Populisti, nazionalisti ed europeisti

Lo confesso, sono populista, nazionalista e sono un critico feroce di questa Unione europea. Dimenticavo, sono anche un po razzista nei confronti degli imbecilli e non per il colore della pelle. Ritengo altresì, che con Roberto Vannacci si deve trovare un accordo politico in quanto una parte degli elettori di centrodestra, che possono essere determinanti per la vittoria elettorale alle Politiche che si terranno nel 2027, si riconosce in molte delle tesi del generale. E in politica i numeri contano! Le opposizioni, per scalzare dal governo il centrodestra, non si fanno certo scrupoli a imbarcare chiunque possa contribuire al loro successo elettorale. Dopo la sconfitta in Ungheria di Viktor Orbán, all’unisono le sinistre e gli opinionisti, al loro servizio permanente ed effettivo, avevano sentenziato che “il populismo” in senso dispregiativo era stato sconfitto in Europa. Si sono risvegliati con un nuovo presidente ungherese tutt’altro che europeista. Poi ci sono state le elezioni amministrative in Germania dove il partito della “destra estremaAlternative für Deutschland è diventato il primo partito; nel Regno Unito i laburisti hanno subito una sonora sconfitta, guarda un po’, da un populista come Nigel Farage e dal suo partito Reform Uk. Nella Spagna del socialista Pedro Sánchez, punto di riferimento della segretaria del partito democratico Elly Schlein, i popolari spagnoli e Vox hanno vinto le elezioni in Andalusia.

Il populismo inteso come attenzione ai cittadini in antitesi a una élite che ha la pretesa di essere la custode del bene, trova il consenso della gente comune che ogni giorno deve misurarsi con i problemi economici e sociali causati da un’immigrazione incontrollata che genera insicurezza. Ma non era quella italiana la Costituzione più bella del mondo che all’articolo 1 recita “la sovranità appartiene al popolo”? Il nazionalismo inteso come odio per gli altri è sicuramente da biasimare. Diverso, invece, è il nazionalismo compreso come amore per la propria patria. Come si fa ad essere europeisti in un’Unione europea dove la governance è rappresentata da soggetti che non godono di un vero mandato democratico? Le politiche attuate dalla nascita dell’Unione europea sono la causa del declino europeo. Una potenza economica che per Pil, ricchezza e competenze potrebbe competere e vincere sia nei confronti della prima potenza mondiale (Usa) che della Cina.

Le norme comunitarie sembrano pensate per favorire i concorrenti americani e cinesi piuttosto che favorire e sostenere le imprese europee. I “rozzi” politici americani permettono alle loro aziende di innovare senza frapporre ostacoli alla loro crescita e sviluppo. Nell’alta tecnologia siamo diventati sudditi delle Big Tech statunitensi le cui uniche concorrenti sono le aziende cinesi. La follia del green deal ha costretto le imprese europee a delocalizzare. Gli Stati Uniti, con i dazi, hanno di fatto costretto le imprese europee a produrre direttamente in America per cercare di mantenere quote di mercato. Questa governance europea passerà alla storia come l’artefice del declino e della desertificazione dell’industria manifatturiera del Vecchio continente. E se fossero i populisti e i nazionalisti a far risorgere l’Europa come potenza mondiale?

Aggiornato il 22 maggio 2026 alle ore 12:01