Olimpiadi: l’oro rosa italiano

I Giochi invernali di Milano Cortina sono stati un successo. Un successo per lo sport, un successo per le Olimpiadi e soprattutto un successo per la Nazionale italiana. Un’edizione iniziata in relativo silenzio, con l’attenzione del mondo spostata su temi di attualità internazionale come la crisi in Medio Oriente e la guerra in Ucraina. In Italia, il 6 febbraio scorso, si protestava per la presenza dell’Immigration and custom enforcement (Ice) a Cortina, e il “bianco” degli sport invernali era ancora opacizzato dal lutto da elaborare per l’incendio del locale Le Constellation a Crans-Montana. Le Olimpiadi di Milano Cortina sono iniziate in salita, e sono finite in discesa (in tutti i sensi). Perché nel medagliere l’Italia è arrivata dietro solo alla Norvegia, agli Usa e ai Paesi Bassi, con 30 piazzamenti sul podio, di cui 10 sul gradino più alto.

La Nazionale azzurra più titolata di sempre deve ringraziare la sua delegazione femminile. Perché delle 10 medaglie d’oro arrivate in questi Giochi, sette sono state vinte dalle donne. Questo metallo prezioso, questo oro rosa porta il nome di Federica Brignone, con la sua doppietta nello sci alpino (superg e slalom gigante), quello di Francesca Lollobrigida, altra doppietta nei 3.000 e 5.000 metri di pattinaggio di velocità. E poi il trionfo di Lisa Vittozzi nell’inseguimento del biathlon e quello della coppia Andrea Vötter-Marion Oberhofer nello slittino. Dulcis in fundo, Arianna Fontana ha raggiunto quota 14 medaglie olimpiche, come nessuno mai nella storia dello sport italiano. Il suo oro lo ha ottenuto nella staffetta mista di short track.

Necessario e giusto citare anche gli altri tre ori, quelli “al maschile”: la coppia Emanuel Rieder-Simon Kainzwaldner sempre nello slittino, gli uomini azzurri dell’inseguimento nel pattinaggio di velocità e poi Simone Deromedis nello ski cross. E con il giovane classe 2000 di Trento è stata rotta una maledizione che durava 16 anni. In tre edizioni dei Giochi invernali non è mai arrivato un oro individuale maschile. Né a Sochi 2014, né Pyeongchang 2018, tantomeno a Pechino 2022. C’è voluto il talento di Deromedis nello ski cross freestyle a riportare l’Italia maschile all’oro. Prima di lui, è stato Giuliano Razzoli a trionfare nello slalom speciale, a Vancouver 2010.

Non è la prima volta che la delegazione femminile trascina l’Italia ai Giochi invernali. Era accaduto a Lillehammer 1994 (4 ori femminili su 7 totali), ai Giochi di Salt Lake City 2002 (3 su 4, con 8 medaglie su 13 complessive) e ancora alle Olimpiadi di Pyeongchang 2018 (3 ori su 3). Ma a Milano Cortina il salto è quantitativo e qualitativo. È stato infranto il primato delle 20 medaglie stabilito proprio in Norvegia 32 anni fa. E soprattutto si consolida una tendenza: l’investimento crescente nello sport femminile, negli ultimi 30 anni, produce oggi risultati sistemici. Lo stesso schema si è visto anche nelle più recenti edizioni estive dei Giochi. Se potessero osservare questo medagliere, cosa direbbero oggi pioniere come Frida Clara, Paula Wiesinger, Nives De Rossi, Isaline Crivelli e la pattinatrice Anna Cattaneo, che 90 anni fa gettarono le basi per la crescita di tutto il movimento? Probabilmente parlerebbero di orgoglio. Di una strada lunga, faticosa, ma finalmente riconosciuta.

Aggiornato il 23 febbraio 2026 alle ore 17:46