I ricorrenti in Cassazione chiederanno l’anticipazione della trattazione alla luce dell’accelerazione parlamentare sulla nuova legge elettorale
Il Rosatellum approderà al Palazzaccio. La Prima sezione civile della Suprema Corte ha fissato per il prossimo 29 ottobre l’udienza pubblica dedicata all’esame del ricorso presentato da un gruppo di elettori siciliani, assistiti dagli avvocati Enzo Palumbo e Andrea Pruiti Ciarello, contro alcuni aspetti ritenuti particolarmente rilevanti della legge elettorale numero 165 del 2017. La vicenda sarà nuovamente davanti ai giudici di legittimità dopo l’ordinanza interlocutoria emessa il 27 ottobre 2025. In quella occasione il Collegio, considerata la complessità delle questioni prospettate dai ricorrenti, aveva disposto il rinvio della trattazione, incaricando l’Ufficio del Massimario di predisporre una relazione sul quadro della giurisprudenza e della dottrina costituzionale in materia. Successivamente, con decreto del 14 gennaio, la Cassazione ha disposto la riunione del procedimento con un analogo ricorso promosso da elettori calabresi e patrocinato dall’avvocato Enzo Paolini, unificando così le due iniziative giudiziarie che contestano alcuni profili della normativa elettorale vigente.
I legali dei ricorrenti hanno reso noto che presenteranno una richiesta di anticipazione dell’udienza. L’obiettivo è ottenere una decisione in tempi più rapidi rispetto all’attuale calendario, alla luce dell’accelerazione registrata nell’iter parlamentare della riforma elettorale in discussione. Il provvedimento, infatti, sta procedendo con maggiore rapidità presso la Commissione affari costituzionali della Camera e potrebbe essere sottoposto a breve all’esame dell’Assemblea. Secondo i difensori, mentre il Parlamento è impegnato ancora una volta nella definizione delle regole fondamentali della rappresentanza democratica, appare essenziale che la Suprema Corte possa pronunciarsi tempestivamente sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate nel ricorso. Qualora tali questioni venissero ritenute non manifestamente infondate, il procedimento potrebbe essere rimesso alla Corte costituzionale, aprendo la strada a una valutazione destinata ad avere possibili riflessi anche sulla prossima legge elettorale, nel caso in cui presentasse criticità analoghe a quelle contestate nell’attuale sistema.
Aggiornato il 22 giugno 2026 alle ore 13:13
