Sassolini di Lehner
Il saggio ed argutissimo Mark Twain, gloria della massoneria, compresa quella gratteriana, più o meno deviata e recidiva, confessò d’esser stato costretto al giornalismo, non avendo trovato un lavoro... onesto.
Una cattiveria, senza dubbio, pari ad altre battutacce, tipo quella di Luigi Barzini junior: “Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare”.
Ho spesso citato Michele Serra e Massimo Giannini, recordman della saccenteria frettolosa, echeggiante lacune nella cultura di base.
Mi scuso, tuttavia, con entrambi, messi in croce per erroracci pari o superati in precedenza da altri.
Fu surclassato financo il presuntuoso millantatore che si vantò di conoscere l’opera omnia di Socrate, che, invece, ebbe gran schifo della grafia.
Infatti, chiedo venia per non aver citato una capostipite della stirpe di quanti fecero di Sparta la Città Eterna o ridussero Smirne, secondo porto dopo Istambul e terza città della Turchia con più di 3 milioni di abitanti, a “piccola città marinara” per giunta di nazionalità ellenica.
Si tratta di Maria Latella, capace all’esordio di strafalcioni epocali, commessi i quali, in luogo d’essere costretta a trovarsi una più consona occupazione, spiccò il volo.
Sul Corsera diede per incastrato da Mani pulite, che cercava di strappargli, more solito, il nome di Silvio Berlusconi, il generale Domenico Corcione, già Capo di Stato Maggiore, quindi ministro della Difesa col governo di Lamberto Dini. Corcione non c'entrava nulla, essendo le accuse rivolte al generale Giuseppe Cerciello della GdF.
Adesso, spunta fuori un’altra freccia dell’italogiornalismo.
Altro che i dilettanti erranti Latella, Giannini, Serra!
Si tratta di un professionista dotato di super-poteri, essendo in grado di spargere scoop talmente succulenti da allertare l’universo mondo pubblicistico, stimolando attenzione, creatività investigativa, campagne martellanti, pettegolezzi cruenti, accertamenti con ecografia, T.A.C. e risonanza magnetica, dettando, infine, all'informazione le cinque W (Who, What, Where, When, Why) ed un’H (How), cioè: chi? che cosa? dove? quando? perché? come?
Eppure, impiegò lo stravecchio olezzo di alcova, ormai incongruo per azzerare l’attenzione su fatti serissimi come guerre, stragi, carburanti alle stelle, inflazione, possibili cadute produttive.
Invece, Marco Gaetani, appena venticinquenne, rimarrà nella storia dell’arte, come il barocco leccese, per esser magistralmente riuscito ad imporre sine die estetica, gnoseologia e ragion pratica ad una miriade di testate.
Il trucco rococò vincente fu quello di effondere il profumo d’alcova ben dentro l’habitat demonizzabile a priori, il bi-ecosistema del governo Meloni.
Dato che Marco, squillante voce di Atreju, nonché firma della rete social meloniana, ha combinato tanto danno ai suoi, i malpensanti domanderanno:
- Codesto nemico del “pro domo sua” ci fa o c’è?
- Chi c'è dietro il ragazzino, magari ignaro d’essere stato burattino nelle mani di qualche Mangiafuoco?
- Che sia l’anello mancante tra il bonobo incosciente e l’allegro suicida?
- Insano gesto da Gasperini a San Siro o chissà che s’era fumato?
- Scemo del villaggio in fondo a destra o pericoloso egolatra?
Insomma, si parla e si straparla soltanto dell’intervista a Claudia Conte e alla confessione post-carducciana: t’amo, pio bove, pardon, Giove, Matteo Piantedosi.
Invece, Marco, memore di Georg von Frundsberg, fu lungimirante.
L’appartenenza a Fratelli d'Italia fa pensare a “molti nemici, molto onore”, slogan tedesco ripreso da Benito.
Ispirato dal motto più borioso del Ventennio, il camerata pugliese s’è lambiccato il cervello: l’Esecutivo a me caro ha tanti detrattori, nemici acerrimi più che avversari, inoltre non si sente tanto bene nel giaciglio di spine post-referendario; che fare per rianimarlo?
Eia eia alalà, ecco la ricetta: moltiplicare l’onore, incrementando i nemici.
Ebbene, Marco c’è riuscito, attraverso l’ingegnosa rincorsa verso le labbra tumide al peccato, dimoranti, non in un salottino privé, ma in uno storico e labirintico palazzo: il Viminale.
