La legge di bilancio inizia a prendere forma, sebbene il ministro Giorgetti, si legge da La Stampa, in un editoriale di Veronica De Romanis, pare attenda l’esito delle trattative a Bruxelles condotte dalla premier Meloni, per mettere giù i numeri definitivi. Numeri che riguardano solo il fronte della spesa, sostenuta con più debito, e non per effetto della crescita, che è asfittica da molto, troppo tempo in questo Paese, e che le previsioni prevedono ancora tale a lungo.
Una delle misure sulla quale si concentrerebbero gli sforzi economici del governo, sarebbe l’aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. Una misura certamente gradita a molti lavoratori che sono l’ossatura di questo Paese, ma come al solito si tratta di misure previste per chi nel mercato lavorativo e produttivo c’è già, mentre non si guarda mai abbastanza a come ampliare la platea.
Varrebbe dunque la pena investire del tempo per la redazione di alcune norme -contenute nella legge di bilancio - di semplificazione per l’accesso alle professioni, per l’iscrizione agli albi e registri (ci piacciono tanto in Italia, ma servono spesso a mantenere in piedi burocrazie, a creare sacche di potere che pochissimo valore aggiungono alla produzione economica, anzi, fior fiore di studi dimostrano l'esatto contrario. Sarebbe una battaglia, quella della abolizione degli ordini, di alcuni registri, che ogni liberale vorrebbe vincere, ma per questa legislatura ci si accontenterebbe volentieri di una bella sforbiciata delle barriere all’ingresso, di una cancellazione degli oneri burocratici e dell’anticipo di tasse e tributi per poter iniziare, per arrivare stabilmente ad un reddito che consenta di intraprendere progetti di futuro che non siano legati a mancette di stato). Non a caso Confindustria ha chiesto interventi per agevolare acquisizioni o fusioni aziendali.
Perché dunque non concentrarsi sul capitale umano magari under 30? Se un giovane vuole aprire un’attività ha talmente tante pastoie burocratiche, necessità di ricorso a professionisti, intermediari, consulenti, con il rischio che ognuno di questi passaggi comporti la commissione di un errore con conseguenti multe, sanzioni etc, che nessuno, a meno che non sia folle, o non erediti, si guarda bene di diventare lavoratore autonomo o imprenditore.
Né soprattutto ci può diventare se non ha una congrua somma da investire per tutte le incombenze burocratiche che devono – peraltro – necessariamente svolgere consulenti abilitati. Tutte attività preliminari che di fatto fanno passare la voglia a chiunque di intraprendere in Italia, spingendo soprattutto i giovani che hanno gli ostacoli più alti da superare ad andare dove poter intraprendere è facile, semplice, redditizio e magari anche lontano da certi fenomeni malavitosi.
Insomma, diventa comprensibile se i giovani si aspettino più che altro che qualcuno un lavoro glielo dia, piuttosto che crearselo. Se dunque non ci saranno misure volte ad aumentare la platea degli agenti economici nel territorio, sarà sempre e solo il giochino di guardare a quelli che nel recinto protetto ci sono e non ad allargarlo, quel recinto.
Si sente spesso parlare di comfort zone, di uscirne, di allargarla. Ecco, lo faccia anche il governo, ampli la possibilità di entrarci facilmente e a costo zero, in uno dei tanti mondo lavorativi possibili, o ancora da venire, lasci intraprendere, rinunciando magari a prelevare in anticipo tasse, tributi, oneri e contributi come fa, vessando il resto della popolazione, smetta di imporre obblighi che servono più a far “lavorare” una pletora di intermediari che però non aggiungono alcun valore ulteriore al processo produttivo, e si concentri su pochi oneri importanti (legati alla sicurezza o all’ambiente, due valori che dovrebbero essere imprescindibili per chiunque, ma è negli strumenti per raggiungere tali obiettivi che si determinano le differenze politiche, e conseguentemente i successi o gli insuccessi).
Smetta di prevedere sanzioni del tutto sproporzionate per errori di natura formale, che oggi in molti settori possono essere compiuti perché la farraginosità delle norme è arrivata ad un livello tale da poter essere rappresentato solo come un enorme nodo gordiano.
Si spinga su incentivi all’innovazione (si, anche in campo europeo, invece di riferirsi al criterio della spesa storica per finanziare capitoli di spesa europei che risultano semplicemente anacronistici e orientati al passato, senza alcuna cura per il futuro), si gettino le basi per un’idea di futuro almeno a 10 anni.
È l’ultima manovra di bilancio a firma dell’attuale inquilino di via XX Settembre (i rumors lo danno non ricandidato alle prossime elezioni), osi, liberi almeno una parte degli italiani da lacci e lacciuoli, premi chi crea lavoro e non lo cerca. Sarebbe cosa buona e giusta avere più neo-autonomi con la soglia attuale di tassazione, che aumentare la soglia a chi nel mercato del lavoro c’è già.
Perché oggi, anche per mettere un banchetto di vendita di castagne all’angolo di una strada è operazione complessa, guai a decidere di vendere limonate alla festa parrocchiale.
Aggiornato il 16 ottobre 2026 alle ore 13:43
