Conte leader del Pd? La provocazione di Casaleggio

Davide Casaleggio invita il Movimento 5 stelle a fare i conti con la propria storia. Per il figlio di Gianroberto Casaleggio, cofondatore del M5s, l’esperienza politica nata negli anni delle piazze digitali dovrebbe riconoscere apertamente la distanza tra il progetto originario e la realtà attuale. A suo giudizio, “il miglior modo di rispettare la storia del Movimento sia chiarire che si tratta di una grandiosa avventura con valori che oggi non esistono più”. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Casaleggio richiama anche il nodo giuridico legato al simbolo. Ricorda infatti che esiste una decisione del Tribunale di Genova secondo cui il logo non appartiene all’attuale associazione che guida il Movimento. Un elemento che, nella sua lettura, dovrebbe spingere a una riflessione più ampia sulla stessa identità politica del M5s, soprattutto ora che Beppe Grillo ha intrapreso azioni legali per rimpossessarsi del simbolo.

Il giudizio sull’attuale leadership è altrettanto netto. Casaleggio non ha dubbi sulla collocazione dell’ex presidente del Consiglio: “l’ho sempre detto che Giuseppe Conte sarebbe un ottimo leader per il Pd”. Una frecciatina che non è passata inosservata. E aggiunge: “Cambiare nome e simbolo può essere un atto di chiarezza, non di debolezza”. Nel corso dell’intervista, Casaleggio affronta anche il tema del referendum sulla giustizia. Spiega di aver votato sì, precisando di averlo fatto “per la separazione delle carriere e il sorteggio pur non condividendo tutta la riforma, in coerenza con il programma di governo del M5s del 2018. Il sorteggio è uno strumento potente e sottovalutato: lo estenderei alle Authority, per sottrarle al poltronificio della politica. In altri Paesi le assemblee sorteggiate stanno producendo risultati concreti”. Infine, una valutazione sull’azione dell’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni, soprattutto sul terreno dell’innovazione tecnologica. Casaleggio riconosce un avvio promettente, ma ritiene che il percorso si sia poi rallentato. Nel suo “campo, quello dell’innovazione, ha avuto un buon avvio sulla governance dell’Intelligenza artificiale ma poi si è fermato”. Il tema, per l’imprenditore digitale, è strategico per il futuro del Paese. L’Italia, osserva, “è il secondo Paese manifatturiero d’Europa ma investe in Intelligenza artificiale una frazione di Francia e Germania. Stiamo discutendo di centrali a carbone mentre i milioni di posti di lavoro verranno trasformati dall’automazione nel prossimo decennio. Nel libro che uscirà a giugno mappo questi scenari con dati italiani”.

Aggiornato il 08 aprile 2026 alle ore 14:36