Non è intenzione di chi scrive dare lezioni al ministro Matteo Piantedosi, certamente prefetto d’indubbia esperienza. Ma corre obbligo elencare i dubbi che attanagliano tutti gli strati della cittadinanza italiana. Perché da almeno un ventennio e più vaste aree delle città italiane sono ormai ostaggio di gruppi con interessi divergenti dal bene comune, dall’ordine pubblico e dalla sicurezza nelle aree urbane. Certamente i “Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica” hanno notato l’incremento di rapine in danno di attività commerciali come la conquista delle piazze da parte di spacciatori professionisti: situazioni verbalizzate, studiate, attenzionate. Ma poi? Il gioielliere Mario Roggero era già stato rapinato due volte più altri tentativi, ed il tutto si consumava nel circondario di Grinzane Cavour; quindi, una comunità di scarse duemila anime. Il caso era noto al “Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza” di Cuneo: principale organo istituzionale di riferimento per la sicurezza pubblica; presieduto dal prefetto, affiancato dai comitati dei Comuni, dal questore, dai comandanti di Carabinieri e Guardia di Finanza. Nelle riunioni periodiche, ed alla presenza anche delle polizie locali, pare fosse emersa la necessità di prevenzione, non di un presidio, ma certo attenzionare il circondario di Grinzane. Una situazione grosso modo simile pare sia stata monitorata a Bologna, dove qualcuno avrebbe descritto il Pilastro come un quartiere colpito da una sorta di metastasi in continua crescita: un cancro che si potrebbe definire tra le maggiori piazze dello spaccio dell’Emilia e dell’Italia. Comitati che studiano e si riuniscono periodicamente e per ore: ma poi?
Il “Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica” è un organo collegiale, istituito ai sensi dell’articolo 20 di una legge del primo aprile 1981: la 121, che oggi pare a tanti un vero e proprio “pesce d’aprile”.
Eppure, quando i comitati si riuniscono hanno obbligo di trattare questioni gravi, ovviamente riferibili ai rispettivi territori.
Il dominus della situazione è il prefetto, che può chiamare a partecipare alle sedute del “comitato” le autorità locali di pubblica sicurezza, i responsabili delle amministrazioni dello Stato e degli enti locali, nonché (d’intesa con il procuratore della Repubblica competente) i vari componenti dell'ordine giudiziario. Il “comitato” è istituito presso ogni prefettura italiana. Certo ha una funzione consultiva, ma è di supporto per il prefetto: infatti nel “comitato” si pianificano le strategie operative di prevenzione della criminalità. Dopo la seconda rapina, più altri episodi, le forze dell’ordine pare avessero allertato il “comitato” circa la “reattività” del gioielliere di Grinzane: insomma il fatto che fosse predisposto, e molto motivato, a reagire ad aggressioni e rapine. Certo le forze di polizia non hanno il dono dell’ubiquità, anche in considerazione del deficit d’organico, ma una sorta di prevenzione e monitoraggio avrebbe evitato il conflitto a fuoco e permesso l’eventuale arresto dei rapinatori.
Situazione similare, ma doppia, a Bologna: dove è noto al “comitato” il tumore droga in metastasi al Pilastro, ma anche la voglia di un confronto da parte di molti esponenti dei centri sociali. Per questi ultimi non certo di tipo dialettico, ma una vera e propria conflittualità (guerriglia) contro lo Stato e, soprattutto, la distruzione degli esercizi commerciali del centro di Bologna. Insomma, una casistica prevedibile in attesa del giusto pretesto.
E non si tratta di casi isolati, ciascun “comitato” pare sappia tutto. Per esempio, a Roma i cittadini delle zone tra inizio Prenestina e Casilina hanno più volte e da decenni segnalato la presenza di “soggetti” con in tasca enormi quantitativi di danaro contante: sono persone che passano intere giornate tra le panchine di Piazza del Pigneto e la via principale del quartiere; si mormora i soldi siano il corrispettivo dello spaccio di droga.
Poi non vorremmo rammentare il problema del trasporto di alcolici nella zona Ponte Milvio durante gli eventi sportivi. Traffico di superalcolici che si consuma dinnanzi all’impotenza di pochi agenti della polizia locale: ma tutti i residenti della zona Farnesina sanno che è operato da bande di minori muniti di veloci microcar. Inutile rammentare che in epoca Veltroni era stata data, con ordinanza del Comune, una stretta sul trasporto d’alcolici nelle ore serali, nonché l’assoluto divieto di vendita e trasporto nelle giornate degli eventi sportivi.
Evitiamo d’andare oltre, perché i vari youtuber quotidianamente ci aggiornano. Anzi viene voglia di consigliare ai vari “comitati” di visionare i reportages sulla rete, per meglio poter venire incontro ai cittadini stanchi di risse, spaccio e trasporto d’alcolici poi consumati nei luoghi della movida o nei pressi di stadi e concerti.
Chi scrive è convinto che il ministro sappia e veda tutto, soprattutto saprà come scongiurare futuri casi di “legittima difesa”, d’insulsa violenza e continua offesa del decoro urbano. “Qualcosa succederà” commentano alla Deserto dei Tartari i cittadini rintanati nei loro fortini, o desiderosi di chiudere definitivamente botteghe e negozi.
Aggiornato il 27 luglio 2026 alle ore 11:44
