I “radicaTi” di Trisolino alla Camera con il cardinale antigender

Di seguito pubblichiamo il discorso di apertura che lavvocato Luigi Trisolino, presidente della neocostituita associazione politico-culturale i RadicaTi dal diritto naturale alla legge” – o per dirla in breve i RadicaTi” – ha tenuto nella conferenza stampa intitolata “Diktat eurogender: radici cristiane, libertà religiosa & educativa a rischio in Ue”. Tale evento è stato ideato e organizzato dai RadicaTi ieri, dalle ore 19 alle ore 20, presso la Sala conferenze stampa della Camera dei deputati, con lonorevole Massimo Milani di Fratelli dItalia, partito in cui lo stesso presidente dei RadicaTi milita come attivista. Trisolino, riconvertitosi al pensiero cattolico in seguito ad un cammino particolare, e di conseguenza approdato (ormai da diverso tempo) dai liberali radicali ai liberali conservatori e in particolare in FdI per la sua profonda stima verso Giorgia Meloni, ha chiamato come relatore ospite donore della conferenza stampa il noto cardinale Gerhard Ludwing Müller, figura di spicco internazionale e risaputamente antitetico al gender, che durante il suo colto intervento ha parlato contro Ursula von der Leyen.

Prima di iniziare voglio ricordare il cardinale Camillo Ruini, che il 16 giugno 2026 è venuto a mancare. Ruini invitava i cattolici a non disdegnare la politica e anzi a impegnarsi in politica. Ruini diceva ai cattolici: anche se ormai siete minoranza in Europa, siate almeno una minoranza creativa. Ed è quello che cercheremo di fare insieme stasera. Ma lasciatemi ringraziare in modo particolare e onorato sua eminenza il cardinale Gerhard Müller, che ci onora della sua presenza accogliendo l’invito della appena costituita associazione cattolica patriota che presiedo, i RadicaTi dal diritto naturale alla legge o, più semplicemente, “i RadicaTi”. E lasciatemi ringraziare l’onorevole Massimo Milani, deputato di Fratelli dItalia – partito nel quale sto militando – per aver fatto ospitare nella Sala stampa della Camera dei deputati questo evento dei RadicaTi intitolato “Diktat eurogender: radici cristiane, libertà religiosa & educativa a rischio in Ue”. Ringrazio ciascuno di voi, così come ringrazio chi ci sta seguendo in diretta streaming sulla web-tv della Camera dei deputati o sul canale YouTube della Camera, e così come ringrazio chi nei prossimi giorni ci seguirà dalla piattaforma audiovisiva di Radio radicale.

COSA STA ACCADENDO NELLE ISTITUZIONI EUROPEE?

A maggio 2026 il Parlamento europeo – con 440 voti favorevoli, 49 contrari e 84 astensioni – ha revisionato la Direttiva vittime 2012/29/Ue sui diritti delle vittime di reato, una direttiva di garanzie procedimentali di per sé sacrosante. Di per sé la Direttiva sull’assistenza e la protezione delle vittime di reato contiene aspetti giusti: le vittime di reati commessi con odio, dalla violenza sessuale alla pedofilia e agli atti persecutori, dalla criminalità organizzata al terrorismo, possono usufruire di maggiori tutele d’assistenza legale, durante le indagini e durante i processi. Il problema, però, è che nelle maglie delle garanzie, delle facoltà e dei diritti previsti in Direttiva Ue, si è da ultimo insinuato lo zampino dell’ideologia cosiddetta “gender”, che è progressista, materialista, abortista radicale e laicista antireligiosa, e dunque illiberale e illibertaria. Nel testo finale si è infatti insinuato un riferimento alla “identità di genere” come criterio di valutazione dello status di vittima di reati commessi con odio, e dunque aggravabili sul piano sanzionatorio di extrema ratio.

Ricordate il noto Ddl Zan italiano del 2021 sulla aggravante nei reati per omobitransfobia, che in Italia fu affossato in Senato – appunto – nel 2021? Il contenuto di quel Ddl Zan pare sostanzialmente tornato alla riscossa nel 2026. Il fantasma del Ddl si aggira per l’Europa, e pare esser tornato ancora più virulento e ancora più diffusivo per gli ordinamenti giuridici nazionali europei, perché stavolta l’ideologia di quella proposta sta avanzando in ambito Ue, con una carica dunque più imperativa e secondo le sinistre si tratterebbe di un vero e proprio “Ddl Zan europeo”. Dal canto nostro, di conservatori, potremmo dunque definirlo un diktat eurogender. Preciso, a margine, che personalmente mi ero espresso contro il Ddl Zan italiano già nel 2021, quando ero semplicemente liberale e demolibertario; oggi, dopo il mio faticoso percorso di riconversione alla più autentica prospettiva cattolica e – più in generale – alla mia rinata sensibilità sul diritto naturale e sui conseguenti valori non negoziabili, la mia contrarietà alla prospettiva dell’esponente del Partito democratico Alessandro Zan, in nome della libertà è molto più forte, radicata e ardente, oserei dire anche “trascendente”.

