Papa Leone XIV si è recato in visita pastorale all’Università di Roma La Sapienza, dove poco dopo le 10 è stato accolto nella cappella universitaria “Divina Sapienza”. Ha sostato in preghiera e, dopo aver salutato i presenti, si è recato nel palazzo del Rettorato, dove ha tenuto un discorso alla presenza della rettrice Antonella Polimeni e della comunità accademica. La visita del papa americano rappresenta un evento di grande importanza e significato per il mondo accademico e, in particolare, per l’ateneo romano, che ha avuto modo di accogliere il Vicario di Cristo a distanza di più di sessant’anni da quando La Sapienza ospitò Paolo VI, il 14 marzo 1964. La prima università di Roma è legata “negativamente” alle visite pontificali: Papa Benedetto XVI ha dovuto annullare la sua presenza in Sapienza nel 2008 per l’inaugurazione dell’anno accademico a causa di proteste di docenti e studenti. Sono passati meno di vent’anni da quel “no” al papa teologo, i tempi sono cambiati, e sul trono di Pietro c’è un pontefice che ha studiato matematica e che sicuramente ha un rapporto diverso con la scienza e la ricerca. Joseph Aloisius Ratzinger fu ritenuto un “reazionario” nei confronti della scienza, anche a causa di un discorso del 1990 in cui metteva in guardia dal fare “dogmatismo scientifico”, sottolineando i limiti etici delle scienze. Quel discorso, soprattutto in un mondo sempre più proiettato nell’esaltazione della scienza e nel declassamento della spiritualità, andrebbe riletto. Sta di fatto che la comunità accademica del 2026 è diversa e la visita di Papa Leone XIV segna una sorta di distensione tra il mondo accademico (e scientifico) e l’istituzione religiosa più influente della Terra.
Nel suo discorso in Sapienza, Papa Leone ha toccato nuovamente il tema della guerra, del riarmo, affiancando a questi temi il ruolo dello studio e della ricerca. “Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni”, ha detto Leone, che parla di “sistema distorto”, che esaspera la competitività e alimenta l’ansia. Robert Francis Prevost lancia un monito: che si passi dall’ermeneutica all’azione e chiede di “testimoniare che l’umanità è capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza”. Ricordando le situazione di conflitto che insanguinano il mondo, Leone ha ricordato l’aumento delle spese militari, soprattutto in Europa, nell’ultimo anno. “Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce l’élite a cui nulla importa del bene comune”. È l’ennesimo, preoccupato monito del papa contro la degenerazione morale, economica e sociale che sta causando la guerra, in grado di scompaginare equilibri sociali già fragili, e soprattutto riducendo al minimo l’influenza del dialogo e delle trattative diplomatiche. Prosegue Prevost: “Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile affinché non deresponsabilizzino le scelte umane”.
Il papa conclude guardando alle prospettive del futuro, interrogandosi su che tipo di mondo si stia prefigurando per i prossimi decenni: “Che mondo stiamo lasciando? Un mondo storpiato dalla guerra e della parole di guerra”. Infine ricorda i luoghi caldi dei conflitti attuali – il Medio Oriente – dove c’è “disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”. Leone XVI ricorda il grido “Mai più la guerra” dei predecessori, e viene subito in mente proprio il discorso di Papa Montini all’Onu nel 1965. Dal pontefice anche un riflessione sul ruolo di carità che ha l’insegnamento: “È una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani”. Quella di Papa Leone XIV è stata una visita intensa, che ha visto una calorosa accoglienza da parte degli studenti e dell’intero mondo accademico.
Aggiornato il 15 maggio 2026 alle ore 12:07
