L’inchiostro del riscatto e la profezia del Sud
Comizio Pli, Conversano, anni '50 © Riproduzione riservata

Sessantun anni fa la sfida de La Voce Pugliese-La Voce del Mezzogiorno di Oronzo Marangelli

C’è una geografia sotterranea della cultura italiana che le storie ufficiali del giornalismo tendono regolarmente a dimenti­care: è la costellazione dei fogli di provincia, delle testate nate non all’ombra dei grandi centri industriali o nei salotti della Capitale, ma nel pulviscolo tipografico dei paesi del Mezzogiorno. Lì dove la notizia non era mero consumo quotidiano, ma strumento d’ostinazione civica, trincea e pedagogia sociale.

LE RADICI DELL’IMPEGNO: LA GIOVENTÙ LIBERALE E L’AZIONE CIVILE

​L’avventura editoriale di Oronzo Marangelli (nato a Conversano il 27 luglio 1928) affonda le sue radici in una formazione civile e politica vissuta sempre in prima linea. Negli anni Cinquanta, Marangelli è tra i più vivaci animatori della goliardia universitaria studentesca e, tra il 1953 e il 1960, ricopre la carica di segretario provinciale e regionale della Gioventù Liberale. Inviato dal Pli a tenere comizi elettorali in diverse regioni d’Italia, dimostra fin da giovane una spiccata vocazione alla leadership democratica: già nel 1953 promuove a Conversano il primo sciopero studentesco per la causa di Trieste libera, coinvolgendo tutti gli istituti scolastici cittadini, mentre nel 1958 figura tra i fondatori dell’Università Popolare di Conversano, della quale diventa presidente.

​LA NASCITA DE “LA VOCE PUGLIESE”

Il 1° marzo del 1961, a Conversano, un giornalista di trentatré anni d’età e di straordinario acume civile compie un gesto che ha insieme il sapore dell’azzardo e della visione profetica: Oronzo Marangelli dà alle stampe il primo numero de La Voce Pugliese.

​Nata a Bari nei locali della celebre tipografia “Levante” di don Mario Cavalli e dei suoi figli Gianni e Lello, la testata quindicinale non s’affaccia sul panorama editoriale regionale come un semplice bollettino di cronaca spicciola. Nasce, al contrario, come uno snodo analitico, un cantiere di idee capaci di accompagnare e stimolare la vertiginosa - e spesso contraddittoria - metamorfosi della Puglia degli anni Sessanta.

​LA PUGLIA DEGLI ANNI ‘60: TRA MODERNIZZAZIONE E FERITE IRRISOLTE

​Rileggere oggi le pagine de La Voce Pugliese significa immergersi nel cuore pulsante di un’epoca irripetibile. Gli anni Sessanta sono il decennio del grande balzo: la Puglia contadina scopre le prime maglie dell’elettrificazione rurale, la capillare estensione dei servizi idrici, la costruzione delle grandi infrastrutture pubbliche. Bari si attrezza per diventare la “città-regione”, la metropoli baricentrica capace di farsi ponte di interscambio commerciale e culturale tra l’Europa comunitaria e la sponda est del Mediterraneo.

​In questo scenario in rapido movimento, Marangelli intuisce che la crescita economica senza riscatto culturale è un gigante dai piedi d’argilla. Con una formula giornalistica moderna e rigorosa – capace di fondere l’inchiesta documentata sul campo con la critica garbata e una vena di sottile ironia – La Voce Pugliese diventa l’interlocutore scomodo ma imprescindibile delle istituzioni, dei governi locali, del mondo dell’imprenditoria e del sindacato.

​Pietra angolare di questo impegno furono le memorabili “Edizioni Speciali” pubblicate in occasione della Fiera del Levante di Bari e della Fiera Campionaria di Foggia. In quelle pagine speciali, il giornale accendeva i riflettori sui singoli Comuni della regione, dando voce e sostanza teorica a quel “popolo di formiche” che Tommaso Fiore aveva elevato a simbolo dell’ostinata dignità del lavoro meridionale.

Non c’era paese della Puglia che non trovasse tra le colonne del quindicinale una mappa dei propri bisogni e, soprattutto, delle proprie potenzialità inespresse.

​Ciò che sorprende sfogliando oggi quegli archivi è la drammatica attualità delle questioni sollevate: la distanza tra la pianificazione politica e l’esecuzione delle opere pubbliche, la salvaguardia del paesaggio, il ruolo del Mezzogiorno nelle rotte euro-mediterranee. Temi che testimoniano come Oronzo Marangelli avesse posato lo sguardo su ferite strutturali della nostra terra ancora oggi lungi dall’essere del tutto rimarginate.