Ma veniamo a noi. Il Parlamento europeo, all’interno della importante Direttiva sulle vittime di reato, ha introdotto protezioni specifiche per le vittime di reati motivati dall’orientamento sessuale o dalla identità di genere delle vittime, e ha introdotto pure il controverso riferimento all’abortosicuro” per le vittime di violenza sessuale. Dopo la formale approvazione anche in Consiglio Ue, gli Stati membri, tra cui anche la Repubblica italiana, hanno due anni di tempo per conformare la propria legislazione nazionale a tali vincoli normativi europei, a pena di procedure dinfrazione a carico dell’Italia e delle tasche degli italiani. Come noto, le Direttive Ue vincolano gli Stati membri a realizzare determinati fini normativi di tutela giuridica nelle forme e nei modi voluti da ciascuno Stato membro. Il punto dolente, a ben vedere, è il seguente: l’identità di genere, inserita da ultimo nella Direttiva Ue vittime, rappresenta un aspetto sostanziale e non meramente formale o modale? Se l’identità di genere verrà intesa in senso sostanziale, purtroppo, l’Italia avrà maggiori difficoltà a resistere al diktat eurogender.

Inoltre, le Direttive Ue cosiddette “self executing”, ossia le Direttive Ue molto dettagliate, esse risultano giuridicamente applicabili in modo diretto dai giudici nazionali, anche in assenza di un recepimento in sede di legislazione nazionale: chissà se la Direttiva Ue vittime non risulterà particolarmente “dettagliata” – e dunque “self executing” – proprio nel punto in cui essa è stata oggetto di modifiche in senso gender, magari secondo qualche corrente progressista della magistratura italiana, come Magistratura democratica (questo rilievo lo faccio non solo in quanto attivista politico ma anche in quanto giurista). In aggiunta, la Corte di Giustizia dell’Ue è già più volte entrata nel merito di aspetti penalistici per assicurare sanzioniefficaci e dissuasive” a tutela degli interessi dell’Unione europea: lo ha fatto con le sentenze Taricco a tutela degli interessi finanziari dell’Ue in materia di contrasto alla facile prescrizione dei reati tributari sull’Iva; potrà magari farlo domani con eventuali e diverse “sentenze pseudo-Taricco” sul gender, magari su sollecitazione delle correnti sinistre degli apparati che interpretano (e talvolta, purtroppo, manipolano) il diritto.

Ora, qui bisogna chiarirsi, anzitutto politicamente. Da un lato c’è una parte politica più conservatrice e di buon senso che difende la potestà funzionale delle Nazioni (e solo delle Nazioni) a occuparsi delle aggravanti e della maggiore afflittività nella normativa penale. L’Italia, attualmente governata da questa parte di buon senso conservatore, ha chiarito all’Europa con una dichiarazione in sede di Consiglio che, nel rispetto dei Trattati che sanciscono la competenza nazionale sul tema, la parte della Direttiva Ue modificata con l’aggiunta dell’identità di genere verrà recepita dall’Italia secondo l’ordinamento nazionale, che distingue e identifica il genere in base al sesso biologico: maschile o femminile. Dall’altro lato, però, militano le forze cosiddette “progressiste”, le quali utilizzeranno tutti gli strumenti esistenti per fare in modo che l’Italia, col coltello delle procedure dinfrazione alla gola, si adegui ai diktat eurogender, a pena di salate sanzioni da pagare coi soldi degli italiani. Questa parte progressista, quindi, per instaurare la dottrina gender nel codice penale italiano, è pronta a sacrificare la sovranità nazionale italiana in materia di aggravi sanzionatori di diritto penale. Le risposte penali devono sì essere dissuasive contro ogni forma di odio, certamente, ma adesso non possiamo far entrare dalla finestra europea ciò che i progressisti non sono riusciti a far entrare dal portone italiano del diritto penale nel 2021 con il Ddl Zan!

