Messi e l’Albiceleste: l’ultimo tango
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Lionel Messi ha segnato allo stadio Monumental per l’ultima volta. Ieri sera 85mila argentini hanno reso omaggio al fuoriclasse dell’Inter Miami che, nell’amichevole vinta 3-0 contro il Benin, ha detto addio alla Nazionale. Non è un caso che l’ultima partita di Messi con la maglia albiceleste sia stata la prima in assenza del papà Jorge, venuto a mancare lo scorso agosto. Contro la nazionale del piccolo Stato africano, Leo ha disegnato calcio. Come sempre. Il numero 10 ha servito due assist pregevoli per Nicolás Otamendi e Nico Paz, oltre ad aver segnato dagli 11 metri il gol del definitivo 3-0.

Allo scadere del 90° minuto, l’abbraccio virtuale di tutto il popolo argentino ha sancito la fine di un’era per Messi. L’ex Barcellona ha chiuso il capitolo nazionale, iniziato 21 anni fa, da leggenda assoluta. Non c’è bisogno di ribadire in questa sede la grandezza sportiva di Lionel Messi, da molti considerato il goat – il più forte di tutti i tempi. Con le sue 208 presenze, 126 gol (a seguire, Gabriel Omar Batistuta a 56 e Lautaro Martínez a 42) e 67 assist con la maglia dell’albiceleste, Messi ha lasciato la nazionale come recordman assoluto di presenze e reti. Durante la sua militanza in Nazionale, Leo ha vinto due Coppe America, nel 2021 e nel 2024, una Coppa Conmebol-Uefa nel 2022 e i Mondiali in Qatar del 2022. Quattro anni fa, oltre ad essere eletto Mvp della Finale, Messi ha vinto il premio del Pallone d’oro del campionato mondiale, divenendo il primo calciatore della storia a ricevere tale riconoscimento per due volte, dopo il 2014. Inoltre, il capitano dell’Argentina si è visto assegnare anche la Scarpa d’argento come secondo miglior marcatore del torneo, con sette reti (di cui due in Finale).

La grandezza di Messi non può, e non deve, essere spiegata solo con i trofei. L’attaccante di Rosario è stato il trascinatore per eccellenza della sua Nazionale: una squadra certamente fisica, ma non la più forte del mondo. Il commissario tecnico dell’albiceleste, Lionel Scaloni, ha potuto contare su un “mago” e dieci guerrieri, che lo hanno difeso a ogni costo. Ogni intervento duro sul capitano veniva accolto da otto, nove calciatori argentini come una dichiarazione di guerra. Testa a testa, a muso duro contro l’avversario che aveva osato falciare Leo Messi. L’Argentina degli ultimi 20 anni è stata una selezione brutta, sporca, cattiva e fastidiosa, che puntava strategicamente a far saltare i nervi all’avversario. E poi, al momento opportuno, il dieci faceva la sua magia.

“Me ne vado grato, appagato e felice”, ha detto Leo a fine partita. “Ma lasciare la Nazionale farà molto male”, ha aggiunto. E ancora: “Anche nei momenti peggiori non ho mai smesso di lottare, di spingere, di dare tutto e di volere essere qui”. Messi ha salutato mister e compagni non come superstar, ma da capitano vero.

Aggiornato il 07 ottobre 2026 alle ore 16:36