Un telecronista che scambia due vip spara alcune insulsaggini: per una battuta d’autore, per giunta bruttina, viene crivellato più di un pluriomicida infantile.
È giusto, nell’Italia da sempre meritocratica non c’è spazio per chi si scopre essere stato melonianamente lottizzato. Ma Paolo Petrecca, soldato semplice del Tg2 all’inizio del millennio, ha avuto in seguito nomine di rilievo, e non sempre durante governi di destra: fu scelto come direttore di Rainews 24 da un Cda a maggioranza centro-sinistra. Ma ben presto fu sfiduciato con percentuali, non a caso, bulgare, e questo lo trasformò in un bersaglio da tiro a segno. Anche perché le sfiducie continuarono quando lui divenne direttore di RaiSport.
Ora il paglione è diventato gigantesco, e tutti, siòre e siòri, devono lanciare una freccetta, anche e soprattutto se non sanno a chi e perché. L’ultimo grave errore di Petrecca è stato quello di auto-nominarsi telecronista della cerimonia inaugurale di Milano-Cortina e, forse di pensare che, essendo il grande capo, non avrebbe avuto bisogno di informarsi, di studiare un po’. Magari per distinguere la figlia di Mattarella da Kirsty Coventry, presidente del Cio. Oppure per non confondere la giovane attrice Matilda De Angelis con l’attempata straziatrice di Volare Mariah Carey.
Quando il dittatore dello Stato libero di Bananas cadde in disgrazia, l’idea fu “accusiamolo di tutto”. Così a Woody Allen fu contestato di aver detto cosce davanti a un prelato. La storia si ripete nella realtà, e sembra dunque doveroso accusare Petrecca, ad esempio, di aver ripetuto troppe volte “inenarrabile”. E ritorcergli contro il fatto che, dei pallavolisti, avesse citato solo Paola Egonu: ma come, è la più grande di tutti, e poi è nera, uno come lui dovrebbe fingere di ignorarla, invece la cita, e non va bene neppure questo perché gli altri si lamentano. E poi c’è sempre Ghali che si sente infelice, mentre Andrea Pucci rinuncia a Sanremo, forse per non essere mitragliato come il gaffeur olimpico. Ma questo che c’entra?
È innegabile: un direttore che sceglie se stesso per esporsi a due miliardi di telespettatori (dei quali un miliardo e novecentonovanta milioni esentati dall’audio petrecchiano) dovrebbe studiare un po’ di più, magari sapere anche il numero di scarpe dei protagonisti dell’evento. E, infine, valutare i vantaggi, pochi, di un eventuale percorso netto e i rischi, tanti, di una figuraccia.
Ma è parimenti innegabile che la solidarietà professionale dovrebbe valere (quasi) per tutti, mentre l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti da sempre artefice delle nomine dei fedelissimi di sinistra, è stato forse il più implacabile accusatore di questo collega, peraltro nominato dalla parte politica a lui avversa. Lottizzano, lottizzano, ma fingono di ignorare la formula antica quanto la Rai, “in quota a…”.
Il peggio del peggio è che una pletora di giornalisti si scaglia contro Paolo Petrecca, ridendo di lui, come, ad esempio, Massimo Gramellini su La7. Non accontentandosi dei suoi errori, addirittura ne fabbricano altri inesistenti, come quello di avere chiamato San Siro Stadio Olimpico: ospita le olimpiadi, dunque olimpico eccome se lo è.
Inevitabilmente, questo vociare di vip scoperchia la pattumiera social da cui si leva un tanfo insopportabile di insulti prestampati, di banalità stratosferiche, di scopiazzature analfabetizzate e, infine di una novità assoluta: non voglio pagare il canone.
Grazie, pessimo Paolo, per averci dato finalmente un motivo per farlo. E risparmiare un po’.
Aggiornato il 09 febbraio 2026 alle ore 11:07
