomma, stante anche il perdurare della mania persecutoria contro “Pro Vita”, in un Paese normale ci si aspetterebbe una qualche forma di intervento legale in difesa del diritto ad esistere ed a manifestare il pensiero. Invece, pochi giorni fa, ottobre 2026, in luogo di Dura lex, sed lex, la procura di Roma ha richiesto non i rinvii a giudizio per l’incursione del 25 novembre 2023, bensì l’archiviazione. Viene in mente la Costituzione, sempre invocata da Anm e Csm, dove all’articolo 21 sta scritto: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Leggendo l’intero articolo non si trova alcun accenno al fatto che “Pro Vita” sia stata esclusa da tale diritto dai padri costituenti.
Aggiornato il 09 ottobre 2026 alle ore 09:42
