Certe cose non si spiegano, se non si comprendono alcuni meccanismi, che non sono solo ragionamenti politici.
Durante questo referendum, mi è capitato di colloquiare con diverse persone, di varia provenienza sociale e culturale. La domanda è la seguente: se il tuo orientamento è di destra o di sinistra, la tua è libera scelta od indottrinamento? Dipende!
Alcuni di questi post-comunisti, ancorati alle loro logiche, hanno espresso sillogismi privi di qualsiasi ragionamento deduttivo. In verità sono certo che anche chi ha votato Sì abbia in analogia lo stesso approccio, ma poiché ha vinto il No, analizziamo!
“Io voto No al referendum perché la politica vuole controllare la magistratura”. Ebbene, argomentazione surreale e fallace. Il Csm è presieduto dal Presidente della Repubblica, che è espressione politica. All’interno del Csm sono presenti otto membri laici, eletti dal Parlamento ed espressione politica dei vari partiti. Infine, ulteriori sedici magistrati, appartenenti ad associazioni di vario ordinamento politico.
Tra queste annoveriamo, Magistratura Indipendente, corrente di centrodestra, Unità per la Costituzione (Unicost), di centro, Magistratura Democratica, area Pd, ed infine Area Democratica per la Giustizia, che rappresenta vari movimenti di sinistra.
Ed è proprio qui il bias cognitivo, indotto. Votano No, secondo il loro ragionamento, perché la politica non può, e non deve controllare la magistratura. Questo, quando la magistratura è intrisa e pervasa di politica. In verità assecondano pedissequamente le indicazioni fornite dai vari partiti, e dunque, dalla politica stessa.
Oppure, altri ragionamenti, come ad esempio, eleggere i magistrati con il sorteggio non produrrebbe gli effetti attesi, se non chissà fra quanti anni!
Ma ignorano ovviamente che trattandosi di referendum abrogativo (ex art. 75 della Costituzione), gli effetti, si sarebbe prodotti in pochissime settimane, con la pubblicazione del decreto del Presidente della Repubblica, sulla Gazzetta Ufficiale.
Oppure, casi di ragionamenti, forzati ed illogici, chiamando a supporto l’intelligenza artificiale, quali: “Io voto no al referendum perché ho chiesto all’ intelligenza artificiale i motivi per i quali è importante la Costituzione. L’ Ia mi ha risposto che è importante perché difende valori democratici, in contrasto al fascismo. Per questo motivo io voto No!”. Non so che dire, o pensare, ma fate vobis.
Anche gli elettori di destra non sono stati da meno, ad onor del vero: “Io voto no, anche se ho votato la Meloni, perché sapevo che il No avrebbe vinto!”. E vi assicuro che non sto scherzando. Non è una storia inventata, ma realtà.
Non si domandano perché già nel 1987, nonostante il Referendum di Pannella avesse ottenuto una vittoria schiacciante, con oltre l’80 per cento di Sì, fu praticamente affossato e disatteso!
Non si chiedono perché un noto partito, che è stato salvato dalle inchieste, candidò Di Pietro, il responsabile della dipartita dei partiti, in un collegio blindato del Mugello, che ovviamente poi organizzò un proprio partito. E, successivamente indagato per finanziamenti illeciti!
Mi ha molto infastidito in questo referendum, ad onor del vero, trovarmi come testimonial del Sì, non solo Di Pietro, ma allo stesso modo Palamara.
Non si chiedono che fine hanno fatto i circa ottocento magistrati, risultati corresponsabili con tale sistema?
Non si chiedono il perché, se un certo Emiliano che stava indagando in una certa direzione, ovvero lo scandalo della missione arcobaleno, poi si schierò con il Pd, e venne eletto sindaco, e, successivamente, Presidente della Regione Puglia, sempre con il Pd.
La valenza intrinseca del Referendum è racchiusa negli studi sul campo effettuati da Naom Chomsky e, in Italia, dal professor Mauro de Tullio. Studi che hanno dimostrato come in Italia l’80 per cento della popolazione non è in grado di leggere e capire un articolo. Ma il limite del referendum si è visto anche quando votammo No al nucleare, quando nostri statisti e leader politici, da de Gasperi a Mattei e Moro, capirono che la nostra società non sarebbe mai stata geopoliticamente indipendente e libera, senza una politica energetica, vedi articolo https://opinione.it/politica/2021/11/26/roberto-de-santis_nucleare-referendum-italia-verdi-usa-francia-germania/.
Il Referendum è dunque uno strumento democratico? Certamente, perché ne abbiamo condiviso le regole. È lo strumento adeguato per il bene ed il progresso di un paese? No. Assolutamente no perché gli studi del professor Mauro de Tullio e di Chomsky sull’analfabetismo funzionale sono, ritengo, sufficienti.
Di una cosa sono certo: il referendum è stato perso, la teocrazia ha vinto. Ha vinto, soprattutto e senza dubbio, l’analfabetismo funzionale!
I magistrati sono l’unico potere non eletto che non risponde a nessuno! Le loro poche sentenze di condanna, risibili e sconosciute, non possono essere pubblicate! Questa è democrazia?
