La guerra dell’acqua si vince sotto terra
Foto: Ansa

Le tre lezioni internazionali per salvare lItalia dalla sete

L’estate del 2026 ha confermato una realtà drammatica: l’emergenza idrica in Italia non è più un evento eccezionale, ma una caratteristica strutturale del nostro clima. Mentre i fiumi sono in secca e i razionamenti colpiscono i centri urbani, sorge una certezza politica e tecnica: la scarsità d’acqua si combatte cambiando radicalmente la gestione delle infrastrutture. L’Italia disperde oggi oltre il 40 per cento dell’acqua potabile immessa nelle reti civili e destina circa la metà delle sue risorse a un’agricoltura spesso legata a metodi di irrigazione superati. Per uscire da questa crisi perenne, la politica italiana deve guardare ai modelli ingegneristici e normativi di tre Paesi che hanno trasformato la scarsità in una risorsa industriale: Israele, Singapore e Spagna.

LA DIGITALIZZAZIONE GLOBALE DELLE RETI (IL MODELLO ISRAELE)

Il primo pilastro per una riforma tecnica è l’abbattimento delle perdite di rete. Israele, attraverso la sua compagnia idrica nazionale Mekorot, ha ridotto le perdite fisiche al di sotto del 5 per cento. Si tratterebbe di attuare due condizioni particolari: una soluzione tecnica, che consiste nella sostituzione dei contatori meccanici con sistemi di misurazione intelligente (smart metering) e installazione capillare di sensori IoT (Internet of Things) lungo le condotte. Algoritmi di Intelligenza artificiale analizzano i cali di pressione acustica e idraulica per localizzare le micro-perdite sotterranee prima che diventino voragini. La seconda non può che essere una azione politica consistente nella centralizzazione della governance idrica. La politica italiana deve superare la frammentazione dei mille gestori locali, imponendo standard tecnici unificati e vincolando i fondi pubblici (come il completamento dei piani Pnrr) al raggiungimento di target stringenti di riduzione delle perdite.

L’ECONOMIA CIRCOLARE DEL “RIUSO TOTALE” (IL MODELLO SINGAPORE)

La vera sicurezza idrica non si ottiene solo estraendo meno acqua, ma riutilizzando all’infinito quella già prelevata. Singapore ha azzerato la propria dipendenza dall'estero grazie al programmaNEWater”. Anche in questo caso non si può prescindere da una soluzione tecnica, ovvero la chiusura del ciclo dellacqua attraverso impianti di depurazione avanzati a circuito chiuso. Le acque reflue urbane e industriali subiscono processi di microfiltrazione, osmosi inversa e disinfezione con raggi ultravioletti, venendo reimmesse nel circuito industriale e agricolo. Insieme a questa va accompagnata unazione politica che porti a una riforma immediata del quadro normativo. L’Italia sconta una burocrazia rigida che ostacola il riutilizzo delle acque reflue in agricoltura per motivi sanitari spesso superati dalle moderne tecnologie. Serve una legge quadro che incentivi le aziende agricole a utilizzare l’acqua depurata, azzerando le accise per chi sceglie fonti rigenerate.

L’AGRITECH E LA TARIFFAZIONE REGOLATA (IL MODELLO SPAGNA)

L’agricoltura italiana è il settore più esposto e, al contempo, quello che consuma i volumi maggiori. La Spagna, pur affrontando siccità desertiche nella penisola iberica, ha saputo difendere il proprio Pil agricolo ottimizzando ogni singola goccia. Il Paese iberico ha attuato un passaggio obbligato all’irrigazione di precisione (sub-irrigazione a goccia interrata) assistita da sensori di umidità del suolo e dati satellitari. L’acqua viene erogata direttamente alle radici delle piante, azzerando l'evaporazione causata dai vecchi sistemi a pioggia. Parallelamente, la riforma dei consorzi di bonifica e l’introduzione di tariffe idriche progressive a volume per il settore primario ha introdotto una nuova concezione responsabile dell’uso della risorsa idrica. Chi spreca o utilizza sistemi obsoleti deve pagare l’acqua a un prezzo maggiore, mentre le aziende che investono in tecnologia devono accedere a sgravi fiscali e corsie preferenziali per i sussidi comunitari.

UNA SCELTA POLITICA NON PIÙ RIMANDABILE

La tecnologia per azzerare le emergenze idriche esiste già ed è ampiamente collaudata. Il vero ostacolo in Italia resta la transizione da una politica dellemergenza (fatta di decreti di calamità e risarcimenti ex-post) a una politica dell’infrastruttura. Copiare i migliori modelli mondiali significa trasformare l’acqua da tema di scontro elettorale a grande priorità industriale della nazione.

NOTA A MARGINE

Pare evidente che non sia rinviabile una trasformazione infrastrutturale basata su modelli internazionali, riducendo le perdite di rete, implementando il riuso delle acque reflue e modernizzando l'irrigazione agricola. Per abbattere le perdite, lo smart metering e la sensoristica IoT comportano costi che variano da 150-250 euro per utenza e 2.000-5.000 euro per chilometro di rete. Il riuso totale, sul modello di Singapore, richiede impianti di depurazione con investimenti dai 15 ai 30 milioni di euro, mentre l’agritech di precisione, ispirato alla Spagna, presenta costi di conversione tra 2.500 e 7.500 euro per ettaro. L’adozione di queste tecnologie, pur richiedendo ingenti investimenti iniziali, rappresenta l’unica via per convertire la gestione dell’emergenza in una strategia industriale sostenibile.

Aggiornato il 06 agosto 2026 alle ore 13:41