Luca Massaccesi: “Ogni segnale di disagio deve essere ascoltato. Prevenire è responsabilità di tutti”
Ogni 7 febbraio ricorre in Italia la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, un’occasione per riflettere su un fenomeno ancora troppo diffuso. “Il bullismo non è mai un gioco innocente”, spiega Luca Massaccesi, presidente Osservatorio Nazionale su Bullismo e sul Disagio Giovanile. “Si tratta di aggressioni ripetute che minano il benessere emotivo dei ragazzi e possono lasciare cicatrici profonde, anche invisibili”.
Il governo italiano ha intensificato negli ultimi anni le azioni in questo campo. “Abbiamo avviato campagne informative, rafforzato gli strumenti di segnalazione e aggiornato le normative per proteggere i minori”, ricorda Massaccesi. La Legge n. 70 del 2024 ha introdotto strumenti concreti di prevenzione, formazione per i docenti e coordinamento tra scuole e servizi territoriali.
Nonostante questi sforzi, il bullismo resta ancora un problema diffuso. Secondo i dati più recenti del 2025 dell’Osservatorio Nazionale, circa 1 ragazzo su 5 ha subito episodi continuativi di bullismo, mentre oltre un terzo degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni ha vissuto comportamenti offensivi online o offline. “I numeri parlano chiaro: il fenomeno è ancora radicato e in parte silenzioso”, afferma Massaccesi.
Negli ultimi anni, il bullismo ha assunto forme più pervasive, soprattutto nel mondo digitale. “Oggi non si tratta più solo di insulti o aggressioni fisiche”, spiega Massaccesi. “Ci troviamo davanti a esclusioni, meme offensivi, diffusione di contenuti umilianti o commenti ironici ripetuti che colpiscono profondamente le vittime”. Secondo il presidente dell’Osservatorio, “questa spettacolarizzazione online rende più difficile distinguere tra scherzo e violenza sistematica”.
Le cause del fenomeno sono complesse. Le vittime spesso presentano fragilità emotive, difficoltà relazionali o percezioni di diversità; gli autori, invece, manifestano bisogno di affermazione o difficoltà nella gestione delle emozioni. “La famiglia e la scuola sono i contesti chiave”, sottolinea Massaccesi, “un clima relazionale positivo e la capacità di intercettare segnali precoci possono fare davvero la differenza”.
Il cyberbullismo, aggiunge Massaccesi, è oggi la sfida più complessa: “Colpisce rapidamente, in modo visibile e permanente, e aumenta il senso di isolamento della vittima. Non bastano divieti o controlli tecnologici: servono educazione, ascolto e relazioni di fiducia”.
Per affrontare efficacemente il problema, secondo Massaccesi, le scuole dovrebbero garantire spazi di ascolto accessibili, percorsi stabili di educazione socio‑emotiva e digitale e presidi chiari di prevenzione e intervento. “Quando i ragazzi percepiscono ascolto reale e continuità, si fidano e chiedono aiuto”, dice. “Quando gli adulti costruiscono alleanze tra scuola, famiglia e territorio, il bullismo perde forza e il disagio può essere affrontato prima che diventi sofferenza profonda”.
Il messaggio della Giornata nazionale è chiaro: “Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un gesto di coraggio”, conclude Massaccesi. “Gli adulti devono essere presenti, attenti e pronti a intervenire. Solo così possiamo costruire una cultura del rispetto e della responsabilità che accompagni i giovani nella loro crescita”.
Aggiornato il 06 febbraio 2026 alle ore 10:28