Ancora, secondo la Direttiva Ue, così come modificata, in tutti i Paesi membri l’abortismo radicale dovrà quantomeno essere riconosciuto come diritto indiscutibile, assolutizzando così una pratica che non potrà mai esser messa in discussione nemmeno sui piani sociologici, culturali, antropologici. Insomma, siamo di fronte a una situazione in cui tutti gli Stati membri dell’Ue dovranno riconoscere rilevanza giuridica e, prima ancora, linguistica e culturale, alla cosiddetta “identità di genere” intesa come anticamera dell’ideologia Lgbtqia+, del transfemminismo e del woke. Si tratta, a ben vedere, di una dittatura del gender fattosi prima politicamente corretto, e poi eurogiuridicamente corretto: lo stesso gender (non binario sui sessi) che neutralizza, relativizza e nichilizza le identità culturali, le radici e i ruoli del sesso biologico naturale maschile, e del sesso biologico naturale femminile. Siamo inoltre di fronte a una deriva pericolosa per la vera libertà di pensiero e di manifestazione del pensiero, siamo dinanzi a un riconoscimento politico e giuridico europeo post-orwelliano secondo cui chi è pro-vita dovrà stare attento a esprimere le proprie idee e le proprie visioni, rischiando addirittura conseguenze spiacevoli o di tipo penale (proprio come abbiamo visto accadere in Irlanda con i docenti – come Enoch Burke – che in classe non si adeguano al gender).

Ai diktat dell’eurogender e del Ddl Zan europeizzato i RadicaTi – ben supportati – hanno scelto di reagire con una conferenza stampa qui in Camera dei deputati. Se il culto politico eurogender pensa di essere “rivoluzionario”, inquinando non solo la formazione scolastica ma anche le aule di tribunale e le corti giudiziarie dei Paesi membri dell’Ue, vorrà dire che ci batteremo da “contro-rivoluzionari” per la vera libertà. E la vera libertà non è una libertà sintetica o a rime obbligate, ma è una libertà naturale, una libertà che ogni essere umano e ogni vittima di reato in quanto persona – senza bisogno di inique etichette gender – deve vedersi riconosciuta dagli Stati e dagli enti sovranazionali come l’Unione europea, sia sul piano legislativo, sia sul piano giudiziario. A dimostrazione del fatto che non stiamo esagerando con la prognosi politica sui rischi culturali e giudiziari in UE, vi cito ciò che l’eurodeputato del Pd Alessandro Zan ha scritto sui canali ufficiali del Partito democratico a maggio, subito dopo la votazione sulla modifica della Direttiva 2012/29/UE. Zan ha scritto: “Parte del mio Ddl entra nel diritto Ue, è una vittoria di civiltà”.

Mentre Zan parla di civiltà, io parlerei invece di barbarie (talvolta occulta). I sistemi penalistici nazionali equilibrati (come il nostro), che non necessitano di distinzioni Lgbtq tra le vittime, e che tutelano la persona in sé contro ogni tipo di odio al netto di ogni ideologia, di fronte a questa operazione d’indottrinamento gender del diritto penale tremano. Tremano poiché rischiano di essere alterati. Così come rischia di essere alterata la libertà despressione di tutte quelle persone che operano pedagogicamente o politicamente in ambiti conservatori, cattolici, non progressisti, o comunque non compatibili col pensiero unico del mainstream.

Le sacrosante libertà religiose ed educative sono messe a rischio da questo provvedimento Ue illibertario, che tratta le vittime in modo irragionevolmente diverso a seconda delle presunte identità di genere. Secondo me, siamo di fronte a una post-orwelliana disequità vittimologica in cui il diritto di critica dei cattolici, dei conservatori, dei tradizionalisti, e più in generale delle persone di buon senso, rischia di essere criminalizzato. Di fronte al moralismo immorale dell’eurogender normativo-militante, noi che amiamo le radici cristiane dell’Europa – che speriamo di veder presto riconosciute esplicitamente nel Trattato sullUnione europea e nel Trattato sul funzionamento dellUnione europea – ci opponiamo, pur consci che il pensiero unico progressista e globalista, finanziariamente dominante, ci vorrà far sedere dalla parte del torto. Ne saremo onorati.

(*) Nella seconda foto sono immortalati Luigi Trisolino, presidente dei RadicaTi, Massimo Milani, deputato di FdI e il cardinale Gerhard Müller

Aggiornato il 18 giugno 2026 alle ore 10:50