Archiviato il referendum, il mondo resta lì a muoversi in modi che capiamo poco. I conflitti che ci interessano sono lontani, ma hanno tutti un impatto diretto su di noi.
UCRAINA E IRAN
Putin ha chiesto mano libera a Trump in Europa. Gli Usa hanno risposto che la Russia è libera di ottenere i risultati che preferisce, se riesce. Per simmetria, gli Usa hanno attaccato un alleato russo, l’Iran, senza che si arrivi ad uno scontro diretto tra russi e statunitensi. I due quasi amici hanno mantenuto grosso modo i loro perimetri di alleanza, quasi senza disturbarsi. In realtà, le forniture Usa verso l’Ucraina si sono ridotte. Per converso, gli ucraini sono diventati produttori di molti sistemi d’arma e le connessioni con l’Europa consentono a Kyiv di sopravvivere alla politica bellica statunitense, per molti senza senso. Corollari: Petrolio alle stelle e Russia con metà della capacità di export distrutta. Altro segnale della benevolenza Usa verso Putin: l’eliminazione delle sanzioni verso la Bielorussia.
ISRAELE
Il conflitto seguito al sette ottobre 2023 si è esaurito. Hamas non è stato sconfitto. Israele subisce ancora attentati e bombardamenti. Il governo Netanyahu ha deciso di sferrare un attacco contro Teheran, insieme agli Usa, e poi contro Hezbollah, nel sud del Libano. Il Libano collabora con Gerusalemme e comincia a stringere le milizie sciite. Tutti sanno che non è credibile l’eliminazione della componente sciita dal Libano del sud. Anche Gaza e West Bank non saranno risolte dalle bombe. È necessaria una strategia politica che includa la definizione di Stato laico non confessionale tra arabi e israeliani. Se ci si affiderà solo alle armi l’intera architettura del Medio Oriente che risale all’epoca dei mandati britannico e francese del 1920 è in pericolo. È un’area che parte da Istanbul e arriva a Kabul.
AFRICA SETTENTRIONALE
A contendersi il controllo delle risorse petrolifere, dei traffici e delle carovaniere che passano per le oasi e la Libia c’è un coacervo di milizie e potenze, a cominciare da egiziani, russi, turchi. Italiani e francesi rappresentano l’Europa. Marocco, Algeria, Tunisia cercano di tenersi fuori. Sono Paesi con influenze socialiste e arabe, con un approccio nazionale vero. Sono Paesi che cercano di svilupparsi. Tutti gli attori locali hanno interesse a stabilizzare l’area. Purtroppo, l’alleanza tra islamisti e russi in Africa distrugge le buone intenzioni.
AMERICA LATINA
I venti di guerra che parevano soffiare si sono chetati. Restano i conflitti tra gli eserciti narcos, con qualche complicazione nazionale in una fascia enorme che parte dal Perù e arriva al Venezuela. La stretta su Cuba di Trump sembra più la ricerca di un successo possibile che una vera e propria strategia.
L’ITALIA
Il referendum è stato visto come uno scontro interno. In realtà, la divisione dezinformatsiya russa ha sostenuto il No contro il governo. Ora, una parte consistente dei magistrati non si ritengono più parte di una ‘funzione’ come recita la Costituzione, ma un potere a tutti gli effetti. Se la magistratura si piegherà al centro del terrorismo mondiale che è Mosca, non illudiamoci: questo referendum sarà ricordato come la peggiore tragedia della democrazia italiana. Che il governo si sia fatto imbrigliare nella trappola di Mosca è grave.
LA NUOVA SITUAZIONE POLITICA
In Parlamento c’è un blocco conservatore unico che si orienta in un modo o nell’altro come le maree, ma senza differenze sostanziali. Meloni con Crosetto paiono forse tra i pochi che ambiscano ad essere statisti. Eliminata Santanchè e promossa Craxi a capogruppo di Forza Italia, la maggioranza cerca di muoversi in vista dell’ennesima lunghissima campagna elettorale. Tra i vincitori del referendum, qualcuno comincia ad essere preoccupato del possibile strapotere giudiziario. Richiameranno D’Alema, grande nemico delle toghe? (battuta, nda). L’opposizione appare un’accozzaglia antitaliana; la destra subirà da ora critiche devastanti e su ogni tema. Confindustria si è già riposizionata.
LA CONVENZIONE DEL FUTURO LIBERALE E SOCIALDEMOCRATICA
L’Italia ha bisogno di uscire dalla trappola dell’immobilismo di una falsa concorrenza tra due poli che sono fotocopie su tutto, tranne lo schieramento internazionale del quale molti per fortuna si vergognano. L’Italia richiede affidabilità, trasparenza, equilibrio e innovazione. Il polo liberale e socialdemocratico deve darsi al più presto un appuntamento per una ‘Convenzione del Futuro’. Futuro immediato e di integrazione europeista.
Aggiornato il 27 marzo 2026 alle ore 11:28
