L’Italia: da cicala a formica
Foto: Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica)

Occorre dare atto al governo di centrodestra di aver continuato a perseguire una politica saggia e lungimirante di risanamento delle finanze pubbliche, anche con la legge di stabilità per il 2027, nonostante l’anno prossimo ci saranno le elezioni politiche generali e il nuovo Parlamento sarà chiamato ad eleggere il nuovo capo dello Stato in sostituzione di Sergio Mattarella. La legge finanziaria, che a giorni approderà in Parlamento, è stata, ancora una volta improntata alla massima prudenza e al rigore. Politiche di bilancio che sono state attuate in tutta la XIX legislatura, per ripristinare la fiducia dei mercati finanziari e per raggiungere l’obiettivo di contenere il deficit/Pil al di sotto del 3 per cento e uscire dalla procedura d’infrazione Ue per debito eccessivo.

Il primo esecutivo Meloni, coadiuvato da un accorto ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, potrà rivendicare, davanti al popolo sovrano, di aver operato nell’esercizio del governo da statisti che “guardano alle prossime generazioni e non da politici che guardano alle prossime elezioni”. Hanno dimostrato con i fatti che governare comporta delle responsabilità nei confronti dei cittadini e degli impegni assunti con l’Unione europea. È facile per le opposizioni chiedere più spesa pubblica senza considerare l’indispensabile equilibrio di bilancio. È assurdo che le opposizione contestino al governo la pianificazione di una riduzione del personale scolastico quando il numero degli studenti si riduce in conseguenza di sempre minori nascite. A meno nascite corrispondono meno studenti, meno classi e quindi meno docenti. Se l’inverno demografico dovesse continuare e non si riuscirà ad invertire la tendenza, entro il 2040 il personale docente, in rapporto agli studenti, si dovrà ridurre di qualcosa come 150mila insegnanti.

Il mantra, ormai stantio, di maggiori prelievi fiscali da chi lavora e produce ricchezza da elargire a chi vive di provvidenze pubbliche è pericoloso per una nazione che ha già la pressione tributaria tra le più alte del mondo. Se, nella malaugurata ipotesi, vincessero le elezioni: la sinistra, l’estrema sinistra, gli scapigliati dei 5 stelle e la foglia di fico dei cosiddetti centristi; l’Italia ritornerebbe ad essere il paese delle cicale con effetti devastanti sui conti pubblici. In un mondo occidentale che si caratterizza per l’iper indebitamento degli Stati, tornerebbe a salire lo spread sui titoli del debito pubblico, aumenterebbero ulteriormente i tassi d’interesse con conseguenze disastrose sull’economia reale. È assolutamente indispensabile saper comunicare all’elettorato passivo che nelle condizioni oggettive in cui ha dovuto operare l’esecutivo di centrodestra i risultati conseguiti dal governo sono veramente straordinari.

Il governo di centrodestra ha dovuto porre rimedio alla devastante: eredità del Superbonus 110 percento, del reddito di cittadinanza, alla crescita esponenziale del prezzo dell’energia prodotta da fonti fossili causata dalla guerra tra la Federazione russa e dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Se gli elettori comprenderanno il grande lavoro svolto nella legislatura dal centrodestra e l’attuale compagine governativa sarà premiata alle urne il Paese ha posto le basi per una crescita sana e duratura.

Aggiornato il 03 novembre 2026 alle ore 10:08