Evviva le maestre italiane: “La scuola rende felici”

È iniziata con la prova di italiano la Maturità delle classi superiori 2026 per 527 mila studenti, ma la rivelazione sono “i piccoli graduati” delle quinte elementari, che stanno già sfogliando i risultati. Tutti promossi i 400mila delle primarie, anche perché da vent’anni è stato abolito con circolare ministeriale l’antico rito dell’esame per favorire il passaggio alle medie, che formano così un unico ciclo. Tranne coloro che hanno registrato un numero di assenze ingiustificabili o casi speciali. Di questi 400mila promossi il 32,7 per cento sono alunni stranieri, secondo i dati dello scorso biennio destinati a crescere. Perché questo esercito di neostudenti è una rivelazione? Oltre le statistiche, quest’anno si può registrare un fenomeno esistenziale particolare, riferito da dirigenti e maestre, che li rende soddisfatti e ripagati dall’impegno: l’attaccamento alla scuola, l’amore per lo studio, la frequenza, la buona socializzazione e relazione con insegnanti, compagni e personale. Il popolo della scuola primaria è sano e vitale.

Lo riferiscono molte delle 300mila maestre italiane, poiché questa è ancora una professione per lo più al femminile visto che il 96 per cento sono donne a svolgerla. Il lato migliore dell’antico metodo è radicato nel nostro sistema scolastico, visto che la “maestrina dalla penna rossa” del capolavoro di Edmondo De Amicis ha generato una classe di insegnanti della primaria forti nei valori e salde nel metodo aggiornato e sottoposto alle numerose circolari. Oltre ai docenti di sostegno è da segnalare il ruolo di tutto il personale Ata partecipe e coinvolto, comprese le rappresentanti di classe, le quali si è evidenziato che possono svolgere un tramite decisivo tra scuola e famiglia. Il tutto sotto l’occhio vigile delle dirigenti e dirigenti scolastici, che hanno il delicato compito di coniugare il passato con il presente e le sue molteplici sfaccettature.

Evocare il libro Cuore consente non solo di ricordare il severo ma affettuoso maestro Giulio Perboni, capofila dei pochi ma validi maestri al maschile, anche di onorare il personaggio letterario a cui si ispirò l’autore per descrivere le caratteristiche della “maestra ideale”: Eugenia Barrurero, nata nel 1859 e insegnante al Moncenisio di Torino, solare, affettuosa, che portò nell’insegnamento l’amore materno. La maestra, dunque come una seconda mamma? Con tutti i limiti necessari, nello sconvolgimento dei tempi, nel dopo Covid, tra guerre e cronaca nera, nella rivoluzione della famiglia e nella globalizzazione delle provenienze, le 300mila maestre italiane sono state l’ancora di qualità. Come gli infermieri e gli operatori della protezione civile. Le prove sono quanto è andato in scena in molte scuole durante i festeggiamenti di fine anno. Non solo recite, canti e saggi, soprattutto una effusione emotiva e sentimentale a dimostrazione dell’attaccamento dei piccoli alunni al mondo della scuola attraverso le insegnanti.

Abbracci, anche lacrime, “maestra, non ti voglio lasciare”, incoraggiamenti a volare nel mondo del sapere. Come ha spiegato la coordinatrice Daniela Bruffa del plesso Luigi Novelli dell’Istituto Gino Felci di Velletri, a pochi chilometri da Roma: “Di fronte alle difficoltà esterne e interne abbiamo sviluppato insieme allo studio delle materie un percorso di empatia per lasciare agli alunni la convinzione che la scuola sia il porto sicuro, lo studio la forza e la porta della libertà e indipendenza”. Come ottenere questo risultato? “Insieme ai programmi e ai progetti, adeguati personalmente agli alunni, diffondendo bene e comprensione non a svantaggio del rendimento”, afferma l’insegnante Daniela Crespi con anni di esperienza e il profilo esigente ma morbido. “L’amore porta al merito e il riconoscimento non solo delle performance, ma sostegno a credere nell’apprendimento”. Studiare rende felici? I piccoli alunni della Novelli di Velletri, come altre scuole italiane, lo hanno dimostrato. Racconta una mamma: “Erano così felici l’ultimo giorno da urlare ai palloncini che volavano in cielo come le loro piccole anime alla prova delle superiori e quel 5 lanciato in alto che li ha fatti sentire grandi”.

La scuola è la via, come recita l’epitaffio scelto da questo istituto intitolato a Luigi Novelli figura di spicco dell’amministrazione veliterna fine Ottocento, figlio di Ettore Novelli, uomo del Risorgimento, bibliotecario, scrittore e storico: “La scuola è il passaporto per il futuro, perché il domani appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo”. La citazione però è moderna e appartiene a Malcom X, l’afroamericano leader dei diritti umani, a dimostrazione di come fondere i valori del passato nell’attualità. “Abbiamo pensato a un finale corredato da iniziative – spiega Daniela Crespi – per dare dimostrazione viva dell’importanza della scuola come luogo della serenità per costruire il bene dei giovani. A patto che lo studio e la frequenza siano recepiti come bene e sicurezza”. La prerogativa sulla quale il Ministero dell’Istruzione e del Merito potrà calare le sue riforme visto che il ministro Giuseppe Valditara ha reintrodotto l’ortografia, lo studio delle poesie a memoria e una attenzione per la musica classica fin dalle primarie. Con l’obbiettivo di sviluppare i talenti. In questo senso la squadra della quinta Novelli composta, oltre che da Daniela Crespi, da tutte donne e un uomo (Amalia Fagiolo, Manuela Butticci, Federica Papa, Melissa Perciballi, Alessandra Benigni e Moreno Lanza) ha allestito una cerimonia significativa sotto gli occhi di genitori, nonni e parenti. Dal varco del portone fatto per l’ultima volta con canzoni appropriate, “quando ti senti solo, noi siamo qui”, ai discorsi imperniati a trovare certezze e superare il distacco fondando sulle emozioni il bene dello stare insieme tra i banchi. Baci, abbracci, grida di gioia e non poche lacrime. Poi un’idea azzeccata, con la collaborazione della rappresentante di classe, super Madalina e le sue mamme associate, per una sorpresa graditissima ad alunni e famiglie.

Sotto un arco di palloncini (tutti gonfiati a fiato a dimostrazione dello slancio) ragazzi e ragazzine sono passati per essere accolti dalle insegnanti e dalla coordinatrice per il conferimento del nastro con scritto “arrivederci primaria” e soprattutto il cappello da graduati. Come alla laurea! “Un auspicio – afferma la maestra Daniela Crespi – per combattere l’abbandono scolastico e infondere fiducia. Bisogna far sentire agli alunni che al termine dell’impegno hanno conquistato quello che li rende risolti”.

L’amore e la passione per lo studio non sono solo questione di voti, anche di una concezione del ruolo del sapere e in particolare quando le classi sono eterogenee, ossia composte da minori di tante nazionalità. In molte scuole primarie italiane si sono moltiplicati questi interventi come al Novelli, dove piccoli studenti italiani, dell’est, africani, indiani e di religioni diverse si sono fusi in abbracci senza barriere superando differenze sociali e uniti nel genere. “Speriamo che i genitori osservino, comprendano e investano nella frequenza scolastica – commentano docenti e personale. La scuola ha reso i loro figli sicuri e felici”.

Aggiornato il 19 giugno 2026 alle ore 13:27