La Giunta Rocca non autorizzi il S. Alessio a vendere immobili per coprire debiti
Foto: Sant'Alessio - Margherita di Savoia

Il Consiglio di Amministrazione dell’Asp Sant’Alessio dei ciechi, mandato via l’ex direttore, destinato poi ad altro incarico in Regione, che si era opposto alla vendita del patrimonio e nominato il nuovo DG, dopo aver annullato il primo bando senza una motivazione convincente, non ha perso tempo e il 5 agosto con propria delibera ha chiesto alla Regione Lazio l’autorizzazione alla vendita di immobili per circa 53 milioni di euro. Il 25 per cento dell’intero patrimonio, una bella fetta del patrimonio di pregio.

Si tratta di molti immobili in zone di pregio in Roma, come via della Stelletta, via in Selci, piazza Campitelli, via Novacella, via Vittoria, vicolo Moroni insieme alla tenuta di Presciano, in provincia di Siena, valutata oggi 20 mln anche se qualche anno fa la valutazione era di quasi il doppio.

La legge regionale 2 del 2019 prevede l’autorizzazione della Regione alla vendita del patrimonio, entro 90 gg dalla richiesta con il meccanismo del silenzio dissenso, che si può alienare ma solo per finalità di pubblica utilità e per progetti di investimenti.

La delibera del Cda fa riferimento alla relazione tecnica del fondo immobiliare che ho letto con grande attenzione ma, a mio parere, di pubblica utilità e programma di investimenti non c’è traccia. A meno che per pubblica utilità (che significa perseguire l’interesse generale o miglioramento della collettività) non si intenda pagare i debiti. Infatti la motivazione principale riportata nella relazione è quella della copertura del buco finanziario di notevole entità. Altrimenti l’ente va in default, questo lo aggiungo io. Cosa che sostengo da oltre tre anni senza essere ascoltato dalla Regione.

Nella relazione tecnica è riportato un vero e proprio paradosso. Nelle premesse è scritto che l’Asp S. Alessio decise nel 2017 di affidare la gestione del proprio patrimonio immobiliare alla Sgr Sorgente, ora Castello, con la motivazione che “la gestione del proprio patrimonio immobiliare comportava alti costi operativi e gestionali e questo sottraeva risorse economiche al S. Alessio per i servizi di assistenza ai non vedenti”.

Un vero e proprio paradosso dal momento che negli anni precedenti all’affidamento alla Sgr della gestione degli immobili il S. Alessio incassava dagli affitti circa 4-5 milioni di euro l’anno, mentre, così come è scritto in tutti i documenti dell’Asp, dal 2017 ad oggi la Sgr non ha versato neanche un euro nelle casse dell’ente.

Una cosa veramente grave perché l’ente con un patrimonio di circa 1 mld di euro affidato alla Sgr Sorgente con una valutazione di soli 220 milioni di euro in 9 anni di gestione non ha portato nessun utile per l’Asp.

Per il Sant’Alessio si tratta di un mancato incasso di oltre 35 milioni di euro.

Nel frattempo l’ente deve svolgere i propri servizi e il fondo chiede nel 2017 un mutuo ipotecario ad Unicredit di 25 milioni, che vengono girati al Sant’Alessio. Mutuo che poi viene rinnovato nel 2022 con un altro mutuo di 20 milioni con il quale viene ipotecato l’intero patrimonio.

Nel frattempo il disavanzo dell’ente è schizzato in alto raggiungendo nel 2025 la cifra complessiva di 29 milioni di euro come si evince dai bilanci dell’ente.

Non solo, ma la Sgr ha già venduto negli anni precedenti 50 immobili dell’ex Ipab (in via Branca a Testaccio- in via Montecristo-in via Montegiordano-in via Balduina-in via di Panico) per una cifra di 10 milioni di euro, ma nelle casse dell’Asp non è finito neanche un euro.

Oggi si può dire senza tema di smentita che la decisione degli amministratori dell’Ipab e del management di affidare nel 2017 la gestione e la valorizzazione del patrimonio ad una Sgr del tutto privata, invece che affidarlo al fondo costituito dalla Regione Lazio con la Sgr Invimit del MEF, come indicato con nota scritta dall’allora direttore al bilancio della Regione Lazio, Marco Marafini, fu un gravissimo errore.

Da tempo mi chiedo come sia stato possibile tutto questo. Possibile che gli amministratori e il management dell’Asp che si sono succeduti dal 2017 ad oggi non sia siano accorti di niente?  Possibile che la giunta regionale che ha la competenza del controllo non si sia accorto di nulla? E cosa hanno vigilato gli uffici competenti? Come è stato possibile arrivare a questo debito senza che nessuno sia intervento? Possibile che nessuno si sia accorto di niente e sia intervento sino ad oggi per evitare questo scempio?

Eppure è dal 2022 che denuncio questa situazione con articoli sulla stampa e con lettere aperte inviate agli assessori e ai consiglieri regionali.

E come è possibile che non vengano perseguiti i responsabili?

Immagino che in Regione i miei amici che governano sanno che non si possono vendere gi immobili per pagare debiti pregressi, ma se fosse possibile mi chiedo come fanno a non rendersi conto che a vendere gli immobili sarebbe la stessa Sgr che ha gestito il patrimonio sino ad oggi con risultati non positivi. Sarebbe un altro paradosso incredibile.

È noto, perché è scritto nei documenti dell’ente, che sulla gestione del Sant’Alessio siano in corso indagini delle autorità giudiziarie e una della Corte dei conti. Mi auguro che la politica arrivi a risolvere i problemi prima delle autorità giudiziarie, altrimenti sarebbe l’ennesima sconfitta della politica.

Ritengo poi grave che sia nell’Asp che in Regione pensino che la Sgr possa vendere il patrimonio dell’ente a trattativa privata senza fare gare, in particolare per beni di un certo valore come la tenuta di Presciano, valutata dal fondo per una cifra pari a oltre 20 milioni di euro.

Faccio notare che la Sgr sarà pure privata ma il patrimonio è pubblico e quindi soggetto, per la vendita, alle leggi in vigore che prevedono gare di evidenza pubblica.

Avevo chiesto al centrodestra di chiedere in Consiglio l’istituzione di una commissione di inchiesta sul Sant’Alessio perché volevo che si aprisse il vaso di pandora in tutta trasparenza e nel solo interesse pubblico. Mi dispiace che questo mio appello non abbia avuto nessun seguito.

Per questi motivi ora chiedo alla giunta Rocca di non dare l’assenso alla vendita ma di fermare tutto, ci sono soluzioni che si possono trovare senza fare uno scempio del patrimonio.

Io non mi fermo, continuerà a scrivere e denunciare lo scempio che sta avvenendo in tutte le sedi possibili e invierò un dossier nel merito alla Premier Meloni chiedendo un suo intervento a difesa del patrimonio del Sant’Alessio.

Aggiornato il 08 ottobre 2026 alle ore 13:40