M’è apparso su La7 Nicola Gratteri, non la Madonna di Fatima
Nicola Gratteri (Foto Ansa)

Sassolini di Lehner

Non la Madonna, bensì il procuratore capo di Napoli m’è apparso, non in quel di Fatima, ma su La7. Riguardo alla riduzione delle indennità più scandalose, riesumando uno slogan dell’antipolitica, ha affermato: prima delle indennità dei magistrati dovrebbero essere ridotte quelle dei parlamentari. Ipse dixit. Posso essere d’accordo col nostro Aristotele sui tagli, stante la crisi, alle buste paga astronomiche a carico dello Stato: robe da 310mila euro l’anno per il presidente della Cassazione, dopo che i colleghi corporativi della Consulta dichiararono illegittimo il tetto a 240mila euro lordi annui, che, stando a tali esimi giuristi, non consentiva al povero cassazionista di arrivare a fine mese, almeno con pane e mortadella. Così, è diventato costituzionalmente corretto assegnare a qualche altro capoccione statale addirittura 495mila euro di porchetta all’anno! Viene da pensare che la nostra grassoccia Costituzione sia stata ideata ad Ariccia. Tuttavia, per evitare demagogie dannose alla cornice liberaldemocratica, è doveroso fornire qualche informazione al dottor Gratteri, il quale, come ogni essere umano, ha il diritto all’ignoranza, all’elusione, alla dissimulazione. Sorvolando sulle ovvie rimembranze storiche inerenti agli esiti nefasti dell’antiparlamentarismo (comunismo, fascismo, nazismo), urge ricordare i dati di fatto. Intanto, non sembrano accettabili le sparate demagogiche fondate sui paragoni tra togati e parlamentari, visto che i primi sono impiegati statali, sia pur specialissimi e coccolatissimi, legittimati soltanto dal concorso, più o meno obiettivo, mentre i secondi lo sono dal popolo sovrano.

Tralascio il penoso fenomeno delle esondazioni dei vincitori di pubblico concorso, in foggia di sedicente Terza Camera cassazionista e di immarcescibile supplente o usurpatore dell’Esecutivo. Ecco, dunque, non le opinioni, bensì i fatti da porgere gentilmente all’attenzione all’apparso Gratteri: le indennità dei parlamentari italiani sono collegate, per legge, al trattamento economico dei magistrati con funzioni di presidente di sezione della Cassazione (articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, numero 1261). La norma, però, non impone che l’indennità parlamentare cresca automaticamente in rapporto agli aumenti alla casta. L’indennità parlamentare parametrata allo stipendio dei magistrati è riferita non al trattamento massimo, ma soltanto al sedicesimo scatto dell’ottava classe stipendiale sui trenta vigenti. Gli uffici di Presidenza di Camera e Senato, in base all’autodichia, possono fissare importi inferiori, aumentando la forbice stipendiale tra togati e parlamentari. Insomma, i percorsi retributivi sono diversi e del tutto a vantaggio dei primi. Negli ultimi tre anni, si registra per i togati un incremento del 6,69 per cento, a partire dal 1° gennaio 2024; del 2,01 per cento dal 1° gennaio 2025; del 2,01 per cento dal 1° gennaio 2026. Posto che al 31 dicembre 2023 la cifra fosse di 10mila euro, nel gennaio del 2026 sarebbe salita a poco più di 11.121: dunque, ben 1,121 euro di aumento. Per deputati e senatori, invece, il percorso è in discesa a partire dal 2006: da 12.434,32 a 11.703,64 lordi al mese. Dal 2007, sospensione degli adeguamenti; dal 2011 al 2013, riduzione per fasce di reddito elevate; 2012: l’indennità cala a 10.435 lordi mensili, 2mila euro in meno rispetto al 2006; dal 2012 sino al 31 dicembre 2026, totale sospensione degli adeguamenti.

Quindi, soltanto i magistrati beneficiano del divenire stipendiale, mentre i parlamentari ne sono esclusi da circa vent’anni, con l’aggiunta, inoltre, di continue riduzioni. Certo, non stentano ad arrivare a fine mese, ma percentualmente hanno perso parecchio. Insomma, Gratteri può godersi le ferie su La7 e stare sereno come un pascià, ammesso che qualcuno finalmente lo informi su quanto incassa ogni mese, perché lui dice di non saperlo. Sua Altezza il magistrato italiano, invero, guadagna più del doppio di un cattedratico e cinque volte più di un insegnante di liceo. Trattandosi di emolumenti in fieri il doppio diverrà presto triplo e 5 assurgerà a 6. Omettiamo, per carità di toga rossa al fianco del proletariato, quante volte più di un operaio, di un manovale o di un bracciante agricolo, plebei e sporchi proletari, che risultano di troppo inferiori rispetto alla casta faraonica togata. Secondo la Commissione per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa, l’Italia vanta il maggior rapporto tra il salario percepito da un giudice a fine carriera e quello medio di un lavoratore. In Germania, il magistrato, anche dopo decenni di lavoro, guadagna solo 1,7 volte in più di un lavoratore medio; in Francia 3,6; in Spagna 5,7. Solo in Italia, 6 volte di più. Bene sapiat et bene tibi sit (Buon appetito e alla salute), santissima Associazione nazionale magistrati. Sero Est. Clarissimi Magistratus, ite, missa est. Amen.

 

Aggiornato il 06 novembre 2026 alle ore 16:54