Ormai i nostri telefoni sono onnicomprendenti e ci recano informazioni che apprendiamo casualmente, anche interessanti. Mi avviene di apprendere che si è tenuta un’esecuzione de “La Traviata” di Giuseppe Verdi, con la regia di Alessandro Baricco. Il titolo, non l’originale, “La Traviata dal cortile”. Leggo dichiarazioni del regista Baricco e di altri organizzatori della serata. È una sequenza di spregio per le correnti esecuzioni operistiche; sarebbero stantie, ripetitive, museali e addirittura conterrebbero il gravissimo maleficio di porre sulla scena i cantanti e il pubblico in sala. I nostri critici, Baricco e gli altri, intendono alterare questa situazione ritualistica e ripetitiva, mescolando le carte; le quali carte consisterebbero nei cantanti mescolati, appunto, agli spettatori-ascoltatori, compreso il coro, e nell’immissione di strumenti che Giuseppe Verdi non immaginò neppure negli incubi dell’anzianità o quando concepiva la “Messa da Requiem”: la fisarmonica come strumento immesso, dicevo, nell’orchestra e gli organizzatori, nella loro convinzione attualistica, ritengono che potrebbero immettere nell’orchestra anche il mandolino, il banjo e quant’altro.

A quanto sembra, nell’insieme si tratterebbe di un ringiovanimento pop de “La Traviata”. Io non so esattamente cosa sia il pop, ma suppongo voglia significare brio, vivacità, innovazione sorprendente, etc. Insomma, la vecchia Traviata ringiovanita e resa popolare. Quest’ultimo aspetto mi interessa. Quello di adeguare al ‘popolo’ l’alta cultura è una storia non recente, anzi una degradazione non recente. Nei tempi andati, la cultura di sinistra, quella peggiore, accusava scrittori, pittori, musicisti di essere “formali”, ignorando totalmente cosa significhi “forma”. Per essere popolari, bisognava avere non soltanto personaggi del popolo, ma un linguaggio terragno. 

Mesi or sono, questa ‘visione’ è riapparsa quando il linguaggio di Alessandro Manzoni è stato considerato “difficile”. Ora, a quanto pare, anche le opere diventano difficili e bisogna adeguarle alla gente. Violetta muore di tisi, disperata dell’amore di Alfredo e il pubblico, diciamo così, cammina, parla, Baricco afferma che in passato la gente durante l’opera, giocava a carte, mangiava, quindi potremmo imitarla. Ma, secondo queste opinioni, se un ascoltatore seduto si appassiona ad una esecuzione che lo costringe a immedesimarsi nelle variazioni passionali che la musica e il canto esprimono, chi è, un vecchietto, un antenato stantio? No, sente ed ama la musica e il canto, non capirebbe perché deve sentire una fisarmonica o una cantante che gli rintrona l’orecchio.

Attenzione, però, se il pop lo si immettesse come segno che la società non ha il sentimento del tragico sarebbe tutt’altro! Ma a quanto percepisco si vuole il pop come modernizzazione. Errore. Perché? Per fingersi moderno, attuale? Ma queste opere non sono da attualizzare, sono eterne. Ed il pubblico è dentro l’opera non perché fisicamente insieme agli operisti ma perché l’opera è dentro chi vede ed ascolta. Almeno ad oggi l’interiorità esiste. O no? E catturare il pubblico rendendolo “attore” è il narcisismo di massa!

Chi non riesce ad esprimere tenta accorgimenti innovativi esterni, rumoreggia originalità.

Non vista né ascoltata l’esecuzione. Forse migliore del proposito verbale. Forse addirittura peggiore.

Una invocazione: l’arte non esige attualizzazione ma intendimento espressivo. Le trovatine lasciamole ai mercati.

Aggiornato il 04 giugno 2026 alle ore 14:55