In Italia si vive più che in altri Paesi, ma l’ultimo tratto di strada è una corsa ad ostacoli fra i meandri della sanità. L’istantanea scattata recentemente dall’Istat ci consegna una realtà in chiaroscuro. Infatti, l’Istituto di statistica, da un lato, conferma che occupiamo i primi posti nel mondo in fatto di vita media, quasi 84 anni, dall’altro, certifica che possiamo sperare di rimanere in una forma discreta solo fino all’età di 58 anni. Sapevamo, seppure senza il conforto dei numeri, di essere un popolo longevo (con più di 24mila ultracentenari) al pari di quello giapponese, ma ciò che ignoravamo è che la buona salute alla vigilia dei sessanta spesso ci abbandona, lasciandoci fragili e malati. Insomma, in Italia si campa a lungo, ma non bene come si crede. Attualmente, i connazionali affetti da malattie croniche sono circa 23 milioni. Detta in modo brutale: una buona fetta della popolazione è destinata a trascorrere quasi trent’anni della propria esistenza in condizioni di salute precarie e assai spesso invalidanti. Se a tutto ciò aggiungiamo un altro dato, vale dire che nel 2030 il 30 per cento della popolazione italiana avrà più di 65 anni, si comprende l’urgenza di sviluppare su tali cifre un serio dibattito pubblico. Si tratta di un problema strutturale destinato a pesare in maniera crescente sulle future scelte politiche del Paese.
La spesa sanitaria pubblica oggi sfiora la cifra record di 140 miliardi di euro l’anno. L’investimento per curarsi privatamente è di circa 45 miliardi di euro. Ma non finisce qui. Un terzo delle famiglie nel nostro Paese (presenti soprattutto nei grandi centri urbani) è costituito da single. I nuclei familiari tradizionali, a causa del numero sempre più ridotto di figli (spesso unico) e dei cambiamenti culturali, non sono più in grado di garantire, come accadeva in passato, un’assistenza continua e prolungata agli anziani. Va da sé che il problema che si pone travalica il confine sanitario. Si prospettano conseguenze dirette, e non facili da risolvere, anche sul mondo del lavoro. Non occorre essere dei grandi esperti per capire che se l’età pensionabile tende ad allungarsi, mentre lo stato di salute delle persone peggiora a partire dai 58 anni, il futuro sarà segnato da una frattura preoccupante tra ciò che il sistema richiede e ciò che i singoli individui possono realisticamente sopportare. In tal senso, occorre avere contezza che il crescere della vita media (di per sé un grande traguardo della modernità) deve essere accompagnato da politiche pubbliche a sostegno della qualità della vita. Vivere più a lungo è una conquista. Vivere meglio deve diventare l’obiettivo. Tutto ciò richiede, per rafforzare il modello sociale italiano, un impegno economico-finanziario rilevante con sacrifici da parte di tutti. La sensazione, però, è che nel Paese su tale nodo vi sia ancora poca consapevolezza.
Aggiornato il 13 aprile 2026 alle ore 10:25