Profondo il legame di Oronzo Marangelli con la Fiera del Levante dove ha lavorato a lungo all’ufficio stampa con Vittore Fiore e Pasquale Satalino che lo ricordava così: “A settembre in fiera lo cercavano tutti, lo cercavamo tutti. La sua “specialità” erano i resoconti delle “giornate di amicizia” celebrate dai paesi che partecipavano ufficialmente alla Campionaria, con i loro padiglioni scintillanti alla “Galleria delle Nazioni”. Ad Oronzo non sfuggiva alcun particolare, col suo spirito di acuto osservatore dei fatti della vita sui quali sapeva stendere anche quel sottile velo di ironia, tanto utile a non avvelenarla e a farla accettare così come è, nell’intento di dare poi un piccolo contributo al meglio”.

​UNA FUCINA DI TALENTI: DALLA CRITICA D’ARTE AL GIORNALISMO DI RAZZA

​La Voce Pugliese non fu soltanto un cane da guardia delle istituzioni locali; fu una vera e propria fucina di incubazione culturale, caratterizzata da una libertà intellettuale rarissima per l’epoca.

​La sensibilità per l’avanguardia: resta esemplare la scelta di dedicare, a pochissimi mesi dalla prematura scomparsa di Pino Pascali (avvenuta nel settembre 1968), un memorabile articolo all’opera del genio polignanese, affidato alla penna autorevole di Palma Bucarelli, allora direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Un’intuizione che confermò la capacità del giornale di cogliere l’eccellenza prima che diventasse memoria istituzionalizzata.

La voce alle donne: in un panorama editoriale ancora fortemente maschilista, il giornale aprì costantemente i suoi spazi a poetesse, scrittrici e saggiste, offrendo un palcoscenico per note di costume, racconti e contributi poetici di rara finezza.

Un crocevia di eccellenze: tra le colonne del periodico si incrociarono percorsi umani e professionali destinati a lasciare una traccia profonda nella storia della regione e del Paese. Vi scrissero uomini d’istituzione come il professor Matteo Fantasia e il senatore Pietro Mezzapesa; vi mossero i primi passi o vi collaborarono figure dal destino illustre come il giudice Nicola Magrone e il futuro arcivescovo di Lecce Monsignor Cosmo Ruppi, affiancati da firme destinate a fare la storia del giornalismo pugliese come Michele Cristallo ed Enzo Magistà.

La svolta nel 1970 quando La Voce Pugliese diventa La Voce del Mezzogiorno trasformandosi in settimanale seguendo con particolare attenzione la stagione del regionalismo nel solco del meridionalismo storico liberale. Vantava numerosi abbonati in diverse regioni e anche tra i pugliesi all’estero.

​LA LEZIONE DI ORONZO MARANGELLI AL TEMPO DEL DIGITALE

​Un’esperienza intensa, durata quindici anni e interrottasi tragicamente nell’ottobre del 1976 con la prematura scomparsa di Marangelli a soli 48 anni, che merita oggi di essere sottratta alla polvere della storiografia locale per essere restituita al dibattito sulla funzione civile dell’informazione.

Cosa resta, dunque, della testimonianza umana e professionale di Oronzo Marangelli a oltre sessant’anni dal primo numero del suo giornale?

​Resta un metodo d’indagine e un rigore etico che suonano come una vera e propria lezione per le nuove generazioni di comunicatori. In un’epoca dominata dalla velocità frammentaria dei social media, dalla ricerca spasmodica del consenso immediato e dalla progressiva desertificazione dell’informazione locale di approfondimento, la figura di Marangelli ricorda che la notizia non è un algoritmo, ma un atto di responsabilità verso la propria comunità.

​Significa riscoprire l’orgoglio della propria terra senza cadere nel campanilismo, esercitare il dubbio critico senza rinunciare alla costruttività delle proposte, mantenere l'indipendenza di giudizio come unico vero metro di misura del lavoro giornalistico.

Questo testimone di coerenza e passione per la verità non è andato perduto. Trova oggi una ideale e continuità nell’operato del figlio, Maurizio Marangelli, il quale — dopo una lunga e stimata carriera sul campo che lo ha visto punto di riferimento dell'informazione televisiva regionale a Telenorba — ricopre la carica di presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia.

Nel suo impegno quotidiano a tutela della dignità della professione risuonano ininterrotti l’insegnamento, l’etica e la passione liberale del padre Oronzo.

La Voce del Mezzogiorno-La Voce Pugliese ha chiuso le sue pubblicazioni cinquant’anni fa, ma il suo echeggiare non si è spento: ci ricorda che finché ci sarà un giornalista disposto a scavare tra i fatti per restituire dignità alla propria gente, la voce di una comunità non potrà mai essere messa a tacere.

Come ha ricordato Mario Dilio in occasione del decennale della sua scomparsa, “Oronzo Marangelli sosteneva che in ogni comune occorreva far nascere un giornale periodico per dibattere con maggiore spazio i problemi cocenti delle comunità locali, per sollecitare i giovani ad occuparsi dei problemi del loro comune, per controllare democraticamente l’operato degli amministratori che godono del suffragio e sono chiamati a gestire il denaro pubblico”. Una lezione valida ancora oggi.

Aggiornato il 12 ottobre 2026 alle ore 13:12