In varie pubblicazioni si vanta l’Intelligenza artificiale immessa. Nei Robot, addirittura, la si ritiene succedanea delle persone al posto delle persone. Si immaginano rapporti tra umani e robot comprensivi dei bisogni anche affettivi o soprattutto affettivi del prossimo umano. Ma la sostanza viene adesso: in sostituzione alle carenze umane. Per dire: una Robotta riparerebbe l’esigenza d’amore di un uomo o un Robot di una donna? Mi limito alla pertinenza emozionale. Stai in clinica, assalito da malessere, solitudine e incertezza. Ti fa visita una Robotta. Ti stringe la mano, ti bacia tra gli occhi, ti carezza i capelli e con voce arpestrata chiede: “Hai bisogno di qualcosa, caro?”. Non si immagina, la voce, sfiorare d’erba sul viso, il gatto sul petto nudo. Uno rimane come i da poco nati che fissano la madre sentendone l’amore.
Certo, ho bisogno di quella voce, di quelle carezze, di quello sguardo ma che mi venga da esseri umani. Se non vengono da esseri umani come esseri umani abbiamo posto termine all’umanità appunto ritenendola da rimpiazzare. Fedele all’umanità. Umanizzare il disumano è disumanizzare l’umano. Se i robot intelligenti vogliono con buona occupazione d’animo, per così dire, portarmi la colazione, aiutare ad alzarmi, passeggiare con me sotto braccio, ne sarei allietato. Ma nel bene e nel male, ripeto: nel bene e anche nel male, il mio nemico-amico resta l’essere umano. Fedele alla Terra e all’umanità. E queste sostituzioni, ecco il vero male, sviliscono l’uomo, pretendendo di sostituire l’umanità.
Aggiornato il 28 luglio 2026 alle ore 15:33
