Manca benzina nel carro funebre dell’Ue

La domanda che un po’ tutti in Europa dovremmo farci (quindi anche in Italia) è se un governo politico sia oggi capace di assumersi la responsabilità di gestire una carestia: anche se indotta da cause esterne e logiche connessioni alla rete globale degli approvvigionamenti. La Francia ha tagliato corto: ha subito guardato ad intese con la Russia, storico interlocutore che l’Ue ha non poco bistrattato. Il problema resta concreto per chi non riesce a dialogare con Mosca. Quella parte d’Europa, tra cui l’Italia, che dovrà pianificare un contingentamento di energia, carburanti, beni al consumo e moneta per via d’una guerra che ha bloccato gran parte dei rifornimenti globali. La Francia ha potuto trovare intese extra-Ue con la Russia poiché priva di vincoli alla propria politica estera. A differenza dell’Italia che rimane dal 1947 (trattato di Parigi) un “osservato speciale” per le produzioni industriali, soprattutto energetiche: i casi Mattei e Berlusconi sconsigliano forse alla politica di emulare Macron nelle intese energetiche con Mosca. Probabilmente, continuando il conflitto, l’Italia dovrà ricorrere ad un coprifuoco capace di razionalizzare energia e beni al consumo.

La Meloni, d’intesa con Conte e Schlein, dovrà rivolgersi a Mattarella perché la politica, quindi nessun governo politico, eviti d’assumersi la responsabilità di gestire il momento: ovvero un contingentamento e, logicamente, un coprifuoco militare; per scongiurare intemperanze dei cittadini ma anche speculazioni, furti, angherie. Forse Mattarella non vedrebbe l’ora di dare mandato ad un governo tecnico. Del resto, nessun politico vorrebbe passare alla storia per aver messo a stecchetto un popolo ed applicato un rigoroso coprifuoco. I tecnici sappiamo bene non portano pregiudizi, poi l’informazione istituzionale è sempre pronta a spacciarli per salvatori della patria. Comunque vadano le cose, l’esecutivo dovrà presto optare tra un “prezzo di fuga” per i carburanti (benzina e gasolio oltre i 3 euro) che ne scongiuri l’utenza o per la “democratica” fascia oraria (benzina ai distributori solo 2/3 ore al giorno).

Il “prezzo di fuga” (o punto di fuga) parrebbe mettere d’accordo i vari decisori: è un prezzo inteso in economia come livello minimo al quale un’impresa decide di continuare a produrre nel breve periodo, ma per l’utente è il punto oltre il quale c’è la rinuncia all’acquisto del bene. Gasolio e benzina oltre i tre euro ridurrebbero drasticamente la platea dei fruitori, mantenendo comunque un buon guadagno per le compagnie petrolifere e per lo Stato solo una lieve flessione sul gettito da accise. Una misura che verrebbe abbinata al coprifuoco notturno: consentendo di non erogare la corrente elettrica dalle 23 alle 6 del mattino. Quest’ultimo aspetto comporterebbe il coprifuoco militare: comprensibile, perché città, centri abitati e strade al buio aprono le porte a furti, rapine, omicidi, regolamenti di conti, violenze, razzie; le città diverrebbero terra di nessuno, ergo lo Stato è obbligato alla prevenzione e controllo. Il “coprifuoco militare” è nei poteri del Capo delle Forze Armate, e prevede la consegna in caserma per chi lo infrange (è un arresto, comporta condanna penale e multa). Ma dopo i vari lockdown nessuno governo politico intenderebbe farsene carico. Qualora corressero le condizioni, l’esercito dovrebbe pianificare pattugliamenti e posti di blocco insieme alle forze di polizia, prevedendo l’uso delle caserme per la detenzione dei cittadini che violano la consegna. I supermercati dovrebbero dimezzare l’uso di energia, quindi l’approvvigionamento di merci deperibili, le banche bloccherebbero in determinate fasce orarie bancomat e linee per i bonifici. Anche internet e telefonia subirebbero interruzioni. Mentre verrebbero garantite durante il coprifuoco le sole linee radio di militari e polizia. In una simile situazione Meloni, Conte e Schlein farebbero un passo indietro, e Mattarella si affiderebbe ai consiglieri militari.

Va anche detto che i tempi sono cambiati e i politici di oggi non hanno la tempra di Charles de Gaulle, che nel bene e nel male si assumeva per intero ogni responsabilità; di lui disse uno che lo conosceva bene “il presidente si assunse nel 1962 di fronte alla Francia la responsabilità dell’ergastolo a Raoul Salan e della pena di morte per alcuni cospiratori... salvo poi nel 1968 graziarli”.

Ma gli europei (soprattutto gli italiani) di oggi potrebbero mai dimostrarsi coesi con una scelta coercitiva? Potrebbero mai credere che il sacrificio lo fanno tutti, ricchi e poveri, potenti e normali? Poi va detto che il mondo globalizzato ha reciso le capacità autarchiche (le risorse interne) di ogni singola nazione occidentale. Siamo come un cane da salotto che rischia l’abbandono in una foresta. La situazione è grave, e ci manca la forza di chi ci ha preceduto, come del resto alla politica manca lo spirito da padri della patria. La comunicazione ha sostituito i fatti, le imprese, e di fronte ai problemi c’è uno stallo o, peggio, paura e fuga. È un momento difficile, e le nazioni europee sentiranno d’andare in ordine sparso, nonostante i vari proclami saranno sempre pregni di patos europeista.

Aggiornato il 07 aprile 2026 alle ore 15:25