“Berlusconi umanista. Il mito e i miti di un novecentesco”
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Francesco Giro, parlamentare emerito, già sottosegretario ai Beni e Attività culturali nell’ultimo Governo presieduto da Silvio Berlusconi (2008-2011), a figura e pensiero del Cavaliere ha dedicato ben 3 saggi, analizzanti il tema da angolazioni inedite. Nel secondo, “Silvio Berlusconi e la città ideale” (Roma, Gangemi Editore, 2024), Giro ha focalizzato quelli che – al di là delle possibili, sempre legittime, critiche all’azione politica del Cavaliere – sono stati gli importanti riferimenti culturali di tale percorso.

Ora il terzo libro, “Berlusconi umanista. Il mito e i miti di un novecentesco”, uscito sempre con Gangemi (introduzione di Antonio Tajani, Roma, 2026, 15 euro), approfondisce specificamente questo tema. Con una serie di capitoli che analizzano, da un lato, i miti – o meglio, le figure storico-culturali – determinanti nella formazione intellettuale di Berlusconi (e, come lui, di tantissimi giovani nati negli anni Trenta, poco più che bambini ai tempi di fascismo, Resistenza e nascita della Repubblica, ed entrati nella vita civile tra anni Cinquanta e Sessanta). Dall’altro, il mito dello stesso Berlusconi: figura che senz’altro ha avuto una forte presa sui mondi di imprenditoria, comunicazione e anche spettacolo, ma per la quale – precisa Giro – non è corretto parlare (come fatto, per decenni, dalla sinistra massimalista) di “berlusconismo", ma piuttosto di “una riflessione condotta da Berlusconi sulla modernità, attraverso il suo mestiere di imprenditore prima e il suo agire politico in seguito”. Ma sempre senza voler “gareggiare nel campo già tristemente calpestato dell’egemonia degli ismi, che lui detestava”.

Tra i “maggiori” del Cavaliere, ecco anzitutto Benedetto Croce, il filosofo idealista che libera però il sistema idealistico del maestro Hegel dalla sua rigida (e, aggiungiamo, ambigua) astrattezza: facendone una guida concreta per l’uomo, attore principale di una storia vista soprattutto come lotta per la libertà. Poi, Dante e Petrarca, primi grandi umanisti, volti soprattutto a costruire una nuova lingua, base primaria – come per altri Paesi europei – dell’indipendenza.

Subito dopo, le figure degli umanisti rinascimentali. Nel 1988-89, ricorda Francesco Giro, Berlusconi decise di creare – non con la Mondadori, da poco acquisita, ma rischiando personalmente, con la sua Silvio Berlusconi Editore – una collana (che avrebbe avuto un enorme successo) dedicata ai grandi classici dell’Umanesimo quattro-cinquecentesco. Bacone, Machiavelli, Erasmo da Rotterdam, Campanella, Tommaso Moro, Pico della Mirandola. Autore, quest’ultimo, prediletto dal fondatore della Fininvest, col suo storico “Discorso sulla dignità dell’uomo”: il quale, creato da Dio, da Lui riceve in pieno il libero arbitrio, ma anche grandi responsabilità esistenziali e civili. Ma la passione di Berlusconi per l’Umanesimo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ha compreso anche il comunista Jean-Paul Sartre (che proprio sul terreno politico ruppe gravemente con l’amico, socialista democratico, Albert Camus). Del quale l’uomo di Arcore apprezzava, comunque, il percorso esistenzialista, la tensione dedicata agli eterni interrogativi dell’uomo, espressa in capolavori degli anni Trenta e Quaranta come “La nausea” o “Le mani sporche”.

Giro, infine, evidenzia il contributo di Berlusconi al progressivo superamento del gramscismo, e di quel che è stato – al di là del doveroso rispetto per la vicenda umana di Antonio Gramsci – il suo peggior frutto: cioè la devastante teoria dell’indispensabile egemonia culturale della sinistra. Servita in realtà, dall’immediato dopoguerra in poi, come alibi per l’occupazione delle strutture culturali del Paese (editoria, scuola, università), indispensabile premessa della conquista del potere, da parte della sinistra massimalista e comunisteggiante. Quella, cioè, che sin dal Congresso socialista di Reggio Emilia del 1912, aveva posto, sulla sinistra italiana nel suo complesso, l’ipoteca rovinosa del massimalismo, a danno della componente socialista autenticamente democratica, riformista, europea. Contro questa egemonia, l’uomo di Arcore condusse per decenni una vera battaglia culturale, nei campi di comunicazione, editoria, arti visive, audiovisive, cinematografiche e teatrali. Mentre sul piano dei programmi politici, Forza Italia ha tentato – come più volte ribadito, anche dopo la morte del suo fondatore, dal nuovo segretario nazionale Antonio Tajani – una non facile sintesi, che è tuttora “in cantiere”, fra le 3 grandi culture politiche italiane: liberale, cattolica e socialista riformista.

Il libro sarà presentato al pubblico e alla stampa martedì 29 settembre, alle ore 18, presso la sala conferenze di Gangemi editore (via Giulia, 142). 

(*) “Berlusconi umanista. Il mito e i miti di un novecentesco”, Gangemi 2026, 15 euro

Aggiornato il 24 settembre 2026 alle ore 15:35