Un passaggio ora sulla nostra Costituzione. Cossiga, intervistato dal mio amico Roberto Arditti, giornalista di spessore che ho stimato ed apprezzato tra l’altro venuto a mancare proprio questi giorni, affermava che noti costituzionalisti credevano con convinzione che la nostra Costituzione fosse di basso spessore.
È noto che, ad esempio, la critica britannica alla nostra Costituzione è nella rigidità ed inefficienza procedurale. Diversamente, contrapposta al modello anglosassone, che si poggia sulla consuetudine e la supremazia parlamentare.
Tra l’altro, proprio la consuetudine è stata alla base del diritto romano, promuovendo principi unici ed universali. Dobbiamo e possiamo essere umiliati così, quando siamo stati noi la culla del diritto?
Una Costituzione scritta alla fine di un conflitto, tra forze democratiche di ispirazione e matrice liberale ed europeista. E forze comuniste, che si ispiravano al Pcus, ad un modello di dittatura, antidemocratico, che operavano per assoggettare l’Italia alla sfera di tradizione marxista. Dunque, non a caso sconfitte dalla storia, può definirsi inviolabile?
E, proprio perché sconfitte dalla storia, oggi la Costituzione dovrebbe essere riscritta, promuovendo una nuova Assemblea costituente.
Già nel 1994 il professor Mario Segni, insieme a Francesco Cossiga e Carlo Scognamiglio,e numerosi intellettuali moderati di centrodestra e centrosinistra, hanno promosso l’iniziativa politica dei Cobac per l’Assemblea costituente. Il comitato era composto da quaranta primi firmatari e lo scrivente ha avuto l’onore di essere tra questi.
Si può considerare una Costituzione democratica, quando ancora oggi è rappresentata da un Parlamento con due Camere paritarie. Paritarie perché partorite in un clima di diffidenza tra i partiti democratici ed il partito comunista, il più importante in Europa, che avevano solo uno scopo. Garantire quel blocco e la logica di Yalta che vedeva contrapposti due mondi così diversi e distanti!
Ma, tornando ai bias cognitivi, cerchiamo di capire ed approfondire.
Nel 1996 un luminare, il professor Raffaele Vizioli, ordinario di Neurologia all’Università “La Sapienza” e, allo stesso tempo, vicepresidente della Società italiana di Psichiatria biologica, pubblicò il saggio “Psicopatologia del comunismo”.
Analizzando il linguaggio verbale e la fisiognomica dei vari comitati antifascisti e pacifisti, evidenziò dai suoi studi come erano emerse psicosi e paranoie di varia natura.
A tal fine, riportava esempi lampanti. “Il comunismo ha sempre combattuto per la democrazia, la libertà e il benessere dell’uomo”.
Ebbene chi può sostenere tale assurda tesi? C’è qualche Popolo che ha vissuto il comunismo e possa comprovare tale assurda affermazione? Che possa testimoniare sulla prosperità e ricchezza ottenuta, e sui diritti individuali acquisiti ed esercitati in un potere comunista? Nessuno.
Il comunismo ha soprattutto pensato a sopravvivere e mantenere il proprio regime, più che ovviamente al benessere della popolazione!
Gli apologeti del comunismo, sicuramente, hanno la risposta sempre pronta.
Che in Italia non c’è stato il comunismo. In parte può essere vero, ma questo solo perché le forze autenticamente democratiche sono state il baluardo delle libertà e dei diritti, ostacolando con la conventio ad excludendun qualsiasi partecipazione delle forze comuniste alla vita del paese! Ma, hanno rimosso completamente il periodo delle Brigate Rosse, movimenti terroristi di sinistra che hanno insanguinato il paese! Nonostante la sinistra con questa storia non ha mai voluto fare i conti.
Che il comunismo ha difeso i diritti dei gay, quando dimenticano che il Pci ha espulso l’omosessuale Pasolini per indegnità morale?
Che il Pci è un movimento politico pacifista ed arcobaleno, dimenticando che D’Alema, senza mandato Onu, bombardò sia obbiettivi civili che militari nella ex Jugoslavia, senza alcuna distinzione. Fu una tragedia, una mattanza.
Che i comunisti oggi sono diventati socialisti, travolgendo ed immolando sulla croce il loro padre, l’onorevole Bettino Craxi, l’unico veramente ed autenticamente socialista. Craxi fece il più grande errore della sua vita quando diede il benestare al Pci di entrare nell’internazionale socialista. E fu poi tradito dai comunisti che, supportati da Mani Pulite, fagocitarono tutto un asse democratico, ma non il Pci.
Nessuno si è chiesto come mai queste persone di fede comunista abbiano improvvisamente abiurato, e si siano convertiti sulla via di Damasco. Non credono ai preti, alla chiesa, hanno solo un dogma, il comunismo, da sempre, e poi improvvisamente si convertono al socialismo che hanno sempre combattuto ed osteggiato? Più che credenti, mi sembrano camaleontici.
