#Albait. Sirene omeriche e guerra fredda

C’è una corrispondenza tra scenari internazionali e situazione politica interna. Mai come in questa epoca questo legame è stato così stretto. In piena Guerra Fredda, la postura del Partito Comunista e dei partiti di governo era fortemente influenzata dalle decisioni e dalle direttive di Mosca e Washington. Oggi siamo molto più permeabili di allora. All’interno di ciascun Paese non operano più solo agenti stranieri. Le influenze dirette impattano sull’informazione, i partiti politici, persino all’interno dei nuclei familiari.

LA GUERRA IN FAMIGLIA

È sufficiente che in famiglia ci sia un esponente complottista, uno affiliato all’area russa e/o pro-Pal e uno atlantico e liberale per avere il perfetto cocktail esplosivo. Tensioni familiari che corrispondono alle tensioni amicali. Mentre si infiammava il conflitto dopo l’attacco armato di settemila palestinesi da Gaza per sferrare la feroce violenza del 7 ottobre, il tam-tam della disinformazione aveva già iniettato nel sistema informativo la parola ‘genocidio’. Per la precisione, le prime tracce erano state trovate già due giorni prima dell’attacco palestinese. Uno schema russo collaudato.

IL CASO DEL ‘GENOCIDIO NEL DONBAS’

La parola genocidio era già stata usata prima dell’attacco russo all’Ucraina. L’esercito russo entrò da cinque diverse direttrici in Ucraina, il 24 febbraio 2022. Ma mesi prima era stata lanciata l’accusa di ‘genocidio’ contro i russi. Tesi inventata ed esposta in un documentario bulgaro: nel commentare un bombardamento contro una scuola di Donetsk, peraltro ancora in piedi nelle immagini, la coordinatrice didattica, russa, diceva: “L’attacco è avvenuto nel pomeriggio. Se fosse accaduto di mattina avrebbe colpito i bambini. Sarebbe stato un genocidio”.

DAL CONDIZIONALE ALLA RETORICA CONFERMATIVA

Senza citare le ruote del nonno per diventare carriola, comparve la giustificazione dell’attacco russo per evitare il ‘genocidio’. Peccato che il tentato genocidio non c’era. Anzi, si verificò dopo ad opera dei russi. Cancellazione della lingua ucraina, bombardamenti a tappeto stile Dresda o Coventry, rapimenti di bambini, stupri e torture su chiunque. Sembrerà strano a qualcuno, ma l’attacco nel sud di Israele seguì quasi lo stesso copione.

LE NUOVE NEBBIE

In questi mesi una nuova nebbia è stata alzata. La guerra in Iran ha cancellato le informazioni sugli altri conflitti. Quel che accade in Ucraina è stato ampiamente oscurato. Non è noto nemmeno che Israele è stato attaccato nuovamente da Hezbollah, che Hamas ha rifiutato di disarmare, e che nuovamente il colpevole è stato individuato in Israele. Certo, Netanyahu ha dimostrato ancora una volta una pessima abitudine: fare la guerra a oltranza, spesso senza curarsi di mantenere un livello informativo sufficiente per consentire di distinguere tra terrorismo e guerra, secondo le regole che l’Occidente si è dato.

MA LA GUERRA È CORRETTA?

Non lo è mai. Ma il 7 ottobre ha segnato la data della risposta che ha unito gli israeliani ebrei, musulmani, drusi, cristiani. La nebbia informativa creata ad arte ha divaricato le opinioni: pro o contro Israele? Similmente, su ogni altra questione non si analizzano i fatti, ma si prende posizione in una curva da stadio. Pro o contro gli Ucraini? Stessa cosa per la Russia, l’Iran, Cuba, Colombia, persino per Sempio, accusato dopo decenni dell’uccisione di Chiara Poggi. Con la stessa tecnica, qualcuno prova a far passare i più feroci dittatori africani come combattenti per la libertà. Fatalmente ad essere raffigurati come ‘buoni’ sono quelli sostenuti dalle brigate Wagner russe, ora chiamate Africa Corps, in onore del generale Rommel, che servì e fu ucciso da Hitler.

