Il monito del senatore canadese Tony Loffreda

L’intervento al Festival della geopolitica europea di Venezia Mestre

Il sipario sulla prima giornata del Festival internazionale della geopolitica europea si è abbassato con una riflessione amara e necessaria sulla traiettoria degli Stati Uniti sotto il secondo mandato di Donald Trump dove, nel cuore di Mestre presso l’Auditorium Cesare De Michelis del Museo M9, il dibattito moderato dalla giornalista Domitilla Savignoni ha riunito voci autorevoli per decifrare un nuovo ordine mondiale che appare sempre più frammentato e privo di punti di riferimento stabili. Al centro della discussione il senatore canadese di origine italiana Tony Loffreda, intervenuto in collegamento da remoto, ha tracciato un quadro allarmante della stabilità finanziaria globale ponendo l’accento su quel “gigante d’argilla” che è il debito pubblico americano ormai schizzato alla cifra record di 38 trilioni di dollari, un fardello che l’ex banchiere canadese considera una minaccia diretta non solo per Washington ma per l’intera architettura economica internazionale. Loffreda ha duramente criticato l’uso dei dazi come arma politica definendoli uno strumento anacronistico che finisce per alimentare l’inflazione interna e deprimere il Pil dei partner storici, sottolineando come l’illusione di un’America capace di prosperare in solitaria ignori la realtà di un mercato globale interconnesso dove ogni barriera doganale provoca reazioni a catena distruttive sulle catene di approvvigionamento integrate.

Durante il panel, arricchito dai contributi di Matteo Legrenzi e Gianluca Pastori, è emerso con chiarezza come l’isolazionismo americano stia ridisegnando una geografia del rischio in cui l’Unione europea appare come l’anello più debole, stretta tra la dipendenza energetica dal Medio Oriente e la necessità di mantenere aperti i canali del multilateralismo. L’ambasciatore Roberto Nigido ha evidenziato come le tensioni con l’Iran e l’instabilità regionale finiscano paradossalmente per avvantaggiare i competitor sistemici degli Stati Uniti, lasciando gli alleati storici in una fragilità strategica senza precedenti che rende urgente una difesa comune degli interessi continentali. Il messaggio finale emerso dal confronto è un appello alla resilienza e alla cooperazione poiché, di fronte a una Casa Bianca che sceglie la via dello scontro frontale e delle barriere commerciali, l’Europa non ha altra scelta che rinvigorire l’asse transatlantico su basi nuove o rassegnarsi a una deriva di instabilità permanente che colpirebbe duramente il benessere delle democrazie occidentali. La vera sfida non sarà solo resistere all’onda d’urto del protezionismo trumpiano, ma saper costruire un’alternativa di stabilità che possa bilanciare le spinte centripete dei nuovi nazionalismi economici e garantire un futuro in cui la forza del diritto prevalga ancora sul diritto del più forte. Il festival prosegue ora con l’analisi delle sfide legate alla sicurezza e alla transizione energetica, consapevole che il futuro dell’integrazione europea passerà inevitabilmente dalla capacità di rispondere con una voce sola alle spinte centrifughe che arrivano dall’altra parte dell’Oceano.

Aggiornato il 10 aprile 2026 alle ore 10:25