Lo sguardo oltre la siepe #5
La pena di morte come in un film spettacolarizzata per sensibilizzare chi? Perché? Domande alle quali non trovo risposta che possano lenire il mio sconforto rispetto ad una deriva umana che non smette di sorprendermi.
In alcuni Paesi esiste la pena di morte e questo è un fatto - anche se avrei un mio pensiero al riguardo - ma sul renderlo uno spettacolo forse nel 2026 ne avremmo potuto fare a meno.
La colpa di un reato è colpa, è incancellabile dalla mente e dal cuore di chi lo ha commesso ma soprattutto di chi lo ha subito in modo particolare quando ha causato la morte di un altro essere umano. Ti procuro la morte e perisco morendo in un’esecuzione pubblica non rischia di scatenare la legittimità della vendetta, l’orgoglio del risarcimento sadico a tutti i costi?
Costi che a mio avviso pagheranno le nuove generazioni alle quali stiamo insegnando che esibire è giusto, esibire qualsiasi cosa anche la morte, esibire senza pietà, esibire senza conservare quella sana discrezione rispetto alla morte, alla sofferenza anche quando quella sofferenza e quella morte sono una “giusta” condanna.
Forse dovremmo riflettere sul fatto che una parte privata della vita è funzionale alla vita stessa di una comunità, che chiudere le porte non vuol dire non dare un messaggio chiaro perché chi sbaglia deve pagare ma che lo si può fare con dignità e rispetto anche per chi non lo merita ma ha diritto solo a vivere la giusta condanna nell’intimità.
Aggiornato il 13 ottobre 2026 alle ore 14:01
