Adriano Giannini e Barbora Bobulova sono i protagonisti di un dramma ambientato tra le montagne. Separazioni di Stefano Chiantini, da oggi in sala con Fandango, è un film in bianco e nero fotografato da Paolo Carnera, poco dialogato, contrappuntato da una musica sussurrata di Piernicola Di Muro. Il decimo lungometraggio del regista abruzzese, che sceglie la strada minimalista raccontare una storia semplice, è una coproduzione da Rai Cinema, Live.com e Bling Flamingo (Francia). Mara (Bobulova), professoressa di latino e Pietro (Giannini), che gestisce un negozio specializzato in articoli per l’alpinismo, vivono in un paesino di montagna e hanno due figli adolescenti: Laura (Ludovica Rubino) e Agostino (Giordano Fochetti). Insieme formano una famiglia come tante e apparentemente felice. Tutto cambia quando Laura rimane vittima di un incidente di montagna. Una tragedia che fa mutare lentamente i rapporti consolidati di questa famiglia che dovrà trovare nuovi equilibri per sopravvivere.
Ma Stefano Chiantini mostra dei suoi personaggi solo un dolore controllato: “Un modo per non mancare di rispetto a chi ha dovuto affrontare questo tipo di tragedie”, sottolinea il regista. “Affronto il loro dolore in punta di piedi. Come si vede nel film, Mara e Pietro dimostrano grande compostezza e cedono al dolore solo quando si trovano da soli. Separazioni mostra il dolore causato dalla perdita, un sentimento che si insinua nei legami sgretolandoli, che increspa la superficie tirata a lucido di un microcosmo borghese, ne turba le simmetrie e ne mina le certezze. È comunque un film dalla scrittura rigorosa, in cui la ricerca formale, i tempi dilatati, la scelta del bianco e nero e la potenza evocativa della natura, diventano i mezzi espressivi attraverso i quali far progredire il racconto”. Come rimarca Chiantini, “quelle a cui fa riferimento il titolo del mio film sono le separazioni non volute. Le fratture che si creano tra i personaggi, ma anche all’interno del loro animo. La volontà di dare centralità alla montagna è il motivo principale per cui ho scelto di girare in bianco e nero”. Il regista rivendica le proprie origini. “Sono abruzzese, sono cresciuto a contatto con la montagna e volevo mostrarla in tutta la sua imponenza. Ma la storia del film è ispirata a un fatto realmente accaduto nel mio paese. Durante un’escursione domenicale quattro persone sono rimaste sotto una valanga. Ricordo l’attesa straziante delle famiglie, l’affievolirsi delle loro speranze col passare dei giorni”.
Aggiornato il 02 luglio 2026 alle ore 15:40