QUALI FATTI NUOVI, DIETRO LA NEBBIA?

Trump ha portato sollievo ai russi attraverso il rialzo del prezzo del petrolio, a seguito della guerra in Iran. Il piano non è andato bene. L’Iran non si è lasciato sconfiggere. Putin ha incassato due volte, quindi. Resterà grato a Trump, non agli americani, per l’aiuto. Il Presidente americano ha annunciato per la trentanovesima volta di avere un accordo di pace con l’Iran. Probabilmente è vero, adesso. Ma quell’accordo segna comunque la perdita dell’aura di invincibilità degli Usa. Proprio come è accaduto ai russi in Ucraina. Gli iraniani sono riusciti a rendere la guerra contro di loro troppo costosa.

LA REALE SITUAZIONE IN UCRAINA

Tra le vittime della nebbia informativa, i progressi ucraini nel sud del Paese. Poco spazio trovano l’indebolimento del dispositivo russo nella penisola di Kinburn e il sostanziale isolamento della Crimea. Entrambe queste aree non ricevono più rifornimenti dalla Russia e nemmeno la turnazione dei militari è più possibile. Il tutto, mentre i russi hanno concentrato centocinquantamila uomini nel Donbas per tentare una nuova conquista della regione. Ma davanti all’area più fortificata del fronte. Nel frattempo, dalla Nato avvertono che i russi si preparano a invadere i Pesi Baltici. Ragionevolmente per fermare la spinta secessionista di Kaliningrad, rimasta anch’essa isolata e con  suoi cittadini che cominciano a pensare di diventare polacchi.

QUALI EFFETTI IN ITALIA?

Abbiamo registrato la nascita del nuovo partito del generale Vannacci. In seno a questo partito, qualora ci fosse bisogno di prove circa i legami con Mosca, ameno due esponenti sono stati premiati con onorificenze russe. Il governo subisce Vannacci. Il governo ha reiterato una dichiarazione di sostegno all’Ucraina generica ma non parla più di obbligo di sostegno materiale, almeno formalmente. E nessun sostegno alla candidatura per l’ingresso in Europa. L’Italia ha difeso anche Orban, in passato, ora il nuovo governo bulgaro filorusso.

L’INTERESSE DI NOI ITALIANI ED EUROPEI

Il nostro interesse principale è la libertà. Libertà che è fortemente in pericolo, considerato che le forze collegate alla Russia, e in parte anche al mondo di Trump, puntano a stabilire governi di pochi. Le parole d’ordine attuali da parte degli agenti d’influenza finanziati dall’estero sono: comando, popolo, sistema. Sono parole che fanno parte del lessico contemporaneo. Una volta erano parole chiave delle fonti complottistiche. Ora sono diventate patrimonio delle analisi istituzionali. Non a caso, va di moda la cosiddetta geopolitica, vale a dire la non scienza che è dominata da chi dice di praticarla, dicendo cose, mettendo insieme dati con ‘sensibilità’ personale.

LE SIRENE OMERICHE E LA VIOLENZA ALLA PATRIA

Credere a queste sirene mette in pericolo la libertà degli italiani ed europei. Non è a Mosca che troveremo la tutela dei nostri interessi. E se l’amicizia tra Trump e Putin dovesse continuare, nemmeno a Washington.

È arrivata l’ora che i cittadini si uniscano in comitati per la sicurezza e la libertà. Per avere città più sicure, per combattere la disinformazione, per individuare l’interesse nazionale e tutelarlo. Contro le sirene omeriche. Cha parlano di orgoglio e patria magari, ma sono ispirate da Mosca. Che le altre patrie le vuole in cenere.

Aggiornato il 12 giugno 2026 alle ore 12:06