L’immigrato delinquente, meglio di Lenin, ci detta il

Sassolini di Lehner

Sua maestà il Sultano del paradosso impone di rendere omaggio al pericoloso delinquente islamico di nome Mohammed Saidi. La sua vicenda è, infatti, eloquente, emblematica, ben oltre la didattica e la pedagogia. Il magistrale Saidi docet. L’algerino viene fermato dalla polizia per tentato furto aggravato e danneggiamenti, quindi giudicato per direttissima, sanzionato soltanto col divieto di dimora a Milano, immediatamente rimesso in libertà. Passa una manciata di ore. Il tempo di sgranchirsi le gambe e Mohammed, neppure spettinato dal giudice, si sente autorizzato alla qualunque. Perciò, aggredisce una ragazza marocchina appena intravista. Prima a parole, indi, da autentico misogino assassino la prende a cazzotti e, infine, le sfregia a coltellate labbra e gota, con danni permanenti per la povera vittima. Viene di nuovo arrestato.

Quanti minuti passeranno prima che Mohammed possa tornare a piede libero e commettere altri crimini cruenti? Eppure, il cittadino algerino va ringraziato, perché ha ribadito alcune storture da correggere hic et nunc da parte dell’Esecutivo e del Parlamento. Intanto, il Legislatore dovrebbe eliminare tutte quelle leggi buoniste che garantiscono ai migranti, ai clandestini, agli spacciatori, ai micro e macrocriminali importati di vedere il carcere solo per poche ore o mai. La galera, al momento, è riservata soprattutto ai colletti bianchi, ai politici, agli industriali, ai capitalisti padroni delle ferriere, ai gestori delle gioiellerie rapinate, agli indiziati di reati inventati, essendo costoro colpevoli a priori come insegnò la giustizia bolscevica. teris Stučka, che ebbe la fortuna di defungere nel 1932, anticipando di un soffio la pallottola alla nuca destinatagli dal boia Andrej Januar'evič Vyšinskij (il comunista più puro che ti epura), rimane la fonte della giustizia “democratica”. Il giurista lettone, infatti, riteneva che il proletario, quand’anche ladro o assassino, vada rieducato non incarcerato, essendo innocente di natura, mentre il borghese o il kulak (il contadino ricco – ma bastava possedere più di cinque polli per passare per nababbo), anche in assenza di reati, è socialmente pericoloso, ergo colpevole a priori, quindi da sanzionare duramente.

Governo e Parlamento, dopo aver cassato tutte le scorie del buonismo e del bolscevismo giuridico, dovrebbero approntare norme scritte in modo impeccabile, a morfologia e sintassi incatenate, tali che non possano con facilità essere creativamente eluse dalla magistratura di lotta e di governo, comunque, di fatto, antisistema liberaldemocratico, nonché borghese-capitalistico. Mi riferisco a quanti spacciano il doveroso rispetto della Costituzione, peraltro stiracchiata a piacimento come l’oscena pelle, agitandola in foggia di ariete per abbattere ogni residuale robusto portale della Nazione. Ben venga anche la remigrazione, ma fattibile subito, non a parole, non a futura memoria.

Tuttavia, non basterebbe nemmeno la remigrazione, in mancanza di una severa restrizione dell’accoglienza, tuttora sbracata ed esponenziale. L’Italia ha il diritto e il dovere di difendere territorio e cittadini, financo gli stranieri perfettamente integrati e produttivi, ad esempio, da quanti africani ed asiatici condannati e amnistiati che arrivano da noi con la convinzione, anzi la certezza, che leggi, giudici, Istituzioni, accoglioni, lucratori umanitari, medici mendaci, avvocati affamati, clero cattocomunista e pontefici alla moda garantiranno loro licenza di delinquere, spacciare, rubare, rapinare, ferire, uccidere. Pure gli scafisti da noi vengono assolti. Bisognerebbe, infine, a corollario di tali urgenti riforme, ideare leggi che puniscano non solo lo spacciatore ma anche il consumatore, alla luce della mortalità e delle tragedie causate dai tossicomani.

Quanti innocenti pedoni periscono sulle strisce pedonali a causa delle strisce inalate dagli investitori? Quando la libertà personale diviene licenza di uccidere, allora va limitata. Non è possibile che attraversare una strada, specie per gli anziani, sia divenuta una estrema rischiosa sfida adrenalinica. Del resto, suona ridicolo tanto vociare sui cartelli della droga, sui sequestri di quintali di sostanze, quando è proprio la crescente domanda che accresce la grande offerta. El Chapo, appena evaso dal carcere, non a caso incontra Sean Penn. A Joaquín Guzmán, il bassotto del cartello di Sinaloa, la condanna all’ergastolo. Ai bassotti di Hollywood i premi Oscar. Altrettanto patetica ed insoffribile appare la magniloquente retorica della lotta alle mafie, ignorando che i primi associati e finanziatori, magari, politici, artisti, cantanti, giornalisti, pontificatori televisivi, professionisti dell’antimafia, financo togati, sono proprio i consumatori di stupefacenti, i quali rendono ricca, potente e ramificata la criminalità organizzata. Grazie, dunque, esimio Mohammed, per averci rammentato, meglio di Nikolaj Černyševskij, ripreso da Vladimir Il’ič Ul’janov, il “che fare”?

Aggiornato il 13 luglio 2026 alle ore 10:06