O il nostro primo articolo della Costituzione. L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Un capolavoro di consociativismo! Ma che significa fondata sul lavoro? Una repubblica è democratica se è fondata sulla libertà degli individui, sul diritto, sulla libertà di religione ed opinione, ma il lavoro, che c’entra? Ebbene, non si comprende se non si capisce che già si era in campagna elettorale, e l’ideologia si era fatta strada. Analizziamo in sintesi. Chi rappresentava il partito dei lavoratori? Ed a chi conveniva tale slogan, in un paese con la povertà e la disoccupazione alle stelle?
Hanno rifiutato a Craxi qualsiasi cura, lasciandolo morire, senza pietà, per poi offrire alla famiglia dei funerali di Stato. Vergogna. Ipocriti. Funerali di Stato che la famiglia Craxi con grande onestà rifiutò.
Posso capire i motivi per i quali la classe dirigente comunista abbia camaleonticamente abiurato il proprio credo, ma i suoi elettori ci sono o ci fanno?
Il professore Raffaele Vizioli, ordinario di Neurologia all’Università “La Sapienza”, nel suo saggio, sostiene che il modello tipo del comunista è di essere talmente assorbito da una falsa identità che ha recepito attraverso sue convinzioni, ma da quello che il partito interpreta in sua vece e per suo conto, che non può sopportare un confronto con la realtà.
Dunque, se il comunismo è stato sconfitto dalla storia, lo stesso non può dirsi del comunista che attua meccanismi difensivi primitivi, non assumendosi alcuna responsabilità e proiettando la causa del fallimento ad altre cause. Per difesa, pur inconsciamente consapevole che è stato sconfitto dalla storia, adotta una compensazione patologica per affrontare l’impotenza ed ammettere la sconfitta.
Il comunista, pertanto, vive il rapporto con il mondo esterno con diffidenza e sospetto. Il ricco è per forza di cose una persona cattiva, non una persona che con merito si è costruita la propria fortuna. E siccome il sacrificio, la cultura, la conoscenza, il merito sono e fanno la differenza, ed il suo stato mentale non gli permette il confronto, la crescita, non riesce a condividere ipotesi e prospettive. Deve necessariamente condannare, ciò che non gli fa comodo.
La sua incertezza, non gli permette di accettare il confronto con se stesso e tende a collettivizzare il merito, per trarne senza fatica vantaggi personali.
Il mondo comunista, ma in realtà ogni movimento autoritario, adotta per difesa un sistema etico, nel quale si costruiscono un modello di verità e di giustizia. Fuori da questo costrutto, vivono uno stato psichico che comporta necessariamente un unico sentimento: l’odio.
Si racconta che Lenin, di fronte ad un progetto velleitario di Trockij, abbia risposto: “Se il mio piano contrasta con la realtà, peggio per la realtà”.
E questa frase racchiude il Dna di ogni forma autoritaria sconfitta dalla storia che, pur sapendo di aver torto, insiste nel proprio errore pur di non ammettere i fatti. È un po’ il Dna del politico, non dello statista, che proietta i suoi errori sugli altri.
Per superare l’odio è necessario dunque oltrepassare la barriera dell’intoccabilità presunta, della nostra Costituzione.
La nostra Costituzione è stata scritta da forze democratiche, il pentapartito, in collaborazione di forze alle quali la Nato, non a caso, ha da sempre applicato la conventio ad excludendum. Ci sarà stato un motivo! Quella Costituzione è stata dunque blindata, proprio per rispondere alle esigenze della guerra fredda.
Oggi, nel nostro arco costituzionale siedono i post-fascisti, ovvero i vinti, che tali sono, senza una possibilità di analisi storica, fuori dalle logiche partitiche ed i vincitori, il pentapartito ed i post-comunisti. Oggi chi governa sono i post-comunisti ed i post-fascisti.
Forse è il caso di fare capire loro che, come i fascisti sono stati sconfitti dalla storia, loro lo sono stati allo stesso modo, e che non possono vantare nessuna supremazia morale.
E che per superare l’odio e tale supremazia morale è ora di lasciare il passato alle spalle.
Per superare tali logiche partitiche, ritengo oggi più che mai opportuno legittimare tutte le forze politiche dell’arco costituzionale per superare artefatte supremazie morali.
Per questo se ieri con Segni, Cossiga, Scognamiglio, sono stato tra i promotori dell’Assemblea costituente, oggi più che mai ritengo tale tema attuale che dovrebbe tornare nell’agenda politica. Ed oggi, dopo la sconfitta del Referendum, approvo senza dubbio il pensiero di Giovanni Fasanella, saggista e giornalista, che rilancia allo stesso modo l’Assemblea costituente, che più di tutti, con merito e dovizia, potrebbe riscrivere la storia di questo secolo, con documenti alla mano.
Una Assemblea costituente perché è importante dare voce, corpo, ad una istanza politica, dove i moderati non si sentono più rappresentati da coalizioni che sono su due fronti, spesso costretti a navigare a vista, senza una visione comune, ad esempio in politica estera, dove non possiamo andare divisi, pena la perdita di credibilità e di autorevolezza.
(*) Presidente Ecologisti, ex Segretario nazionale Verdi Verdi
Aggiornato il 10 aprile 2026 alle ore 10:31
