Suoni e colori dell’America Latina nelle opere dell’artista Lizeth Cruz
“Ottobre è il mese del colombiano migrante. Un’occasione per riconoscere gli sforzi dei colombiani che hanno costruito le loro vite fuori dal nostro Paese, e che, però, elevano costantemente il livello della nostra cultura e della nostra identità. Non c’è migliore maniera di celebrarlo che attraverso l’arte. Con quest’esposizione vogliamo aprire le porte del Consolato al talento della comunità colombiana nella nostra Circoscrizione. Chiediamo che questa sede diventi uno spazio per dare visibilità a tanti colombiani che, in diversi ambiti, omaggiano col loro lavoro, la loro creatività, la società che li ha accolti”. Così Ana Maria Bedoya, prima segretaria del Consolato di Colombia a Roma, ha inaugurato, presso la sede di Piazzale Flaminio 9, la mostra d’arte Il volto del colore (El rostro del color), personale dell’artista colombiana Lizeth Cruz. L’esposizione, realizzata col supporto del Consolato generale di Colombia, Colombia Nos Une, in collaborazione con l’associazione culturale Ayllu, presieduta dalla mediatrice culturale ecuadoriana Alexandra Tercero, rimarrà aperta al pubblico fino al 4 dicembre. Sarà possibile visitarla dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 13, nella sala d’attesa della sede diplomatica. “Nell’arte di Lizeth Cruz”, ha proseguito Bedoya, esprimendo profondo orgoglio per il talento della connazionale e lodandone costanza e perseveranza, “possiamo sentire un poco di Colombia. È un’identità che ci accompagna, a prescindere da quanto tempo siamo partiti”.

La stessa Cruz ha alle spalle un percorso formativo d’eccellenza, iniziato a Bogotá presso l’Academia de Artes Guerrero e perfezionato a Roma, all’Accademia di Belle Arti. “Ricordo con affetto, qui a Roma, la professoressa Veronica Piraccini – sottolinea l’artista – che ha trasmesso a noi studenti il senso profondo del colore e l’importanza dei contrasti tra luce e ombra per inquadrare la scena di ogni quadro”. Un legame, quello con la grande tradizione europea e italiana, profondamente radicato nella sua ricerca: “Per noi artisti latinoamericani il dialogo con maestri come Caravaggio, soprattutto per lo studio del chiaroscuro, resta un punto di riferimento fondamentale”. L’evento, presentato dalla mediatrice artistico-culturale Alexandra Tercero, ha svelato al pubblico una produzione pittorica ricca di messaggi di inclusione, identità e ricchezza cromatica. Come confermato anche dall’analisi del giornalista e critico d’arte Alfio Borghese (“Actualidad Latinoamericana” e “Vox Mundi wr”), che ha illustrato lo spessore delle opere in mostra, capaci di restituire pienamente le atmosfere dell’America Latina grazie a un uso potente del colore, inteso come veicolo essenziale delle emozioni umane. Dai quadri esposti – prevalentemente intensi acquerelli – emerge intatto lo spirito di libertà, allegria e armonia con la natura tipico della cultura latino-americana, capace di elevarsi oltre ogni contingenza o problema politico-sociale. Si tratta soprattutto di ritratti femminili di grande immediatezza emotiva, immersi nel verde di foreste e giungle popolate da farfalle e colibrì, simboli nativi di amore, gioia, resilienza e buona fortuna. All’inaugurazione hanno preso parte vari esponenti del panorama culturale, imprenditoriale e giornalistico romano come i curatori d’arte e fondatori di ArteCapitale Mario Tacinelli e Gino Rossi, Cristian Raponi, presidente della Nobile Accademia Leonina, l’imprenditrice italo-ecuadoriana Gladys Rosado (fondatrice del brand d’alta moda “Giemme Hats”), e la pr Francesca Violo. A testimoniare il valore d’integrazione e scambio culturale dell’iniziativa è intervenuto anche il giornalista Carlos Daboin.
Aggiornato il 19 ottobre 2026 alle ore 13:22
