Non c’è stata storia. L’Atalanta ha perso 1-6 contro il Bayern Monaco, nell’andata degli Ottavi di Finale di Champions League alla New Balance Arena di Bergamo. Troppo forte la squadra di Vincent Kompany per l’undici di Raffaele Palladino, che ha incassato la sua peggior sconfitta in Europa dal 5-0 contro il Liverpool del 2020. Forse i bergamaschi sono stati sfortunati nel subire tre gol nei primi 25’ di gara, ma questo non giustifica il risultato tennistico che si è andato a comporre nel secondo tempo. Dal 4-0 in poi l’Atalanta ha smesso di giocare, trovando il gol della bandiera di Mario Pašalić in pieno recupero. Unica nota positiva della serata sono stati i tifosi della Dea, che non hanno mai smesso di cantare e si sono lasciati andare in un’esultanza liberatoria alla rete dell’1-6. Hanno fatto segnare il proprio nome sul tabellino dei marcatori Josip Stanišić al 12’, Michael Olise al 22’ e al 64’, Serge Gnabry al 25’, Nicholas Jackson al 52’, Jamal Musiala al 62’ e infine Pašalić al 93’. Il ritorno, previsto per mercoledì prossimo a Monaco di Baviera, sembrerebbe solo una formalità.
A prendersi la responsabilità di parlare con i giornalisti dopo la disfatta è stato Marten De Roon, capitano dell’Atalanta, per cui “è difficile trovare le parole giuste. Noi non abbiamo mollato fino all’ultimo, ma loro sono stati fortissimi”, ha commentato il mediano orobico. “Non ci siamo sciolti dopo il primo gol, piuttosto direi che ci siamo aperti troppo in mezzo al campo. Negli spazi loro riescono a fare la differenza”, ha aggiunto. Forse Palladino ha spinto troppo all’attacco i suoi, rendendoli vulnerabili alle terribili sortite offensive della squadra di Kompany, ma “era giusto provarci in casa nostra”, ha ammesso De Roon. “Dal Bayern abbiamo imparato tanto e dobbiamo uscire più forti da questa serata storta”. E i tifosi “sono il nostro 12° uomo. Ci hanno sostenuto dal primo minuto, nonostante fossimo in grande difficoltà contro una squadra molto forte”, ha chiosato il capitano bergamasco.
Naturalmente, Vincent Kompany si coccola i suoi calciatori, ma guai ad abbassare l’attenzione, perché a Monaco ci sono ancora 90’ da giocare. “Abbiamo avuto una grande concentrazione. Il pericolo maggiore è pensare di averla archiviata, il mio compito è ricordare alla squadra di non mollare mai su ogni centimetro del campo. I giocatori sanno di dover proteggere sempre il risultato” ha spiegato l’ex difensore – tra gli altri – del Manchester City. “È probabile che chi è rimasto in panchina debba darci una mano viste le defezioni”, riferendosi agli infortuni di Alphonso Davies, Musiala e Jonas Urbig. Il tecnico dei bavaresi chiude con i complimenti alla stella della serata, Michael Olise. L’attaccante arrivato dall’Inghilterra “è cresciuto non solo per la mia gestione, va reso omaggio a Patrick Vieira che l’ha avuto al Crystal Palace. Fa un lavoro certosino negli allenamenti: non voglio fare paragoni, ma quando io giocavo con Kevin De Bruyne ne vidi la crescita da giovane giocatore fino a campione. Olise non è ancora il miglior giocatore del mondo, ma sta facendo grandissimi progressi ed è bellissimo assistere alla sua crescita”.
Aggiornato il 11 marzo 2026 alle ore 10:12