Molto onore ricadrà, quindi, sul Governo, attaccato da tutte le parti, ergo destinato a nuovi sontuosi sondaggi.
Di certo, però, l’onore non ricade su Claudia Conte ˗ la donna si sa, se di sinistra, è libera e patentata, sia nel lato A, sia nel B, etero o saffica o trans che sia, tutto va bene; se di destra, deve rigar sulla diritta via, essere e parer “tanto onesta”, se no, va chiacchierata a sangue ˗ sbertucciata ed esposta al pubblico ludibrio, a metà strada tra strega e peripatetica.
Invero, sarebbe azzardato battezzare del tutto a destra la signorina, visti i selfie pure con Corrado Augias, alias “Donat”.
Claudia è, però, rea d’esser nata, come San Tommaso, non all’interno della ZTL di Milano o Roma, ma nel paese di Aquino (Fr).
Su di lei le paroline, al momento, più gentili sono: lady Viminale; prezzemolona ciociara; Conte-ssa scarsa della Ciociaria; attricetta di paese; per sfondare si fa aiutare da uomini vecchi; Messalina della Ciociaria; lady Zelig; celebro-lesa; verace vorace.
Giungono schizzi di veleno dai mormorii paesani: “... la carne è debole e il maschio attempato è la preda eletta”.
Si mettono in dubbio pure i titoli di studio, a cominciare dalla scuola dell’obbligo.
L’accusano d0aver denunciato ingiustamente un bamboccione, poi, assolto (nella sentenza si legge che il fidanzato: “... ha soltanto agito in modo talora infantile e scomposto rispetto all’altrui decisione di porre fine ad un rapporto sentimentale per lei rivelatosi insoddisfacente”).
È sospettata, inoltre, di aver tenuto denaro contante in un cassetto; è additata come cinica aspirante alla “Roma potentona in perenne stato di disavanzo sessuale”.
Inoltre, la strega moderna fu invitata non ad una normale festicciola, bensì “ad un party selvaggio a bordo di uno yacht di un amico del latitante Amadeo Matacena”.
Insomma, riciclaggio, orgia, complicità, forse correità. E cosa pensare dei troppi favori dal Potere e dalla Rai?
Da arrivista ha frequentato, prova provata di dna mariuolo, il ministro Guido Crosetto, il sindaco Dario Nardella, il generale Roberto Vannacci. Intendeva incartarseli a proprio vantaggio?
Insomma, su Claudia Conte si abbatte a tempo pieno la tempesta perfetta, proiettata, infine, verso l’avviso di sfratto esecutivo a Giorgia Meloni.
Codesto tsunami, sconsiderato Marco, potrebbe alla fine rivolgersi contro di te.
Sapevi che il 30 marzo Claudia Conte aveva dichiarato (cfr. Virgilio.it): “Avverto sempre più il timore di non riuscire a realizzare i miei desideri. Il più grande: diventare madre e costruire una famiglia… accanto a me c’è una persona e spero che questa relazione possa consolidarsi e trasformarsi nella realizzazione di quel sogno”?
Come mai, a distanza di poche ore, le poni la domanda concordata, magari finalizzata a pressare… chi avrebbe dovuto farla diventare sposa e madre?
Visto il contorno, senza Giorgia Meloni, FdI dal 30 sprofonderebbe all’originario 4 per cento.
Siffatto disastro contiene, però, un prezioso insegnamento:
- l’eterosessualità praticata o solo annunciata nuoce gravemente alla salute dell'attuale Esecutivo.
La soluzione? Eccola:
- coito ergo sum in modica quantità soltanto con moglie legittima;
- voto di castità;
- pubbliche dichiarazioni d’impotenza;
- no eretti, solo eletti, dal popolo;
- apertura ai preti pedofili ed ebofili;
- spazio alla neonata corrente degli omosessuali conservatori e/o di destra.
Non essendo possibile clonare Giorgia 65 volte - tale il numero di ministri e sottosegretari - e renderla plurale, l’evoluzione decisiva sarà: dall’anti-antifascismo all’anti-antifrocismo.
E tu, Marco, leccese come Starace, accodati: vicino a Benito pederasti e femminielli non mancarono e furono fedelissimi. Basti pensare alla segreteria del Partito nazionale fascista occupata, prima, dal chiacchieratissimo “diverso” Giovanni Giuriati; poi, da Achille Starace, già da adolescente definito “pederasta passivo”, tanto da essere espulso dal Collegio Nazionale di... Lecce.
Aggiornato il 07 aprile 2026 alle ore 12:52
