La polemica non accenna a placarsi. La sottoscrizione da parte degli editori di un “patentino antifascista” per partecipare a Più libri più liberi, la Fiera della piccola e media editoria, non sarebbe “lotta antifascista” ma “censura”. Lo ha affermato la premier Giorgia Meloni, che con un post su X ha detto la sua sulla questione, annunciando “un ulteriore approfondimento”. Così ha scritto la presidente del Consiglio: “La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra. Si chiama, banalmente, censura”. E ancora: “È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono”. Che questa sia la coda dell’incidente diplomatico che l’anno scorso ha portato Zerocalcare a rinunciare alla Fiera? Allora è stata la presenza della casa editrice Passaggio al bosco a scatenare l’indignazione dei molti. Fu polemica, e a pagare pegno è stata l’ex curatrice di Più libri, Chiara Valerio.

Dopo le critiche di Meloni, la Fiera ha osservato che “la decisione di chiedere ai partecipanti di sottoscrivere una dichiarazione sulla condivisione dei principi costituzionali, democratici e inderogabili, non è affatto censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in fiera”. Secondo Più liberi, il documento sottoposto agli editori è basato su riferimenti istituzionali, privo di visioni di parte e senza accenni politici e tantomeno legami partitici. Comunque sia, la Fiera ha fatto mea culpa: “È evidente che così non è stato interpretato. Siamo rammaricati di quanto sta accadendo: l’intervento della presidente del Consiglio e il dibattito generale che ne è scaturito ci inducono ovviamente a un ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale”.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha accolto con favore le dichiarazioni di Più libri. Soprattutto “il preannunciato ulteriore, attento approfondimento da parte dell’Associazione italiana editori, alla luce delle centrate osservazioni del presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla anacronistica richiesta di fare professione di fede antifascista per accedere a Più libri Più liberi”, ha detto il ministro. Che ha aggiunto: “I nostri diritti civili, la nostra libertà di espressione e la nostra sovranità popolare affidata alla centralità del Parlamento sono già più che ben difesi dalla Carta costituzionale del 1948, sorta dalle macerie della guerra provocata da regimi liberticidi morti, sepolti e storicizzati”. Giuli ha concluso con la speranza che “le ragionevoli parole dell’Aie rappresentino l’inizio della fine d’un clamoroso equivoco suscettibile di brutali strumentalizzazioni”.
Aggiornato il 15 giugno 2026 alle ore 13:24
